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Francesco Petrarca è nato nel 1304 ed rappresenta uno dei maggiori poeti italiani che ha lasciato un'impronta profonda nel linguaggio poetico, italiano ed europeo, anche delle epoche successive. Nato ad Arezzo , iniziò la sua carriera letteraria nell'ambiente colto della corte papale di Avignone. Fu qui che il poeta incontrò Laura, della quale si innamorò, non ricambiato, e che sarebbe diventata uno dei motivi ispiratori della sua produziobe poetica.
Nel 1330 Petrarca fu assunto dal cardinale Colonna come cappellano di famiglia (aveva infatti abbracciato la carriera ecclesiastica ).
Le sue opere letterarie in latino (di carattere prevalentemente saggistico) e in volgare (componimenti in italiano di argomento amoroso), nonché il piena Africa gli procurarono una tale notorietà che nel 1340 ricevette l'offerta dell'incoronazione poetica sia da Parigi , sia da Roma.
Egli scelse Roma e l'8 aprile 1341 fu solennemente incoronato poeta in Campidoglio.

Fino al 1352 Petrarca visse prevalentemente nella sua casa di Vaucluse, a pochi chilometri da Avignone, poi si stabilì definitivamente in Italia: dapprima presso i Visconri a Milano, poi a Padova, a Venezia e infine ad Arquà, sui colli Euganei, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. L'amore per i classici greci e latini la ricerca di codici antichi, l'interesse per la ricostruzione di opere classiche deformate dalla tradizione medievale fanno del Petrarca l'iniziatore di quell'importantissimo fenomeno culturale chiamato Umanesimo.
Il Canzoniere è un complesso di 336 liriche scritte in volgare (cioè nell'italiano delle origini) . In maggioranza esse sono dedicate all'amore per Laura, la giovane donna che, pur non ricambiando il suo sentimento, tanta importanza ebbe nella sua vita e nella sua opera.

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avvolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quel begli occhi, ch'or ne son si scarsi;
e 'l viso color' farsi.
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di sùbito arsi?
Non era l'andar suo cosa mortale,
ma d'angelica forma; e le parole
sonavano altro che, pur voce umana;
uno spirito celeste, un vivo sole
fu quel ch'i vidi: e se non fosse or tale,
piagha per allentar d'arco non sana.

In questo componimento, uno dei più noti del Canzoniere, Petrarca ricorda il suo innamoramento, scoppiato all'improvviso di fronte alla bellezza e alla grazia di Laura. La donna è colta nel momento del suo massimo splendore, durante la giovinezza. Il sentimento del poeta non ha tuttavia perso la sua forza, malgrado il passare degli anni e il declinare della bellezza femminile.

Inoltre gli aspetti squisitamente femminili che suscitarono l'estasiata ammirazione del poeta , come l'ondeggiare dei capelli e la luminosità delli sguardo, sono elementi che rientrano nel repertorio tradizionale della bellezza ispiratrice di amore e ammirazione. Però di Laura Petrarca coglie solo la bellezza esteriore , ma anche i moti dell'anima, una gentile pietà che crede di cogliere nell'espressione del volto:ma forse è solo un'illusione , alimentata dall'improvviso quanto inevitabile eaplodere della passione amorosa

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