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Antonia Pozzi è milanese, nacque nel 1912; scrisse le sue prime poesie durante l'adolescenza. Il suo diario e le lettere manifestano i molti interessi culturali: coltivò infatti la passione per la fotografia e amò i viaggi (anche se il suo luogo prediletto fu sempre la settecentesca villa di famiglia, a Pasturo, dove cercò sollievo nel contatto con la natura solitaria della montagna). Il cupo clima politico italiano ed europeo di quegli anni influenzò la sua vita: le leggi razziali del 1938 colpirono infatti alcuni dei suoi amici più cari. Una forte depressione di cui soffriva da tempo, aggravatasi per questi motivi, la spinse così al suicidio all'età di 26 anni nel 1938.Autrice di liriche di notevole valore artistico, Antonia Pozzi trasmette , attraverso la sua produzione , esperienze e suggestioni della sua brevissima
vita . L'amore , la morte, la natura , che costituiscono le sue principali fonti di ispirazione, trovano espressione in immagini intense, spesso dal forte valore simbolico. Il linguaggio è essenziale , in linea con le scelte innovative dalla poesia del Novecento. La lirica di Antonia Pozzi esprime con particolare intensità l'offerta di sè all'uomo amato. Il tema del dono come segno d'amore , frequente in poesia, compare nelle sue poesie con particolare dolcezza di immagini.


Lieve offerta (5 dicembre 1934)

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
ome le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia –
Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre –
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago –
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda –
Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco –
sulle oscure voragini
della terra.

Una serie di immagini ispirate al mondo della natura suggeriscono alla poetessa un'intensa dichiarazione l'amore. Nella prima strofa, il riferimento all'anima sottintende il desiderio della donna di essere affettivamente presente nella vita del compagno con quella leggerezza delicata che richiama le foglie autunnali dei pioppi. La seconda strofa , praticamente, sottolinea il valore liberatorio della poesia (le mie parole) capace di affrancare l'uomo dalla solitudine . Nell'ultima strofa , che riprende la prima nei due versi iniziali, il dono di sè, come donna e come poetessa, acquisisce vigore

nell'immagine del ponte, saldo sulle voragini della terra, simboli delle sofferenze della vita.
Nella lirica viene posta in primo piano la funzione della poesia, prima attraverso allusioni (le mie 116 parole), poi esplicitamente (la mia poesia). Essa , insieme all'amore, appare come l'unica , solida via di salvezza in un contesto di generale solitudine . Nell'offerta che la donna fa di sè confluiscono la componente affettiva (l'anima) e quella intellettuale, fuse nella figura femminile che le compendia entrambe . I due aspetti sono infatti indivisibili; l'uno trae forza e vigore dall'altro, a conferma che, nella concezione dell'autrice ,, poesia e vita coincidono anche nel rapporto d'amore.

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