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Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
che 'n mille dolci nodi gli avolgea,
e 'l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch'or ne son sì scarsi;

e 'l viso di pietosi color farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i' che l'esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l'andar suo cosa mortale
ma d'angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;
uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch'i' vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d'arco non sana.

I critici suppongono che il sonetto sia stato composto almeno 10-12 anni dopo l’incontro con Laura avvenuto nel 1327.
Già nel titolo, c’è un gioco di parole : “a l’aura” vuol dire nel vendo ma se “a l’aura” venisse letto senza considerare l’apostrofo, si legge il nome dell’amata di Petrarca.

Le prime due quartine sono dedicate alla descrizione, anche se vaga come nel Dolce Stilnovo, di come Laura era in passato.
- 1° quartina: ci parla dei suoi capelli biondi e sciolti sparsi nel vento. All’epoca il fatto di tenere i capelli sciolti era simbolo di sensualità. Di solito le donne usavano tenere i capelli raccolti, come ci precisa dicendo che di solito i capelli di Laura erano legati con mille dolci nodi.
Nel verso tre e nel verso quattro vi è una contrapposizione tra presente e passato. Parla della luce negli occhi di Laura che era presente nel passato, adesso invece di quella luce è rimasto molto poco.
- 2° quartina: gli sembra di ricordare che il viso di Laura si faceva di colori pietosi (il rosso , che si accende di vergogna ed imbarazzo alla vista di Petrarca). Il poeta mette in dubbio la veridicità di quando dice, spera però di ricordarsi bene. Negli ultimi due versi unisce elementi stilnovistici a quelli umanisti : lui che aveva questa paglia (esca) nel cuore e che quindi era facile innescare il suo amore nei confronti dell’amata. Nello Stilnovo l’uomo gentile era predisposto ad innamorarsi, un cuore gentile per forza si innamora. Non è possibile che un uomo gentile non provi mai l’amore.
- 1° terzina: idea della donna angelo . L’andamento di Laura non sembrava una cosa mortale, ma ad angelica forma e le parole e quindi la sua voce, non sembravano umane.
- 2° terzina: riprende l’idea della donna angelo: Uno spirto celeste. Da punto e virgola comincia la parte al presente del pensiero di Petrarca . La ferita non guarisce anche se l’arco è stato allentato  l’innamoramento di Petrarca non è diverso solo perché Laura è cambiato

Tematiche

- Tempo: il tempo passa e porta via la giovinezza, tutto ciò a cui tengono le persone. Nella lettera ai posteri Petrarca si lamenta che il tempo gli ha portato alcuni problemi di saluto. Il tempo in Petrarca è un tempo che fugge. L’unico modo per trattenere il tempo che fugge è la memoria.
- Memoria: relativismo : l’uomo con le sue interiorità cambia i ricordi. Noi non possiamo essere certi che quello che ci ricordiamo sia effettivamente quello che è accaduto veramente. per Dante la donna amata appare a tutti bellissima, Petrarca invece se la ricorda così ma è altrettanto cosciente che altri non l’hanno vista così.
- Amore: quando descrive Laura, usa sempre verbi al passato. Con Dante la donna era descritta sempre al presente, perché essendo angeli non cambiavano mai. Petrarca invece riconosce gli elementi mortali della figura femminile e non si parla più di donna angelo, ma di donna reale. Usa la donna angelo come tradizione, ma d fatto descrive una donna reale (non realistica, non abbiamo i dettagli sufficienti per descriverla).
Petrarca trattando dell’amore parla anche di come l’amore agisce sull’uomo tramite la memoria. Ci mostra anche le differenze tra il Dolce Stilnovo e il Preumanesimo. La donna non è un angelo, ma non per questo non merita di essere amata.

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