Emilio Praga - Preludio

Leggiamo alcune strofe della lirica Preludio, risalente al 1864. Collocata da Praga come prima poesia della raccolta Penombre, essa riassume efficacemente il programma esistenziale e artistico degli scapigliati. In effetti il testo esprime la consapevolezza di appartenere a una generazione bruciata e fallita, che può solo constatare il tramonto definitivo di quegli ideali religiosi e morali che erano state le basi ideologiche e culturali delle epoche precedenti.

La crisi di un’intera generazione

Il testo sottolinea con forza la condizione di declino e di malattia che caratterizza il poeta, i suoi amici, ma anche tutta la loro generazione. Si tratta di una malattia spirituale, di una crisi che investe i valori tradizionali, in primo luogo la religione (qui rappresentata da Manzoni, scrittore cattolico per eccellenza). La rivolta di Praga ostenta un tono blasfemo («Cristo è rimorto!», v. 16), sulla scia di Baudelaire, anche se la profondità intellettuale della poesia baudelairiana resta lontana. Nella seconda parte del testo la tensione verso un ideale irraggiungibile (le «ebbrezze dei bagni d’azzurro», v. 25) convive con la negatività del presente e del reale («l’Ideale che annega nel fango», v. 26). Il punto d’arrivo della lirica è il «vero» (v. 32), svelato nella sua sgradevolezza dalla «misera canzone» (v. 31) del poeta, che quindi non può che rendersi «nemico» il lettore (v. 17).

Un linguaggio nuovo

Interessante appare la ricerca di un linguaggio nuovo da parte del poeta. Vocaboli della lingua parlata («svolazziam», «boia», «fango») convivono con espressioni più letterarie («nume», «vegliardo», «ebbrezze», «demone»). Qua e là emergono antitesi («cielo» / «loto», v. 20), invocazioni («Casto poeta», «O nemico lettor», «fratello ») e imprecazioni («tu puoi morir!»). Praga vuole dissacrare, rovesciare la poesia tradizionale, non solo nei contenuti, ma anche nello stile: l’intento è, almeno in parte, raggiunto.

Metrica

Otto quartine di tre versi endecasillabi e un verso più breve (settenario o quinario).

Annotazioni

1. aquile … piume: al tempo della muta, le aquile sono combattute tra l’istinto di volare e il timore.
2. nume: allude a Dio o forse a Manzoni (il Casto poeta del v. 13), cantore della fede religiosa.
3. vegliardo: nel 1864 Manzoni ha quasi ottant’anni.
4. antecristi: secondo l’Apocalisse, l’Anticristo è l’inviato di Satana, che si ribellerà a Cristo e alla Chiesa, portando l’umanità sull’orlo della dannazione
5. O nemico lettor: nella prima poesia dei Fiori del male Baudelaire si rivolge all’«ipocrita lettore»; dal poeta francese deriva anche la Noia, traduzione di spleen, e l’Ideale del verso 26 (la prima sezione dei Fiori del male si intitola appunto Spleen e ideale).
6. minio: sostanza di colore rosso usata nella produzione di cosmetici.

Parafrasi

vv. 1-4 Noi siamo figli di padri malati; [siamo come] aquile al tempo della muta; voliamo in basso (svolazziam) senza parole, sbigottiti, affamati, sopra una divinità (nume) morente. vv. 13-16 Tu [Manzoni], poeta moralissimo (Casto) venerato dall’Italia, vecchio (vegliardo) assorto in visioni celesti, puoi morire! È l’ora degli Anticristi. Cristo è morto una seconda volta! vv. 17-20 O lettore [mio] nemico, io elogio la Noia, che è prodotto del dubbio e di ciò che è sconosciuto, che è il tuo sovrano, il tuo sacerdote (pontefice) e carnefice (boia), il tuo ideale (cielo) e il tuo fango (loto). vv. 25-28 Celebro il brivido (le ebbrezze) dell’immersione (dei bagni) nell’azzurro e l’Ideale che si corrompe (annega) nel fango. Fratello [lettore] non deridere (irrider) il mio sussurro, se talvolta piango, vv. 29-32 perché più della mia debole ispirazione (pallido demone), io odio il trucco (minio) e la maschera [che nascondono] il pensiero, [e] perché intono una bassa poesia (misera canzone), ma [perlomeno] dico la verità.

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