Concetti Chiave
- Ettore Schmitz, noto come Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1861 in una famiglia borghese ebraica, influenzato da un contesto culturale cosmopolita e multilingue.
- La vita di Svevo appare superficiale e conformista, ma nasconde un'indagine profonda sulla coscienza umana e la crisi dell'individuo moderno.
- Il suo esordio letterario con "Una vita" nel 1892 è un fallimento, ma gli incontri con James Joyce e Sigmund Freud influenzano significativamente la sua scrittura.
- Svevo rappresenta una figura di scrittore di confine, assimilando diverse correnti filosofiche e culturali, evidenziando la sua condizione di marginalità e contraddizione.
Le origini e l'educazione
Vita: Ettore Schmitz nasce a Trieste nel 1861 da un'agiata famiglia della borghesia mercantile ebraica. Trieste è in questo periodo una città di frontiera e un porto fondamentale dell'Impero austro-ungarico; questo contesto cosmopolita, multinazionale e mitteleuropeo (in cui convivono italiani, tedeschi, sloveni, greci) influisce profondamente sulla sua cultura. Nel 1874 viene inviato a studiare in Baviera per imparare il tedesco e la pratica commerciale. Lì si avvicina alla grande letteratura e alla filosofia, leggendo autori come Schiller, Goethe, Schopenhauer e Shakespeare. Torna a Trieste nel 1878 per perfezionare l'italiano (lingua in cui non si sentiva del tutto sicuro, dato che a casa parlava il dialetto triestino) e, per volere paterno, si iscrive a un istituto commerciale pur non rinunciando all'ambizione di diventare scrittore. Nel 1880 inizia a collaborare con il quotidiano triestino "L'Indipendente".
Il genio nascosto di Svevo
Il genio dietro una banale normalità (Il carattere): A differenza del classico stereotipo romantico dell'autore dalla vita tormentata o avventurosa, l'esistenza di Svevo appare ingannevolmente comune e conformista. Esternamente sembra incarnare il perfetto e opulento borghese: impiegato di banca, dedito alla famiglia, appassionato di violino, fumo, tennis e bagni termali. Tuttavia, questa facciata di mediocrità e agiatezza domestica è in realtà una "copertura". Dietro la rassicurante routine quotidiana si nasconde un uomo "stupido, egoista, calcolatore, senza tatto" (secondo la descrizione dell'intellettuale Roberto Bazlen), ma soprattutto un indagatore spietato, profondo e sovversivo della coscienza umana e della crisi dell'uomo contemporaneo. La sua scrittura non è un semplice passatempo, ma una necessità vitale e un'indagine clandestina sulla fragilità dell'interiorità.
Lavoro e prime opere
Il lavoro e l'esordio letterario clandestino: Nel 1883, a causa del fallimento dell'azienda paterna, Svevo è costretto a interrompere gli studi e a cercare lavoro, venendo assunto alla Union Bank di Vienna come addetto alla corrispondenza francese e tedesca. Oppresso dal lavoro impiegatizio, trova nella letteratura una via di fuga e di evasione. Questa scissione tra la vita pratica e l'arte lo porta a pubblicare nel 1892, a proprie spese e sotto lo pseudonimo di Italo Svevo (nome scelto per siglare la fusione tra la sua cultura italiana e quella tedesca), il suo primo romanzo: Una vita. L'esordio letterario dell'impiegato Ettore Schmitz si rivela tuttavia un totale fallimento: l'opera riceve pochissime recensioni e rimane quasi del tutto invenduta, lasciando lo scrittore nell'ombra.
Matrimonio e stabilità apparente
L'indifferenza della critica e il matrimonio: Nel 1898 Svevo pubblica a sue spese il secondo romanzo, Senilità, che subisce un fallimento ancora peggiore del primo, venendo accolto da un silenzio quasi assoluto. Nel frattempo, nel 1896, sposa Livia Veneziani, figlia del proprietario di una fabbrica di vernici sottomarine. Questo matrimonio segna una svolta: nel 1899 Svevo lascia la banca ed entra come funzionario nella ditta del suocero, compiendo frequenti viaggi in Inghilterra. Dal punto di vista sociale ed economico raggiunge una solida stabilità, apparendo come un perfetto e agiato borghese integrato nel sistema industriale. Tuttavia, questa facciata pubblica nasconde un continuo tormento interiore, testimoniato da lettere e diari, che lo costringe a vivere la sua vocazione di scrittore in modo clandestino.
