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I cavalli di Achille di Constantinos Kavafis


Come lo videro morto,
lui così bravo così forte così tenero,
i cavalli di Achille si misero a piangere Patroclo -
era lo sdegno del loro io immortale
che fremeva a quel tragico guasto.
Piegavano la testa, scuotevano le lunghe criniere
e con l'unghia raspavano la terra lamentando
unitamente di sentirlo lì sotto esanime, lo spirito
smarrito, indifeso, senza fiato;
dalla vita restituito al Gran Nulla.

Zeus vide il pianto, ebbe pietà dei divini
corsieri. E disse: "Alle nozze di Pèleo avrei dovuto
agire con più circospezione. Meglio,
o miei cavalli, che non vi avessi mai ceduto!
Che cercavate laggiù tra i mortali, tra i miseri
blocchi della sorte? Ora, eccovi afflitti
da effimeri mali, voi che io ho fatto

liberi da vecchiaia e da morte, e già
partecipi dei guai degli umani". - Nonpertanto
le due nobili bestie piangevano sempre
l'irrevocabile sventura della morte.

Parafrasi


Nel momento in cui lo videro morto,
per come era così bravo, così forte e anche tenero,
i cavalli di Achille si misero a piangere per la morte di Patroclo (amico di Achille)
era lo sdegno della loro parte immortale
che si faceva sentire in quel momento tragico.
Abbassavano la testa, muovevano le lunghe criniere
e con gli zoccoli levigavano la terra piangendo e lamentandosi per l’anima che era smarrita, indifesa e anche senza alcun fiato
della sua vita che era stata restituita al nulla (intesa come una vita che non ha più connessa la sua anima, ossia l’anima di Patroclo)

Zeus ebbe modo di vedere il pianto dei cavalli, per cui
ebbe pietà di loro. Il dio dunque disse: “ Alle nozze di Pèleo avrei dovuto
agire con maggiore prudenza.
Sarebbe stato meglio miei cavalli che non vi avessi mai ceduto!
Che cosa andavate cercando tra gli esseri umani (mortali)
tra le misere parti del destino?
Ora eccovi, così colpiti da mali di breve durata,
voi che io ho creato liberi dalla vecchiaia e anche dalla morte
e che già avete preso parte ai guai degli esseri umani.
Infatti i poveri cavalli piangevano sempre l’immodificabile
e sventurata morte.

Breve commento


In questo componimento poetico di Constantinos Kavafis viene descritto un passo molto importante dell’Iliade, ovvero il momento in cui i cavalli di Achille iniziano a piangere per la morte dell’amico del Pelide, Patroclo. Viene descritta la loro disperazione in quel tragico momento e viene anche riportato il discorso di Zeus riguardo proprio all’atteggiamento assunto dai cavalli di fronte a questo avvenimento tanto luttuoso. Zeus afferma che aveva creato i cavalli liberi sia dalla vecchiaia sia dalla morte, ma essendo stati ceduti ad Achille avevano avuto modo di entrare a contatto con i mortali, pertanto iniziarono a partecipare al dolore e alle tragedie degli esseri umani.

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