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La critica attribuì al termine decadentismo un significato negativo, ma gli intellettuali lo utilizzarono per indicare un privilegio spirituale. Questo movimento letterario nacque nell’ambiente parigino negli anni Ottanta, e i suoi portavoce furono vari manifesti e periodici. Il termine decadentismo può essere usato per indicare un movimento specifico che si diffuse in determinati spazi e tempi, oppure per indicare un’intera corrente culturale, un intero periodo, con tutte le sue complesse componenti. La ragione come strumento per conoscere, viene rimpiazzata da altri mezzi che sono la malattia, la follia, il sogno. Questi stati di alterazione infatti, poiché non sono sottoposti al controllo della ragione, ci permettono di cogliere prospettive ignote, il mistero che è al di là delle cose. Fondamentale durante il decadentismo fu la scoperta dell’inconscio, a cui contribuì Freud il cui obiettivo sarà quello di portare alla luce della coscienza l’inconscio e sottoporlo al dominio dell’io.

I decadenti invece ritengono che solo lasciandosi andare in questo mondo misterioso, privo di razionalità, si possa cogliere la realtà più vera.
L’atteggiamento definito panismo , che ricorre in d’Annunzio, rappresenta l’annullamento dell’Io individuale nel gran "tutto": poiché uomo e mondo non sono realtà distinte, l’individuo può confondersi con ciò che lo circonda (nuvola, acque, erba), rendendo la sua vita quasi divina.

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