Ominide 1386 punti

L'Alfier nero di Boito

Il racconto L’Alfier nero è interamente costruito intorno all’elemento del dualismo; infatti ci sono due protagonisti, Giorgio Anderssen, il quale è completamente bianco, e Tom, che è completamente nero. Nella parte finale si ha una sovrapposizione di piani per cui non riusciamo più distinguere l’elemento bianco dall’elemento nero.
L’Alfier nero è considerato tra le migliori opere di genere fantastico dell’Ottocento italiano. Il termine “fantastico” è un calco della parola francese “fantastique”. Il genere fantastico, che si deve a Hoffmann e giunge in Italia grazie agli scapigliati, unisce la realtà al soprannaturale, il reale al meraviglioso, e quindi prevede che il racconto resti molto vicino al dato di realtà e non porti esclusivamente al mondo del meraviglioso. In generale, gli scapigliati seguono i modelli della letteratura fantastica europea in maniera piuttosto statica, ma con delle eccezioni, come quella dell’Alfier Nero, nel quale Boito riesce a unire i temi principali del fantastico offrendo però una chiave di lettura diversa.
Il dualismo che caratterizza il racconto è messo in evidenza dall’immagine della scacchiera con la quale esso si apre. L’incipit è quindi incentrato sull’immagine di una partita a scacchi (che, se guardata in prospettiva, è emblematica) e sulla categorizzazione dei due personaggi principali. L’esordio dell’Alfier nero racchiude gli elementi che fanno la complessità e la ricchezza del racconto:
1. L’apostrofe al lettore
2. La tematica del gioco, con le sue implicazioni diaboliche e soprannaturali
3. Il riferimento alla frenologia di Gall
4. Il bianco assoluto contrapposto a un nero altrettanto assoluto, che sottolinea l’aspetto “geometrico” del testo
5. L’effetto di suspence e il flashback utile a colmare il vuoto conoscitivo, l’enigma dei due uomini
6. La teatralità della scena
7. Il significato simbolico dei colori: si intuisce come la lotta fra i pezzi bianchi e neri sia destinata a rappresentare lo scontro di due razze, indoli, modi di vivere, pensare e comportarsi.
Protagonisti:
-Giorgio Anderssen è il personaggio bianco, ed è il rappresentante del gentleman americano (almeno nella prima parte); in particolare egli incarna il WASP americano (White Anglo-Saxon Protestant). È caratterizzato da connotazioni legate all’intelligenza. Per Andersenn, la partita a scacchi è anche un tentativo di ricondurre il nero, l’Altro, nel profondo della giungla da cui viene, e dimostrare ancora una volta che gli occidentali sono i migliori, i più intelligenti e i più forti.
-Tom è il personaggio nero, e si tratta di un uomo colto e raffinato; tuttavia, egli rappresenta l’altro in quanto tale, che viene ridotto ad animale, o comunque considerato come un essere appartenente a una categoria inferiore. Nella prima parte del racconto, tutte le informazioni che riguardano Tom sono gestite da europei (gli ospiti dell’albergo) e americani (Andersenn), detentori di un punto di vista occidentale e necessariamente deformante, sui neri. In particolare, nel racconto, gli ospiti dell’albergo in cui si svolge la vicenda paragonano Tom a una creatura diabolica (“pare Satanasso in persona”) e bestiale (“l’ho preso per un ourang-outang”) e a un criminale (“un assassino che si fosse annerita la faccia”). Dunque la figura di Tom è portatrice di un tema fondamentale, quello della riduzione dell’altro alla categoria e a qualcosa di negativo.
L’opposizione tra i due personaggi è totale: uno è bianco assoluto e l’altro nero assoluto, non ci sono sfumature, e il simbolo della scacchiera mette in risalto il contrasto tra questi due termini oppositivi. Nella descrizione dei personaggi viene inoltre citato Joseph Gall, ideatore della frenologia. Quest’ultima attribuisce particolari facoltà e tratti della personalità di un individuo a specifiche aree del suo cervello:
Immagini al posto degli scacchi bianchi un uomo dal volto intelligente; due forti gibbosità appaiono sulla sua fronte, un po’ al di sopra delle ciglia, là dove Gall mette la facoltà del calcolo