Incontri decisivi
L'incontro con James Joyce e Sigmund Freud: Durante il lungo periodo di apparente rinuncia alla letteratura, avvengono due incontri decisivi per la sua formazione. Nel 1905, per esigenze di lavoro, prende lezioni di inglese a Trieste dallo scrittore irlandese James Joyce; tra i due nasce un rapporto di stima reciproca e Joyce elogia i primi due romanzi di Svevo. Nel 1908 avviene l'incontro teorico con la psicoanalisi attraverso le opere di Sigmund Freud, che Svevo approfondisce quando un suo cognato entra in analisi con Freud stesso. L'esperienza della psicoanalisi non lo convince come terapia medica, ma si rivela uno strumento fondamentale e rivoluzionario per la sua scrittura.
Successo e tragedia
La Grande Guerra, il successo con La coscienza di Zeno e la morte: Con lo scoppio della prima guerra mondiale, la fabbrica di vernici viene chiusa dalle autorità austriache e Svevo, libero dagli impegni industriali, ritorna alla letteratura scrivendo tra il 1919 e il 1922 La coscienza di Zeno, pubblicato nel 1923. Inizialmente l'opera viene ignorata in Italia, spingendo Svevo a inviarla a James Joyce a Parigi. Joyce si adopera per far conoscere il libro ai critici francesi Valery Larbaud e Benjamin Crémieux, che ne decretano il successo internazionale (il "caso Svevo"). Poco dopo, in Italia, è il poeta Eugenio Montale a riconoscerne per primo la grandezza. Svevo vive così una stagione di straordinario successo e riscatto internazionale, bruscamente interrotta nel settembre del 1928: durante un viaggio in auto con la moglie, subisce un incidente stradale nei pressi di Motta di Livenza e muore pochi giorni dopo in ospedale per complicazioni cardiache e respiratorie.
Un intellettuale sui generis
La scoperta della grandezza di Svevo, avvenuta in Francia, difficilmente avrebbe potuto verificarsi in Italia. Inserire la sua opera dentro gli schemi della tradizione letteraria italiana, quindi apprezzare i temi e le forme del suo impegno creativo non era semplice per i lettori italiani a cavallo tra Ottocento e Novecento lo scrittore Triestino rappresenta, sia culturalmente sia antropologicamente, una figura di intellettuale piuttosto "sui generis": privo di una formazione umanistica, non proviene da un ambiente votato alla pratica letteraria, si forma ad autodidatta, scegliendo di leggere opere autori che suscitano il suo interesse personale, svolge una professione che non ha nulla a che vedere con l'arte scrive di nascosto, come per compensare In segreto e privatamente il grigiore e il conformismo del contesto familiare e professionale di cui fa parte.
Influenze filosofiche
I dati costitutivi delle esperienze intellettuale sveviana sembrano essere dunque:
- marginalità (rispetto agli ambienti culturali italiani);
- estraneità (alla formazione tipica del letterato, in particolare di quello italiano);
- contraddizione (per il combinarsi in lui di aspetti, tendenze e correnti di pensiero diverse e talvolta persino opposti fra loro).
Si può dire considerando i dati biografici e culturali, che Svevo rappresenta un caso eccezionale di scrittore di confine:
tra 800 e 900 (i secoli a cavallo tra cui vive), tra Italia e impero austro-ungarico, tra il dialetto triestino, lingua tedesca e lingua italiana, tra gli ebraismo e laicità, tra letteratura e dilettantismo, tra filosofia e arte, tra autobiografia e finzione letteraria.
Questa è una condizione che fa capire la scelta dello pseudonimo dell'autore: Italo perché scrive in italiano; Svevo, cioè tedesco, per cultura, filosofia e mentalità.
Le diverse correnti di pensiero che l'autore approfondisce vengono tutte assimilate, ma rielaborate in modo personale punto in generale, egli ne accoglie il "pars destruens" (ovvero operazione di pulizia intellettuale), ma non la "pars construens" (fase in cui si stabilisce il nuovo metodo scientifico, basato sull'esperimento e sull'induzione).
Questo dato è particolarmente evidente in relazione al pensiero dei cinque filosofi scienziati che maggiormente incidono sulla formazione intellettuale di Svevo: Schopenhauer, Darwin, Marx, Nietzsche e Freud.
