Italo Svevo - La vita

Italo Svevo è lo pseudonimo di Ettore Schmitz, questo pseudonimo simboleggia la sua doppia identità, tedesca per il padre ed italiana per la madre. La sua lingua di narratore è italiana, ma le problematiche da lui affrontate sono di tema austriaco. Particolare influenza avranno le teorie psicanalitiche di Freud e ne fa lo strumento del suo più grande romanzo
La Coscienza di Zeno. Dopo il successo del romanzo Svevo ripubblica Senilità, completa testi già iniziati e concepisce un nuovo romanzo intitolato Il Vegliardo, una continuazione del romanzo in cui un vecchio compie un bilancio distaccato e ironico della propria esistenza.

Una vita

Il libro narra la vicenda di Alfonso, un impiegato presso la Maller, una banca di Trieste, costretto nell’alienante routine di un lavoro meccanico. L’occasione di cambiare vita gli è offerta quando la figlia del capo, Annetta, amante della letteratura come lui, lo convince a scrivere con lei un romanzo. Alfonso riuscirà anche a possedere la donna, ma viene assalito dai dubbi e decide di tornare al suo paese con la scusa di dover accudire la madre. Al suo ritorno scopre che Annetta si è sposata e durante un colloquio col capo si fa scappare dei ricatti. Verrà sfidato a duello dal fratello di Annetta e si suiciderà.

Senilità

È il racconto di Emilio Brentani, un impiegato che gode di una fama letteraria ma è incapace, a differenza dell’amico Balli, a trattare con le donne soprattutto perché deve badare alla sorella Amalia. Per sua fortuna inizia una relazione con Angiolina, ma ogni tradimento di lei lo legherà sempre di più. Così chiede aiuto al Balli, ma le donne si innamoreranno di lui. Riuscirà ad allontanare la sorella ma durante una grave malattia di lei, lui si allontana per andare da Angiolina. Deciderà però di tornare dalla sorella e di restarle accanto.

La coscienza di Zeno

Il libro inizia con una prefazione del dottor S., che spiega di aver pubblicato l’autobiografia del suo paziente Zeno Cosini “per vendetta”, poiché questi ha interrotto la cura. In seguito Zeno espone i suoi primi tentativi di autoanalisi e la sua diffidenza verso la terapia, rievoca il suo passato seguendo un ordine tematico (come avviene nelle avanguardie), presente e passato si mescolano e si invertono. La voce narrante è quella dell’uomo che espone verità e bugie, e quando il dottore vorrebbe parlare di queste bugie, Zeno si proclama innocente. Svevo mette in luce il doppio gioco che aveva caratterizzato la sua vita: il protagonista non riesce a distinguere conscio e inconscio e quindi il lettore non riesce a distinguere il vero dal falso. Per Svevo le coscienze di Zeno sono entrambe vere e false in quanto rispecchia la condizione dell’uomo moderno una volta persa la certezza della fiducia nell’autonomia della ragione.

La coscienza di Zeno, come dichiara l’autore, (otto capitoli) è stata scritta in un attimo di forte travolgente ispirazione. Sappiamo che per l’autore si sono verificati enormi cambiamenti: biografici, l’impiego nella fabbrica di vernici del suocero, storici, per la prima guerra mondiale e il passaggio di Trieste all’Italia e culturali, con la scoperta di Freud e dell’inconscio e del metodo psicanalitico. Ruolo fondamentale lo svolge la psicanalisi, nel progetto e nella struttura del romanzo che si rivela essere un’autobiografia del protagonista Zeno Cosini. Lui la compila secondo “libere associazioni” e non secondo un ordine cronologico, dietro esortazioni del dottor S. (abbreviazione di Sigmund Freud).
Tempo misto: il racconto segue un percorso creato dai ricordi, quindi la narrazione si muove senza ordine, andando nel futuro e poi tornando nel passato, anticipando o riprendendo alcuni episodi. Questo impianto narrativo determina la dissoluzione della struttura lineare tipica del romanzo tradizionale.
Due diversi livelli narrativi: l’alternanza evidenzia l’Io narrante, che parla con i tempi del presente, e l’Io-protagonista che parla con i tempi del passato.
Inattendibilità del narratore: nella prefazione il dottore avverte che il narratore ha mescolato verità e bugie, infatti, ciò si nota dalle rimozioni e dall’aggiunta di racconti, facendo risultare il narratore inattendibile. Nonostante ciò bisogna non fidarsi nemmeno del dottore il quale ha scritto l’opera solo per vendicarsi. C’è da dire però che Zeno si rifiuta di affrontare la realtà e che aggiungerà un ultimo capitolo in cui espone le sue riflessione e dichiara di essersi inventato molti sogni narrati e di non essere mai stato malato.
Molteplici punti di vista: il protagonista dimostra tre diverse prospettive: l’Io narrante, l’Io narrato, (cioè il protagonista da giovane, cioè che ritorna negli eventi rievocati) e un nuovo Io narrante che rifiuta la biografia. (frantumazione unitarietà personaggio)
Concetto di malattia e salute: la malattia per Zeno risulta una novità tematica, questa malattia risulta essere l’inettitudine, il senso di essere inadeguati verso il mondo borghese, questa malattia si manifesta in forma di nevrosi e disturbi psichici. Zeno è ossessionato dal raggiungimento della salute che riconosce nelle persone integrate nella società borghese. Ne è un esempio la moglie Augusta, fiduciosa e serena, nella quale Zeno riconosce una salute personificata, convincendosi che standole vicino potrà guarire. In seguito cambierà visione, vedrà la “salute” come una “malattia”, esempio è la salute della moglie, che mentre lui l’analizza si rende conto di dubitare su quella salute e capisce che è lei ad aver bisogno di cure.
Vittoria inetto:l’inetto non è più un uomo destinato a fallire, ma diventa colui che con tutti i suoi problemi e dubbi possiede delle potenzialità e riesce ad essere anche migliore rispetto all’individuo borghese.
La protagonista del romanzo è la coscienza di Zeno, è sia consapevolezza che inconsapevolezze, risulta essere verità e bugia e il lettore non riesce a distinguere il vero dal falso, quale coscienza sta parlando di Zeno, in quanto nemmeno Zeno lo sa.

