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Il Decadentismo

Il termine “decadentismo” nacque in Francia, negli anni Ottanta, per designare quegli artisti che davano scandalo con le loro opere e con i loro atteggiamenti. Essi conducevano una vita al di fuori delle regole e delle convenzioni: frequentazione dei bassifondi, ricerca di esperienza estreme, anche attraverso il consumo di alcol e l’assunzione di droghe, rendevano tangibile il loro rifiuto del perbenismo diffuso nei ceti medio - alti.
Per estensione, il termine Decadentismo venne usato per denotare tutte quelle esperienze letterarie e artistiche che, tra il secondo Ottocento e i primi del Novecento, opposero al buon senso e alla positività della ragione il culto dell’irrazionale e del magico, oppure esaltarono il bello nella vita e nell’arte. Al centro della sensibilità decadente vi sono la solitudine dell’artista, la fuga dalla storia, ma anche l’ansia del nuovo e la sperimentazione di inedite tecniche espressive.

Il precursore della nuova cultura è Charles Baudelaire (1821-1867), “capostipite” dei poeti simbolisti, i quali interpretavano il mondo come un insieme di simboli: la verità non è quella che appare, ma va ricercato al di là dell’aspetto realistico delle cose, perché tutto ciò che percepiamo con i sensi ha un significato nascosto. La novità di tali proposte contrasta fortemente con la poetica dominante nella metà del secolo: il Realismo, secondo il quale l’arte è un prodotto della ragione e deve “riprodurre” la realtà, nel suo valore oggettivo e concreto. Per i decadenti, al contrario, il poeta è colui che coglie i significati profondi delle cose e lo fa non mediante processi razionali, ma attraverso un nuovo strumento conoscitivo, l’intuito, grazie al quale l’artista diviene il rivelatore dell’ignoto mistero che circonda la realtà, al di là dei dati oggettivi tangibili.
Per comunicare l’intuizione del mistero, Baudelaire si avvale dei procedimenti dell’analogia (associazioni che si stabiliscono tra immagini, apparentemente senza legame logico tra loro; e della sinestesia (accostamenti di percezioni riferite a sfere sensoriali diverse es: ghiaccio bollente), quindi scrive di profumi (sensazione olfattiva) verdi (sensazione visiva) come praterie o freschi (sensazione tattile) come carni di bimbo. Assimilando le indicazioni simboliste di Baudelaire, Pascoli parlerà, per esempio, di “soffi di lampi”, con l’accostamento udito-vista.

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