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Italo Svevo: Vita e formazione


Il vero nome di Italo Svevo era Hector Schmitz. Nato da una famiglia di origini ebraiche nel 1861 a Trieste, nell’allora impero austro-ungarico, egli italianizzò il proprio nome in Etore Samigli in seguito all’annessione Della Venezia Giulia all’Italia.
Nel 1874 l’autore intraprese studi di tipo commerciale presso il collegio di Segnitz, in Baviera, quindi la sua formazione avvenne in un ambiente linguistico prettamente tedesco, fattore che influenzerà profondamente il suo stile letterario. La biculturalità, infatti, costituì un elemento importante nella vita dello scrittore. Egli però, a differenza di molti letterati risorgimentali, non la vivrà mai in modo conflittuale, ma sempre in armonia, sottolineando anzi la propria doppia culturalità nella scelta dello pseudonimo Italo Svevo.
Portati a termine gli studi, egli rivolse i propri interessi alla filosofia e alla scienza e ciò gli consentì di avvicinarsi al mondo letterario: nel 1888 pubblicò il suo primo racconto intitolato “Una Lotta”, scritto in lingua italiana sotto lo pseudonimo di Ettore Samigli.
Nel 1892 egli pubblicò il suo primo romanzo, Una Vita, firmato con il definitivo pseudonimo di Italo Svevo, un omaggio alle sue doppie radici italiane e tedesche. L’opera non ottenne il favore del pubblico, restando sostanzialmente sconosciuta. Il suo secondo romanzo, “Senilità”, costituì un ulteriore insuccesso che spinse l’autore quasi ad abbandonare del tutto il mondo letterario. Egli si riavvicinò alla scrittura solo nel 1907, anno in cui conobbe lo scrittore irlandese James Joyce, che lo incoraggiò a scrivere un nuovo romanzo. Durante gli anni precedenti alla pubblicazione della sua opera più famosa, “La coscienza di Zeno”, Svevo si interessò allo studio della psicoanalisi da cui fu fortemente influenzato e tradusse L’Interpretazione dei sogni di Freud.
Nel 1919 l’autore iniziò a collaborare con il giornale “La nazione” e nel 1923 pubblicò “La coscienza di Zeno”. Il romanzo, inizialmente di poco successo come i precedenti, riscosse il favore del pubblico a partire dal 1925, anno in cui Joyce ne propose la lettura ad alcuni critici francesi e in Italia Eugenio Montale ne affermò la grandezza pubblicando sulla rivista milanese “L’esame” un saggio intitolato “Omaggio a Italo Svevo”. Reso famoso da Joyce all’estero e da Montale in Italia, oggi Svevo è unanimemente conosciuto come il maggiore rappresentante italiano del genere psicologico.
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