La lettura di Arthur Schopenhauer si coglie soprattutto nei primi due romanzi. Il filosofo tedesco affermava che non sono gli uomini a volere, ma una volontà superiore, cieca nazionale che agisce sui bisogni, sugli impulsi e sui motivi che spingono all'azione, la quale pertanto non è mai libera. Ci sono uomini che seguono questa volontà e si gettano nella lotta per la vita, i cosiddetti "lottatori", e altri che restano ai margini privilegiando l'attività di riflessione, ossia i "contemplatori".
Svevo prende questa visione filosofica dividendo l'umanità in due schiere: da una parte ci sono esami, coloro che godono dei doni della vita e sono integrati all'ordine naturale e sociale; dall'altra parte si trovano i malati, gli netti che si sottraggono alla vita e sono infelici, deboli e destinati all'insuccesso. Questi ultimi appaiono ridicoli e goffi anche dei comportamenti interpersonali, mentre i lottatori risultano brillanti nella vita sociale, ma per puro istinto, senza l'apporto della ragione o di particolare doti intellettuali. A differenza che nel filosofo però, in Svevo manca qualsiasi spirito eroico: il suicidio di Alfonso, in "Una vita" non solo contraddice la tenace resistenza morale predicata da Schopenhauer, ma riafferma la debolezza umana.
Svevo applica le tesi sulla selezione naturale di Darwin alla sfera sociale per interpretare i rapporti dal singolo e la comunità in cui vive: nei suoi romanzi vi è sempre un personaggio inadattato alla competizione che soccombe all'antagonista vincente (come Guido Speier nella coscienza di Zeno).
Si tratta però di una vittoria apparente: come vedremo nella coscienza di Zeno, la presunta sanità coincide spesso con conformismo, mentre una condizione disadattata, si accompagna dalla consapevolezza e dalla capacità di accettarla con ironia, può garantire una maggiore libertà nell'osservare il mondo e la vita.
Per Svevo l'uomo moderno è costretto a misurarsi con le drammatiche conseguenze dello sviluppo della civiltà industriale e con le dinamiche sociali ed economiche interne alla società capitalista illustrate da Karl Marx. Anche in questo caso però la conoscenza e la vicinanza di Svevo al pensiero del filosofo non indicano un adesione: il marxismo viene accettato come prospettiva per studiare i meccanismi psicologici alienati che incidono sulle personalità dell'individuo, ma non come proposta sociale o come materia rivoluzionaria.
Di Nietzsche condivide la critica alla società borghese.
A incidere maggiormente sulla visione dell'esistenza e la conoscenza con la psicanalisi. Le teorie di Sigmund Freud apprese nel 1908 e approfondita a partire dal 1911 si riverberano nel romanzo La coscienza di Zeno, ma l'indagine dell'interiorità è un tratto che caratterizza anche la fase precedente della produzione sveviana. Lui mira a studiare l'inconscio e ad esplorare in profondità i processi mentali attraverso i quali ogni persona maschera, mistifica giustifica i propri comportamenti. La psicanalisi costituisce quindi uno straordinario strumento di conoscenza per scandire le stratificazioni della coscienza e le ingannevoli costruzioni della memoria, ma ciò non significa che essa si riveli un valido sistema terapeutico.
(Titolo aperto perché non sappiamo se Zeno è cosciente o meno).
Qual è il significato de 'La coscienza di Zeno'?
La coscienza di Zeno è forse il romanzo italiano che più di ogni altro rappresenta la crisi di certezze e valori tipica dei primi decenni nel 900.
Infatti proprio il protagonista è un testimone esemplare della dissoluzione dei fondamenti filosofici su cui era basata la civiltà borghese del secolo precedente: intossicato dal fumo, debole suggestionabile, soffre in realtà di un male tutto interiore, di una sorta di patologia della volontà che tenta di vincere e ripercorrendo le vie oscure dell'inconscio.
Non incontriamo più una voce esterna che smaschera e corregge le menzogne del protagonista, che lo mette a nudo e lo giudica, ma ci troviamo di fronte all'ambigua confessione di un soggetto che mescola nelle proprie affermazioni verità e bugie, false interpretazioni e menzogne volontarie, secondo il flusso imprevedibile della propria coscienza.
