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Intorno alla seconda metà dell’800 si affermò il positivismo, una corrente di pensiero secondo la quale la conoscenza si deve basare esclusivamente sui dati dell’osservazione e della sperimentazione. Il maggior esponente fu Auguste Comte che, su questa base, applicò il metodo sperimentale allo studio della società, aprendo la strada alla nascita della sociologia, la quale si impegnava ad unificare tutti i risultati delle scienze particolari in una scienza della società. Altri importanti esponenti di questa corrente di pensiero furono Taine e Durkheim.
Taine influenzò notevolmente gli scrittori naturalisti francesi con il suo determinismo, secondo il quale afferma che l’ambiente, la razza e il momento storico determinano le scelte e i comportamenti degli individui.
Secondo Durkheim è invece l’insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una collettività, ovvero la coscienza collettiva, a determinare le azioni dei singoli individui.

Al positivismo si ricollegò il naturalista Charles Darwin, che formulò la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, secondo il quale non è l’ambiente a determinare la variazione, ma è l’ambiente che stabilisce se una variazione è più o meno vantaggiosa, favorendo l’individuo che ne è portatore.
Le teorie di Darwin furono utilizzate anche in altre prospettive e diedero lo spunto per il darwinismo sociale, che trasferiva le nozioni di lotta per l’esistenza e di sopravvivenza del più forte dalla biologia al campo delle relazioni fra classi sociali. Questa nuova teoria fu applicata dal filosofo inglese Herbert Spencer.

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