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L’amore secondo Petrarca in ‘erano i capei d'oro a l aura sparsi’
In questo sonetto l’amore di Petrarca verso Laura appare,a mio avviso,come un sentimento positivo. A differenza del sonetto introduttivo del Canzoniere,infatti,in cui il poeta è pentito di essersi abbandonato ai piaceri terreni,qui tutto ciò che riguarda Laura sembra fonte di felicità,a partire dalla sua descrizione. Nelle prima due quartine Petrarca cerca in qualche modo di giustificarsi,dicendo che non c’è certo da stupirsi se lui,che era già ben disposto verso l’amore,si sia immediatamente acceso di passione nel vedere una creatura di così straordinaria bellezza. Nella prima terzina,invece,egli descrive il suo aspetto angelico e sicuramente soprannaturale.
In questa prima parte tutto coincide con quelli che sono i topoi della poesia stilnovistica,ma è nell’ultima terzina che il poeta dà prova del suo amore,che va oltre l’aspetto fisico.

Dopo aver descritto le sembianze angeliche di Laura in gioventù,infatti, Petrarca sembra ritornare al presente ed afferma: ‘’et se non fosse or tale,piagha per allentar d’arco non sana.’’
Credo che il poeta con questo verso e con questa metafora sia riuscito a riassumere tutto il suo amore per la donna.
Egli sa che col passar degli anni il suo corpo,i suoi capelli,i suoi occhi lucenti,non siano più gli stessi,ma nonostante tutto,così come una ferita non può guarire solo per il fatto che l’arco si sia allentato,così la sua ‘ferita’ ,provocata dall’Amore non può essere sanata dal tempo.
Dunque,l’idea dell’amore che emerge dal sonetto è a mio parere positiva,in quanto questo sentimento viene visto dal poeta come qualcosa di indistruttibile e indissolubile,qualcosa che neanche il tempo e la caducità della bellezza possono annullare.

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