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Verso la fine della prima parte della Terra desolata, s'incontra la prima descrizione di città. Londra è rappresentata come una «città irreale», attraversata da una folla anonima e inconsapevole che, con l'atteggiamento degli ignavi nell'Inferno di Dante, si reca al lavoro.


La grande metropoli moderna e l'Inferno dantesco

Come nell'Ulisse di Joyce, lo sfondo su cui si muovono gli uomini alienati del presente è la grande metropoli moderna. In Joyce come in Eliot la città è l'allegoria, il «correlativo oggettivo» della confusione e della desolazione. Eliot - insieme a Montale - è il primo poeta moderno a servirsi di immagini tratte dall'inferno di Dante per descrivere la vita cittadina e, più in generale, per illustrare la condizione dell'uomo contemporaneo. Grazie a Eliot, a Montale - e, qualche anno più tardi, a Mandelstam - è cambiato il modo in cui gli scrittori del Novecento si sono avvicinati a Dante. Eliot si richiama anche a Baudelaire (v. 60), il primo poeta ad aver descritto con un'ottica moderna l'alienazione del-la grande città. Da Baudelaire discende anche la tendenza a cogliere gli aspetti onirici (cioè di sogno) e fantasmagorici della metropoli.


Il correlativo oggettivo

La teoria del correlativo oggettivo ha molti significati e molte applicazioni. Con il termine «correlativo oggettivo» Eliot indica la rappresentazione di riflessioni o sentimenti astratti attraverso scene e figure visibili e sensibili, cioè attraverso similitudini, monologhi e dialoghi di personaggi e descrizioni del mondo fisico. Nel brano che abbiamo letto, la città e la folla degli impiegati che camminano come gli ignavi sono un correlativo oggettivo della condizione onirica, «irreale» della vita moderna. La loro descrizione la descrizione di una scena percepibile dai sensi illustra una nozione astratta: la spersonalizzazione e la massificazione della umanità contemporanea.
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