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Fiamma del ciel sulle tue treccie piova


Fiamma dal ciel su le tue treccie piova,
malvagia, che dal fiume et da le ghiande
per l’altrui impoverir se’ ricca et grande,
poi che di mal oprar tanto ti giova;

nido di tradimenti, in cui si cova
quanto mal per lo mondo oggi si spande,
de vin serva, di lecti et di vivande,
in cui Luxuria fa l’ultima prova.

Per le camere tue fanciulle et vecchi
vanno trescando, et Belzebub in mezzo
co’ mantici et col foco et co li specchi.

Già non fostú nudrita in piume al rezzo,
ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi:
or vivi sí ch’a Dio ne venga il lezzo.

dal Canzoniere CXXXVI

Parafrasi


Che una fiamma dal cielo cada sulla tua chioma,
o malvagia, che dal fiume e dalle ghiande,
sei diventata ricca e potente rendendo poveri gli altri
poiché ti diletti compiendo azioni malvagie;

“Fiume” sta per ”acqua del fiume” che con le ghiande costituiva il nutrimento più semplice e più povero degli uomini primitivi considerati puri ed incorrotti

sei un nido di tradimenti, in cui si cova
tutto il male che oggi si diffonde nel mondo,
schiava del vino, del sesso e del cibo,
in cui Lussuria è spinta all’estremo.

L’ironia e l’invettiva sono particolarmente violente. Riprendendo quanto Petrarca scrive in alcune epistole, ai cardinali piaceva in modo particolare il vino francese e pare che fosse anche per questo che erano riluttanti a ritornare a Roma

Nelle tue stanze fanciulle e vecchi
stanno organizzando tresche, e Belzebù è in mezzo a loro
con i mantici, col fuoco e con gli specchi [per ravvivare il fuoco]

In questa terzina, Petrarca insiste sull’immoralità diffusa alla corte papale. Il fuoco e gli specchi hanno una funzione metaforica: se ne serve Belzebù per attizzare l’ardore dei sensi.

Tu non fosti un tempo allevata tra le piume e all’ombra (nell’ozio)
bensì fosti allevata nuda e scalza fra gli sterpi
0ra vivi in tal mondo che il puzzo [della tua corruzione] giunge fino a Dio.

L’ultima terzina fa allusione alla povertà e alla semplicità della Chiesa primitiva e si ricollegano al concetto già espresso nella prima.

Commento


Il sonetto ricalca lo schema ABBA, ABBA, CDC, DCD. Si tratta di un’invettiva molto violenta contro la corte papale, che si inserisce nella tradizione di cui fanno parte Jacopone da Todi e lo stesso Dante. Con Petrarca lo spunto è tratto dalla presenza del Papa ad Avignone.
Il sonetto è stato scritto, con tutta probabilità sotto il papato di Clemente V, fra il 1342 ed il 1352, ma comunque prima della morte di Laura morta nel 1348 perché Petrarca colloca il sonetto fra quelli – in vita-.
La corte avignonese è rappresentata come una donna accusata di compiere azioni malvagie, di dedicarsi ai vizi capitali, primo fra tutti la lussuria, che nel testo essa viene personificata. Il linguaggio si ispira allo stile comico e a quello della tradizione delle invettive (de vin serva, di lecti e di vivande, per le camere tue fanciulle e vecchi, fiamma dal ciel…). Nonostante questo, si può notare con controllo da parte del poeta della forma espressiva: esso viene evidenziato nella struttura metrico-sintattica, nell’uso di coppie di termini o di termini fra loro coordinati (dal fiume et da le ghiande)e nella presenza di antitesi e di parallelismi
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