Video appunto: Petrarca, Francesco - Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese e l’anno

Petrarca - Benedetto sia ‘l giorno e ‘l mese e l’anno



È un sonetto con rime incrociate nelle quartine (ABBA ABBA) e incatenate nelle terzine (CDC DCD). Questo componimento è uno dei sonetti d’anniversario del giorno dell’innamoramento di Petrarca, fissato il 6 aprile.
In questo sonetto, il sentimento amoroso viene presentato come un’esperienza, che anche tramite la sofferenza e il dolore, eleva l’animo dell’innamorato e lo riempie di dolcezza e di gratitudine (dolce affanno). La prima quartina, come poi sarà quella seguente e le due terzine, si apre con la “benedizione” di ogni singola cosa legata all’amore per Laura. Lo schema è regolare dal momento che il componimento è costruito sull’anafora della parola benedetto (che in qualche modo ricorda il Laudato si di San Francesco), che conferisce al componimento il tono di una preghiera ma anche un carattere allegro e glorioso, che riesce ad esaltare ed elogiare per l’intera lirica la passione amorosa, intensificato dal polisindeto, che accomuna nella benedizione entusiasta ogni aspetto dell’amore. Il momento dell’innamoramento viene indicato con la successione di alcuni sostantivi secondo due climax: il primo (v.1) ascendente: giorno, mese, anno e il secondo (v.2) discendente: stagione, tempo, ora, punto, e il tutto viene rimarcato dal polisindeto. Ciò fa in modo che il momento dell’incontro con Laura sia percepito come un evento voluto del destino, avvenuto in delle circostanze di tempo straordinarie e predisposto dalle più perfette congiunzioni astrali, quindi necessario, non casuale. In seguito, quando scrive bel paese e ‘l loco di riferisce rispettivamente ad Avignone (luogo dove trascorse la sua giovinezza) e la chiesa di Santa Chiara (luogo del primo incontro tra Francesco e Laura).
Se nella prima quartina vengono presentate le coordinate spaziali e temporali dell’incontro con Laura, adesso, nella seconda quartina, vengono esaminati i sentimenti dell’innamorato. Troviamo l’espressione dolce affanno, ovvero piacevole tormento che provò nell’innamorarsi. Questo ossimoro mette in evidenza l’assurdità, la contraddizione e la stravaganza del sentimento amoroso, infatti il poeta asserisce che anche le sofferenze e il dolore provocato dalla donna amata sono dolci. In seguito, il poeta scrive di frecce da cui fu punto, e abbiamo dunque la rappresentazione tradizionale, classica, mitologica di Amore o Cupido, che armato di arco e frecce, che provocano l’innamoramento.
Le quartine, quindi da un punto di vista esterno ed interno, raccontano il momento dell’innamoramento, mentre le terzine si dedicano alle azioni del protagonista dettate dal sentimento amoroso, e quindi all’influenza che Amore esercita sugli aspetti della sua vita: i sentimenti, le opere letterarie, i suoi pensieri, le sue azioni, … Nelle terzine benedice le voci che ha usato per parlare di lei, riferendosi alle parole, e benedice anche tutte le carte, ovvero tutti i suoi componimenti scritti, che procurano fama alla sua donna. Quindi, la sua poesia celebra e loda la donna da lui amata e il suo pensiero è perpetuamente rivolto a lei, in modo che non ci sia spazio per nessun’altra donna.
Il lessico della preghiera si fonde con quello generalmente utilizzato nella poesia cortese. Per esempio, la metafora dell’amore che lega, è tipica della lirica cortese, come lo è l’idea che gli occhi della donna facciano innamorare il poeta, oppure anche Amore personificato.
Il poeta accostò questo sonetto con un altro, che lo segue subito dopo, anch’esso un sonetto d’anniversario, ovvero Padre del ciel, dopo i perduti giorni. In tal modo, vengono conferite all’amore per Laura due interpretazioni contrastanti: in un caso la passione amorosa viene celebrata mentre in un altro caso viene condannata. La collocazione continua dei due sonetti è certamente voluta da Francesco, con lo scopo da mettere in evidenza quello che essenzialmente è il vero protagonista del Canzoniere, ovvero il funesto conflitto interiore del poeta, l’instabilità del suo animo, ma anche quello dell’animo umano in generale.
Questo cambiamento interiore viene anche manifestato dal diverso tono utilizzato nei due componimenti: nel primo abbiamo una gioiosa ed esaltante lode, con l’anafora di Benedetto che scandisce ogni singola strofa, che contribuisce a dare un ritmo vivace, questa ha invece il tono malinconico e affranto di una preghiera: al v.1 Padre del ciel, Miserere, la richiesta di aiuto della Grazie divina per sconfiggere la passione, perché da solo non è in grado. Questa sorta di invocazione è realizzata con un periodo molto lungo, che comprende le due quartine (il primo punto è alla fine della seconda quartina).