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Cuore e Pinocchio: due opere a confronto


Pochi anni dopo il 1861, data del raggiungimento dell’unità italiana, sono pubblicati due libri destinati ai giovani del tempo: Cuore di Edmondo de Amicis e Pinocchio di Carlo Lorenzini, detto Collodi. L’obiettivo di entrambi è di adempiere ad una funzione educativa, in un momento in cui l’Italia stava attraversando un momento di importanti trasformazioni politiche, sociali e culturali.
L’Italia era fatta, come fu detto da Massimo d’Azeglio, ed ora bisognava fare gli Italiani, cioè educare il popolo ad essere dei bravi Italiani. Occorre anche precisare che il monopolio dell’educazione in quel tempo, era in mano alla Chiesa cattolica che manteneva delle posizioni molto dure ed intransigenti nei confronti dell’ Italia unita: per questo motivo i due romanzi tentano di contrastare la Chiesa esprimendo tesi a favore di un’educazione soprattutto laica.
In Pinocchio gli insegnamenti che predominano sono:
1) colui che ha sbagliato deve pagare (= Pinocchio ha abbandonato la scuola, ha seguito i cattivi esempi e per punizione viene trasformato in un asino da circo)
2) colui che ha trasgredito le regole sociali viene umiliato e sconfitto da chi è più potente. Il mondo cui si lancia il burattino è crudele e fatto di imbroglioni sempre pronti ad approfittare delle debolezze altrui (= il Gatto, la Volpe, Lucignolo).
3) nell’educazione non esiste alcun posto per l’indulgenza perché la redenzione si può ottenere solo al prezzo di un duro sacrificio e rispettando le leggi.
Il rifiuto dell’ideale educativo proposto dalla Chiesa è ancora più evidente in Cuore , in cui l’autore caldeggia una pedagogia laica, nazionale e liberale. La scuola diventa il microcosmo dell’ Italia post-risorgimentale: il maestro è il simbolo dello Stato e del ruolo che esso attribuisce alla scuola pubblica e non più privata e confessionale. L’impianto del romanzo si costruisce su due coppie contrapposte: la più odiosa e antipatica e quella formata da Franti e Nobis. Franti è un personaggio negativo, una specie di delinquente nato. E’ povero e pieno di rancore nei confronti della società ed incapace di dare un contributo personale al gruppo-classe. E’ il simbolo della classi umile, secondo l’immagine che si era costruita la borghesia, quando essa non accetta la propria condizione e si ribella (ed infatti Franti sarà espulso dalla scuola). Nobis è un nobile sprezzante e molto fiero del proprio rango ed anch’esso, per motivi diversi, si autoesclude dal gruppo-classe. Ma il giudizio di De Amicis è severo anche contro Nobis che rifiuta il principio liberale dell’uguaglianza civile. In pratica, il messaggio che vuole trasmettere l’autore è questo: le posizioni dei due ragazzi sono entrambe inutili e dannose ai fini della creazione della nuova Italia che si è appena formata.
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