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Tarchetti

interrompe nel 1865 la carriera militare per dedicarsi alla letteratura. La sua produzione letteraria è caratterizzata da una forte e inquieta sensibilità per i temi della morte, della follia, dell'attrazione per l'orrido.
Scrisse Paolina (1866), storia di una fanciulla poverissima che deve prostituirsi per vivere, Una nobile follia (1867), in cui denuncia gli effetti della violenza bellica. La sua opera più famosa è Fosca (1869), che prende spunto da un episodio autobiografico, racconta di una donna che attrae per la sua orridezza.

I.U. Tarchetti, Fosca, Attrazione morbosa

la vicenda è narrata in prima persona dal protagonista Giorgio, giovane e brillante ufficiale tendente alla morbosità, ha una relazione con la bellissima Clara (sole, luce, luminosità). In casa del suo colonnello conosce Fosca (orrida, tetra), una donna brutta, di salute cagionevole e dotata di una sensibilità esasperata ( i nomi hanno significato simbolico). Giorgio è diviso fra la ripugnanza e la pietà, ma presto si ritroverà in una situazione psicologica morbosa. La passione che Fosca prova per lui in qualche modo lo attrae e il medico della donna gli chiede di fingere di esserne innamorato. Giorgio accetta, ma così si trova a dover dipendere dalla donna. In una sera fatale, Fosca rivela a tutti il loro rapporto: Clara decide di lasciarlo. Dopo una notte d'amore, Fosca morirà, distrutta dalla malattia. Giorgio dovrà lasciare la vita militare. Si descrive l'ambiguo sentimento di attrazione e repulsione per la donna.

I due si sono innamorati, Giorgio si sente responsabile per le crisi di Fosca e non riesce a lasciarla anche se vorrebbe.
Il Narratore è autodiegetico.
Giorgio prova pietà. Fosca e Clara sono antitetiche, Clara non è passionale come Fosca.
L'amore assoluto esprime il senso di passione totalizzante di fosca.ù
Fosca esaspera ogni cosa, ha un senso di mistero che avvince. Giorgio non voleva dimostrare che non stava lì volentieri perchè altrimenti lei sarebbe impazzita, diventa schiavo.
Fosca è magrissima, scheletrica, ha i capelli neri lunghi, occhi neri, vivissimi che penetrano nel cuore di chi la guarda, è una donna di cultura. Soffre di Tubercolosi ed essa è collegata ad un forte erotismo. Giorgio non aveva mai visto qualcuno così brutto.
Amata tortura: Giorgio qualifica la propria costrizione a fingersi innamorato di Fosca con un termine forte: tortura, ma è una tortura che lo attrae, cui non sa sottrarsi.
C'è sadismo ed egoismo, soggezione dell'amante, ricatto affettivo, servizium amoris. Fosca è peccaminosa al massimo.

Giorgio inizialmente afferma che vivevano uniti come due amanti e la pietà per lei lo faceva fingere di amarla, ma se il sentimento fosse stato vero lei sarebbe stata la persona più felice del mondo per il forte amore. L'amore invece per Clara non era forte e passionale allo stesso modo di questo. In Fosca ogni cosa era contraddittoria, ogni cosa era eccessiva. Era costante nell'amare e nel contraddirsi, ma non si poteva capire il motivo (mistero). Stavano insieme tutto il giorno, era impossibile ribellarsi alle sue esigenza, impossibile allontanarsi da lei un istante o lasciarle capire il sacrificio che Giorgio stava facendo per lei. Questo perché altrimenti lei sarebbe impazzita e questo era già successo i primi giorni e Giorgio voleva assolutamente evitarlo, perché durante questi momenti lei sembrava vicina alla morte e lui ne sarebbe stato la causa. Non poteva più sottrarsi a quella tortura. Il timore di ucciderla lo rendeva capace di qualunque sacrificio. Lei lo faceva rimanere vicino al suo letto tutto il giorno nelle posizioni più penose (egoismo), con le mani nelle sue e con il viso verso il sole così lei avrebbe potuto vederlo. Aveva eccessi di tristezza e disperazione.

La sera facevano abitualmente una passeggiata in carrozza e quella era per Fosca l'ora più felice della giornata. Per lui invece erano le ore più tristi, avrebbe voluto pensare a Clara, ma Fosca lo richiamava continuamente. Non aveva più salute, coraggio e speranza, pensava che quella donna volesse trascinarlo nella tomba con se.

Pathos: sentimento esasperato da istinti irrazionali, passioni.
Dualismo:
Bene, Sanità: Clara
Male, Malattia: Fosca (donna vampiro)

Il brano è costituito sulla base del dualismo tipico della Scapigliatura. Fosca è un concentrato di contraddizioni che sembrano riversarsi fuori di lei e invadere tutto ciò che le sta intorno. In primo luogo la vita di Giorgio, che subisce la situazione passivamente.
La malattia di Fosca e fisica e psicologica, determina l'assurdità del suo comportamento. Ma è malato anche Giorgio, come lei vittima di una passione morbosa. Il cedere a tutti i capricci e le intemperanze della donna lo rende a poco a poco schiavo e succube. Il loro rapporto è immerso in un'atmosfera di morte e distruzione. Tutto è patologico e insano e Giorgio è attratto proprio da questo, perché anche lui ha una sensibilità deviata.

E' evidente l'interesse per il caso clinico, rappresentato da Fosca. Quello che interessa al narratore è il lato oscuro, notturno e irrazionale della vicenda. Inevitabilmente Giorgio viene prima coinvolto e poi travolto dalla situazione. Il caso clinico si trasforma in qualcosa di orrido, una donna-vampiro che succhia la linfa vitale del protagonista fino a distruggerlo.

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