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Futurismo: origini e intenti letterari


Il termine “futurismo” vuol dire “arte del futuro”. Si tratta di un movimento artistico-letterario fondato dallo scrittore Filippo Tommaso Marinetti, che il 20 febbraio del 1909 pubblicò sulla prima pagina del prestigioso quotidiano francese “Le Figaro” il manifesto futurista che recitava: «Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano».
A questo manifesto ne seguirono altri che riguardavano le varie arti: la pittura, la scultura, la musica, l’architettura e la letteratura (arti gemelle): il manifesto tecnico della cultura futurista; il manifesto dei musici futuristi, ecc. La poetica futurista si fondava proprio sui canoni e sugli aspetti principali proclamati da questi manifesti.

Innovazioni del futurismo

Sul piano delle idee il futurismo proclamava la rottura completa con i canoni del passato, tanto che i futuristi chiamavano i crepuscolari “passatisti”. Per eliminare totalmente ogni traccia delle vecchie concezioni essi proponevano la distruzione delle biblioteche, dei musei e delle accademie; l’abolizione della figura dell’archeologo e del professore: ogni cosa, dunque, che riguardasse il passato, a cui contrapponevano la civiltà moderna, la macchina e l’ebrezza della velocità. Essi volevano inoltre “uccidere il chiaro di luna”, espressione con la quale indicavano il loro rifiuto per la poesia romantica.
Incoraggiati dalle nuove scoperte scientifiche, i futuristi esaltavano l’amore per l’audacia, per il pericolo e per la ribellione. Uno dei punti del manifesto futurista recitava infatti: “il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia”. Essi dicevano inoltre: “un’automobile ruggente è più bella della vittoria di Samotracia, simbolo della bellezza classica per antonomasia.
Essi sostenevano inoltre che la guerra fosse la sola igiene del mondo, dunque l’unico elemento purificatore. Ciò richiama una scena dei Promessi Sposi in cui, terminata la peste, Renzo incontra Don Abbondio per il quale la peste è stata una vera e propria scopa che ha spazzato via potenti e malvagi oppressori, ma che allo stesso tempo ha eliminato i geni migliori, come ad esempio Perpetua.
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