Struttura del romanzo
Svevo inizia la scrittura del suo terzo romanzo nel 1919, dopo l'ingresso delle truppe italiane a Trieste, ne conclude la stesura nell'estate del 1922 pubblicandolo l'anno successivo.
- Il testo si presenta come un lungo memoriale in prima persona, organizzato per nuclei tematici, che si Immagina scritto per ordine di un medico, il dottore S. (Svevo stesso? O magari Sigmund Freud?) È in cui il protagonista, Zeno Cosini ripercorre i momenti salienti della propria vita.
-Il libro è aperto da una prefazione, firmata dal dottor S. Che dichiara di pubblicare il testo di Zeno per vendicarsi della sua decisione, presa senza consultarlo, di abbandonare il trattamento psicanalitico. La scrittura dell'autobiografia era infatti richiesta da Zeno dal medico.
- segue un preambolo, scritto dal protagonista stesso, il quale afferma che quelle pagine sono state composte su consiglio dello psicanalista a cui si era rivolto, all'età di circa 60 anni per guarire dal vizio del fumo.
- si susseguono poi si ai capitoli tematici, in cui la successione cronologica dei fatti narrati viene continuamente alterata dalla scena di accorparli in base all'argomento su cui è incentrato ogni capitolo. Quindi i ricordi, le sensazioni, le immagini dell'esistenza di Zeno non sono riportati secondo un ordine temporale, ma organizzati attorno alcuni fatti ritenuti importanti che danno il titolo ad altri capitoli: "il fumo", "la morte di mio padre", "la storia del mio matrimonio" ecc.
Il protagonista Zeno
1- Zeno è un uomo spesso bloccato nell'agire, è un inetto quindi una persona incapace di vivere un'esistenza positiva e costruttiva: per allenamento indeciso, è passato dagli studi di diritti a quelli di chimica, per poi tornare di nuovo i primi. 2- Il sintomo più vistoso del suo "male di vivere" è il vizio del fumo, di cui è succube fin da ragazzo e del quale, nonostante i numerosi tentativi, non è mai riuscito a sbarazzarsi.
3- Alla stessa maniera non ha mai risolto il rapporto con il padre, che un uomo assai diverso da lui e che non lo ha veramente mai capito: è un borghese solido e concreto, e morirà senza che ci sia mai realizzata tra loro un autentica comunicazione. Prima di spegnersi non fidandosi del figlio, che ormai ha più di 30 anni, dispone per testamento che il proprio patrimonio sia messo sotto la tutela dell'amministratore Olivi.
4- in seguito Zeno decise di sposarsi ma incerto tra le diverse sorelle Malfenti (Augusta, Ada, Alberta, Anna) , rifiutato prima da Ada e poi Alberta, prende in moglie quella che gli piace di meno, Augusta.
5- forse per questo in seguito trova un amante, Carla, una ragazza del Popolo appassiona radicanto e che vede nel denaro dell’uomo un'opportunità per migliorare la propria condizione. Dopo due anni dall'inizio della relazione però, il protagonista si stancherà di lei, anche se sarà la ragazza ad annunciargli la propria decisione di sposare il maestro di canto al quale zio stesso l'aveva affidata. Del resto il matrimonio con Augusta si rivela in realtà tutt’altro che infelice: la donna è saggia è buona, e Zeno trova il lei stabilità e tranquillità.
6- Ada, la sorella più giovane ammalata si è imbruttita dopo il matrimonio. Il marito Guido Speier è un uomo superficiale: insieme a lui Zeno fonda una società commerciale, ma la pessima conduzione degli affari da parte del commiato, che nel frattempo ha iniziato una relazione adulterina con la segretaria, la conduce sull'orlo del fallimento.
7- per impietosire la moglie e convincerla a pagare i debiti, Guido finge per due volte di volersi suicidare: la seconda volta sbaglia la dose di barbiutici e muore punto A questo punto Zeno prende in mano le redini della società si dimostrabile negli affari, cosa che prima nessuno (nemmeno lui) avrebbe creduto.
8- l'inetto, il malato Zeno appare come il vero vincitore, poiché la sua presunta debolezza si è mostrata in realtà una superiore capacità di adattarsi.