Nel racconto sono presenti riferimenti storici precisi: ad esempio viene richiamato l’atto formale per l’abolizione della schiavitù (congresso di Vienna 1815). Inoltre, si dice che Andersenn ha combattuto nella guerra di secessione (1861-65), legata profondamente alla questione dello schiavismo. C’è poi un riferimento alle rivolte degli schiavi in Giamaica e a Santo Domingo, un tema molto vivo al tempo di Boito. Infatti, in una scena del racconto, Tom legge il Times per informarsi sulla rivolta degli schiavi alla quale suo fratello sta partecipando. Questi riferimenti storici mettono in evidenza come il fantastico sia fortemente legato alla realtà. L’opposizione del bianco e del nero, quasi metafisica nella scena iniziale, addirittura teologica secondo Andersenn (il quale sostiene che le lotte fra bianchi e neri non finiranno mai, poiché Dio pose l’odio fra le due razze), acquista tutta la concretezza dei riferimenti storici.

È possibile affermare che la partita a scacchi a cui si fa riferimento sin dall’incipit del racconto, si trasforma simbolicamente in una contesa, un confronto piuttosto violento che non avviene nella pratica, ma si realizza nella tensione che c’è tra i due protagonisti. Questi ultimi affrontano la battaglia (la metafora bellica è consueta nel modello degli scacchi) adottando strategie completamente opposte: Andersenn utilizza la strategia della guerra, caratterizzata dalla pianificazione di ogni singola mossa e dal continuo attacco. L’avversario, al contrario, non attacca ma si difende, e adotta la strategia della guerriglia, caratterizzata dall’irrazionalità e dall’improvvisazione; egli utilizza il metodo delle insurrezioni che vengono evocate nel testo attraverso il riferimento storico alle rivolte di Santo Domingo. Queste due diverse strategie rispecchiano le due modalità di essere dei personaggi: da un lato abbiamo Andersenn, che è freddo, calcolatore e razionale, e dall’altro Tom, che manifesta la tensione attraverso il sudore e non pianifica i propri movimenti, ma agisce in base all’istinto.

Se la prima parte del racconto è molto vicina al dato reale, nella seconda parte la partita a scacchi giocata dai due protagonisti assume connotazioni non più legate al reale ma presenta implicazioni diaboliche (infatti il confronto tra i due personaggi ha un epilogo tragico). Quando le luci si spengono, la partita a scacchi non è più una scienza, e nemmeno un gioco, bensì una battaglia per la vita e per la morte, che impegna veri uomini e non statuette; e l’alfiere, non è più un pezzo qualsiasi, ma il “pezzo segnato”, “l’idea fissa”, il “pezzo fatale”. A questo punto, l’esperienza e l’abilità di Andersenn non contano più, e neppure le regole del gioco hanno più alcun valore. Non è più Andersenn a vincere, ma Tom. Andersenn rimane intrappolato nella sua ostinata negazione, che lo porta all’omicidio dell’avversario e, infine, alla follia. Questa viene intesa come il “non riconoscimento” di sé, che è il giusto contrappasso per chi non ha saputo riconoscere l’altro da sé.

I temi presenti nell’opera sono:
-il colonialismo
-la schiavitù
-la relazione tra bianchi e neri
-lo sguardo sull’altro, e, in particolare, lo sguardo europeo sull’alterità, che viene ridotta a categoria e associata a qualcosa di negativo.
Opposizioni presenti nel testo:
• Europa colonialista/Africa, serbatoio di neri per la tratta degli schiavi;
• America del Nord, patria di Andersenn, occidentalizzata (bianchi)/America caraibica, patria di Tom, America delle colonie e dei neri;
• Civiltà raffinata condivisa dagli ospiti bianchi dell’albergo/stato di natura incarnato da Tom, destinato a essere designato con diverse metafore animalesche;

• Liberta/schiavitù →Andersenn afferma che i neri sono schiavi per natura e non sono degni della libertà);
• Tattica della guerra(Andersenn)→ ordinata, razionale, geometrica, offensiva, tattica delle grandi battaglie che hanno segnato la storia d’Europa/tattica della guerriglia (Tom) →disordinata, confusa, difensiva, tattica delle insurrezioni e degli ammutinamenti di cui è costellata la storia delle colonie americane. Strategie connotate dal punto di vista culturale, e a ognuna di esse corrisponde uno specifico talento: razionalità chiara e matematica di Andersenn/intuizione oscura e misteriosa di Tom. Infine le due strategie sono rappresentate da un pezzo specifico: torre bianca che procede in linea retta (emblema del calcolo razionale)/alfiere nero che procede in linea obliqua (emblema dell’astuzia)

Hai bisogno di aiuto in Autori e Opere 800 900?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email