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La Scuola Storica


Gli inizi: originariamente, la “Scuola Storica” si basava (così ci indica Pasquale Villari) sul distacco dalla letteratura contemporanea, sul gusto per la letteratura popolare o popolareggiante, sull’ardore della ricerca, sull’interesse per l’inedito, sulla simpatia per i secoli “in cui la luce s’offusca” e sull’idea di letteratura come prodotto di processi evolutivi.
Fra i collaboratori del promotore D’Ancona (il meno attrezzato, giornalista e politico) troviamo Carducci, Teza e Comparetti (tutti trentenni e titolari di cattedre universitarie anche esterne all’italianistica) e Del Lungo (il più giovane).
Consigliato dai colleghi, il D’Ancona scrisse quattro saggi a premessa dei volumetti della “Collezione”, in cui confrontava le nostre leggende tre-quattrocentesche con il patrimonio leggendario europeo. Segno dell’adeguarsi della nostra produzione storico-filologica ai livelli europei (Mussafia, Paris, Meyer).
Del Lungo, passato dagli studi legali alle lettere, si era formato fra Siena, Pisa e la Firenze della Crusca. Compilatore del Vocabolario della Crusca dal 1868, Del Lungo frequentò gli storici e gli eruditi locali, ricevendo un’ottima preparazione lessicografica, archivistica e umanistica (grazie al Carducci).
Anche l’avvocato Adolfo Bartoli si era formato fra Siena e Firenze, dando prova di interessi filologici perseguiti da autodidatta (fondò anche l’”Archivio Veneto”).
Per tutti e tre, comunque, fu un passaggio quasi obbligato la buona intesa con gli ultimi puritani.
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