9- l'opera termina con un ultimo capitolo composto da alcune pagine staccate dal resto della narrazione, una sorta di diario che si finge scritto mentre in corso la Prima Guerra mondiale. Zero è decisa a interrompere la cura a due punti dopo un anno ha riletto la sua autobiografia e ora manifesta tutta la propria sfiducia verso la psicanalisi e verso il dott. S. Non è guarito, ma lo scoppio del conflitto ha determinato un deciso miglioramento, poiché l'amministratore Olivi ha dovuto rifugiarsi in Svizzera.
10- così Zeno, liberato dal controllo del tutore, ha potuto avventurarsi in alcune imprese commerciali che si sono rivelate estremamente fortunate. Si sente bene dice che avrà riacquisito salute, ma questo non non grazie alla cura del dottor.S. ma anzi al contrario rispetto a questa.
11- percepisce perfino il piacere di sentirsi vivo e felice, immuno alla tragedia collettiva della guerra che osserva lucidamente a distanza. Alla fine Zeno decide di inviare tutto quanto quello che ha scritto allo psicanalista per mostrargli cosa pensa di lui e della sua cura.
Il protagonista:
Zeno è un uomo pigro svogliato, distratto e ipocondriaco, è convinto di essere affetto da tutte le malattie possibili e di ciò ha coscienza. Egli avverte uno scarto tra sei altri tra il proprio modo di considerare la vita e quello della maggior parte delle persone punto in questo senso è uno "straniero" (dal greco xenos). Per molti anni crede che questo sia un grave problema e prova in diversi modi a conformarsi ai modelli comuni; la stessa decisione di sottoporsi alla terapia psicanalitica e un tentativo in questa direzione. Alla fine del romanzo, però, sarà orgoglioso della prima diversità che a quel punto percepirà come un elemento di forza.
Padri e rivali
I padri e i rivali: diversi personaggi del romanzo possono essere ricondotti alla figura del padre, che si caratterizza al tempo stesso come modello per raggiungere la normalità e come un antagonista a cui desidera sostituirsi. Oltre al suo vero genitore, i padri possono essere considerati il tutore Olivi e il suocero malfenti. Avversario in amore e invece Guido Speier poiché l'esatto opposto di Zeno in quanto bello, brillante, sicuro di sé punto considera nemico anche il dottor. S. Poiché intende scrutare nei luoghi più profondi della sua anima, come per rimproverarlo delle sue colpe nascoste e delle sue menzogne.
Le figure femminili
Le figure femminili: nel rapporto con le donne emergono con particolare evidenza le debolezze e le contraddizioni del protagonista. Zeno afferma di essere innamorato della moglie di provare per lei una profonda stima, ma finisce per tradirla: Augusta è una sorta di moglie-madre con il quale egli stabilisce il rapporto di tenera affetto, mentre Carla è oggetto di una passione puramente sessuale.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza del contesto culturale di Trieste nella formazione di Svevo?
- Come si manifesta il contrasto tra la vita pubblica e la vocazione letteraria di Svevo?
- Quali sono gli incontri decisivi che influenzano la scrittura di Svevo?
- In che modo "La coscienza di Zeno" riflette la crisi dei valori del suo tempo?
- Qual è il significato del personaggio di Zeno nel contesto della sua epoca?
Trieste, città cosmopolita e porto dell'Impero austro-ungarico, ha influenzato profondamente la cultura di Svevo, che nasce in una famiglia borghese ebraica e si confronta con diverse lingue e tradizioni (si veda il testo).
Svevo appare come un borghese agiato e conformista, ma dietro questa facciata si cela un tormento interiore e una necessità vitale di scrivere, che vive in modo clandestino (come descritto nel testo).
L'incontro con James Joyce e l'approccio alla psicoanalisi di Sigmund Freud sono fondamentali per Svevo, che trova in queste esperienze stimoli per la sua scrittura, pur non accettando la psicoanalisi come terapia (come evidenziato nel testo).
Il romanzo rappresenta la dissoluzione dei fondamenti della civiltà borghese, con un protagonista che vive una patologia interiore e una confusione tra verità e menzogna, simbolo della crisi di certezze del primo Novecento (come indicato nel testo).
Zeno incarna l'inetto e il malato, ma alla fine emerge come un vincitore, mostrando che la sua apparente debolezza si traduce in una capacità di adattamento e consapevolezza, riflettendo le contraddizioni dell'uomo moderno (come descritto nel testo).