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confronto tra le poesie Sgelo e Autunno

Sgelo è composta da 8 versi, mentre Autunno da 12, anche se in entrambe i versi sono liberi e non sono divisi in strofe. Nella prima sono presenti solo due verbi, quindi lo stile è nominale e anche paratattico, poiché i periodi sono semplici; nella seconda sono presenti più verbi, ma le frasi rimangono semplici, perciò ha solo uno stile paratattico. In entrambe, inoltre, il lessico è semplice.
In entrambe le poesie il tema trattato è quello del ciclo delle stagioni, del mutamento e vengono descritti dei paesaggi. Si scrive però di mutamenti differenti: nella prima passaggio avviene dall'inverno alla primavera, mentre nella seconda dall'estate all'autunno. In entrambe le liriche le stagioni e i mutamenti sono metafora di altro. In Sgelo si passa da un momento buio e triste ad uno gioioso e felice, mentre in Autunno viceversa. Perciò, anche le parole chiave delle poesie discordano. Nella prima suggeriscono felicità, come ad esempio: “bucato a festoni” il bucato viene paragonato agli addobbi di una festa; nella seconda si percepisce la malinconia, già fin dai primi versi, mediante espressioni quali: “piogge piangenti” in cui le piogge vengono paragonate a pianto, oppure “terra nuda e triste”. Inoltre il mutamento si percepisce in momenti differenti: nella prima dall'ultimo verso, mentre nella seconda dal primo. Ciò, invece, non avviene per la chiave di lettura delle liriche: infatti, il messaggio di esse si capisce dagli ultimi versi. Se volessimo entrare nel dettaglio si noterebbe che in entrambe le composizioni il sole è pallido, ma in Sgelo diventerà più luminoso, mentre in Autunno la sua luce calerà sempre di più; inoltre, nella prima non ci sono indicazioni temporali, se non alla fine, mentre nella seconda sin dall'inizio vengono nominati dei mesi.

In entrambe le poesie l'uomo è importante, poiché il bucato è paragonato ad addobbi e la terra è definita “nuda e triste” perché è l'uomo che li percepisce così. Inoltre in entrambe sin dai primi versi è possibile intravedere la presenza umana: nella prima con le espressioni “case nel sole”, tetti bianchi”, “finestre aperte”, “bucato a festoni”, e infine appare anche una figura umana, “donne affacciate”; nella seconda con gli aggettivi “piangenti”, “nuda e triste” che conferiscono caratteristiche umane ai fenomeni naturali.
Le liriche terminano con le espressioni “va” e “addio”, che danno l'impressione di allontanamento e di distacco. In Sgelo un periodo triste, l'inverno, se va; mentre, in Autunno è il periodo più bello della vita dell'autore, l'estate, ad andarsene.

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