Il fumo

Zeno inizia la sua autoanalisi, dichiara di aver iniziato da piccolo a fumare perché un amico regalava più sigarette al fratello, così lo portò a rubare le sigarette de padre, una volta venne anche sorpreso ma continuò a farlo dichiarando che quei sigari e quelle sigarette il padre le voleva buttare. Così collega la figura del padre con le sigarette, alla sua vista gli torna sempre il desiderio di fumare. Da una parte si sente disgustato dal “ladro” che era, ma dall’altro lato si sentiva superiore perché vedeva nel padre un rivale. Con la madre invece aveva un rapporto più dolce, era l’oggetto di un amore incondizionato, il suo sorriso domani il ricordo, e Zeno si ritrova ad ammettere che quel sorriso l’ha ritrovato nella moglie. Lui ricerca il fumo, ogni volta sempre di più, la sua vita è segnata da un’infinita serie di ultime sigarette che non sono mai tali, perché lui continua a fumare, ma quel’ultima sigaretta diviene speranza di un futuro di forza. Il fumo è una malattia, ma anche lo smettere di fumare diventa una malattia. Nella narrazione si alternano diversi livelli temporali, il tempo di Zeno da vecchio che scrive le sue memoria caratterizzato dal presente e al presente si alterna il passato de ricordo che procede per associazioni.

La morte del rivale

Guido era affascinante e sicuro di sé, aveva sposato Ada “battendo” il rivale Zeno, il quale poi sposò la sorella Augusta. Divenutogli cognato Zeno inizia un’amicizia fraterna con lui, ma involontariamente lo portò alla morte suggerendogli una dose eccessiva di farmaco. Guido si trovava in una situazione economica disastrosa e per cercare di sistemare la situazione inscenò più volte un suicidio che alla fine accadde. Qui Zeno si descrive come colui che cerca di salvare la situazione, riuscendo a vincere dove Guido ha fallito, quindi riportando la famiglia a vivere in maniera agiata. I reali sentimenti vengono messi a nudo durante il funerale di Guido, qui Zeno sbaglia funerale, un comportamento che Freud definisce lapsus, cioè un errore che rivela un conflitto fra ciò che si fa e ciò che si sarebbe dovuto fare. Qui si ha di nuovo la rivalsa, la vittoria, Zeno è esaltato dalla sua vittoria, definisce positivo il nubifragio che ha ritardato i soccorsi.

Un unico grande romanzo

Svevo considera le sue tre opere un unico grande romanzo, con in comune l’analisi della condizione dell’Io. Lo scrittore parte dall’osservazione del mondo e dell’ambiente in cui vive e opera. L’universo di Svevo ruota attorno la stessa città e la classe borghese, ma anche intorno ad un unico personaggio, l’Io del borghese Ettore e dello scrittore Svevo. Una vita e senilità sono in realtà separate, sono influenzate dal naturalismo, il narratore non è onnisciente e non vi è l’impersonalità, nonostante sia presente il discorso indiretto libero.

Temi

- Inetto rappresenta colui che è insicuro, codardo, la sua vita è caratterizzata dal fallimento ed è ossessionato dalla salute.
- Amore porta alla mistificazione della realtà e fuga nel sogno, è l’incapacità di confrontarsi con la realtà.
- Coscienza viene fatta l’analisi che vede la frantumazione dell’io, la vita viene vista come una malattia e avviene la demistificazione del borghese.

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