Eliminato 896 punti

Il pessimismo leopardiano e quello manzoniano

Manzoni e Leopardi approdano alla stessa visione cupa del reale e alla stessa visione negativa della natura umana ma trovano risposte opposte alle domande della vita. Per Manzoni l’uomo è l’unico responsabile del male che lo circonda: schiavo degli appetiti, superbo per natura, ha contaminato con il peccato originale il primordiale stato di beatitudine della sua esistenza e ha istaurato il bellum omnia contra omnium. L’uomo leopardiano invece è la più infelice delle vittime perché la Natura matrigna lo asseta di desideri che non trovano realizzazione, lo sfinisce con l’illusione di colmare il suo vuoto. Inoltre, mentre l’uomo manzoniano è dotato di libero arbitrio, l’uomo leopardiano è destinato al fallimento dell’azione: bisognosa di realizzare nobili fini nella sua esistenza è schiavo delle catene della materia. Infine, mentre l’uomo manzoniano ha ancora la religione che lo salva dalla voracità del peccato, l’uomo leopardiano ha pure una consolazione ma non nella vita quotidiana, bensì nel rifugio in una dimensione parallela: l’immaginazione. È evidente che le riflessioni dei due autori si concentrano sulla lotta tra cuore e intelletto, anima e ragione, se Manzoni supera tale conflitto con la religione. Leopardi ne sarà coinvolto per tutta la sua esistenza. Il pessimismo manzoniano è pessimismo cristiano, chiara e combattiva visione del male; il pessimismo leopardiano è pessimismo cosmico, disillusione e lacerante del Male.

Hai bisogno di aiuto in Autori e Opere 800 900?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità