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Vita di Svevo


Nacque a Trieste nel 1861 da genitori ebrei.. non nasce italiano in quanto Trieste faceva ancora parte della dominazione austriaca. Il padre era tedesco e la madre italiana precisamente del friuili. Il suo vero nome è Ettore Swhmitz. Compiuti gli studi commerciali, anche per desiderio del padre, fu dapprima impiegato di banca e poi dopo il matrimonio con Livia Veneziani, entrò come socio dell'azienda del suocero. Svevo morì a Motta nel 1928 a causa di un incidente automobilistico. Svevo fu uno scrittore ignorato per molti anni (aveva una formazione classica), ma solo grazie all'amico James Joyce(grande letterato inglese e suo maestro), conosciuto a Trieste, negli ultimi anni acquisì una grande importanza anche all'estero. Mentre in Italia fu soprattutto appoggiato da Eugenio Montale. La fama di Svevo prende il decollo soltanto dopo il secondo conflitto mondiale. La sua opera appare veramente nuova, e seppe rappresentare e comprendere in modo autentico la spiritualità del secolo grazie alla sua sensibilità umana di scrittore e l'ambiente in cui si formò; e si collocò di conseguenza accanto alla produzione letteraria di: Pirandello, Proust, Joyce, Kafka, Thomas Mann ecc...non solo fu bravo e attento nello saper scrutare i meandri tortuosi del subcosciente. Egli diede alla letteratura italiana del primo novecento un contenuto e una dimensione europea. Si può collegare benissimamente con Pirandelli, soprattutto x temi che lui affrontò.

Pensiero e opere


Alla base del pensiero di Svevo ci sono le idee di tre pensatori: Schopenauer, Darwin e Freud. Italo Svevo trascorre tutta la sua giovinezza a scrivere per di più romanzi. I due romanzi maggiori inizialmente sono: UNA VITA e SENILITA'. Dopo poi 25 anni di silenzio, nel 1923 ne pubblica un terzo, che riscuote grande successo ed è LA COSCIENZA DI ZENO (pubblicata grazie all'aiuto di James Joyce). Pone un' eccezionale attenzione per la realtà contemporanea, deriva dal clima mittlleuropeo, ovvero il decadentismo, fa parte di un' epoca di decadenza di crisi. Volge lo sguardo sull'individuo analizzandolo e concentrandosi su di esso. Da un lato lui è convinto che l'esistenza sia dovuto al CASO, non si può dare una spiegazione razionale dell'origine dell'universo, condivide il pensieri di Marx ovvero che il mondo è fatto di lotte di classe (potrebbe essere paragonata all'attuale situazione dell'america con l'ascesa di Trump). Dai filosofi di fine 700 e inizio 800 condivide la crisi corrosiva all'individuo, per lui ad un certo punto critica tutta la letteratura precedente, nel senso che i personaggi non devono essere solidi a tutto tondo, come quello manzoniano. Ma i personaggi secondo lui sono fragili, cambiano continuamente prospettiva, hanno una facciata e un'interiorità e quindi è difficile scrivere dell'uomo, e la vita in realtà è problematica. Svevo inoltre dice che l'uomo moderno è malato di inettitudine, "l'odierna canazza", l'uomo è stanco della ripetitività e della vita borghese, elemento predominante è la crisi della borghesia (mondo noioso che porta l'uomo al primo conflitto mondiale) , il popolo che vuole il cambiando, facendo scelte che vanno a danno pure a se stessi e la società. L' uomo appare annoiato e quindi ha il desiderio di voler essere qualcosa di più. Questo è abbastanza evidente nella sua opera "La coscienza di Zeno" <--il cui protagonosta ha delle grandi ambizioni , ma non vuole lavorare e aiutare per inettitudine, vuole essere riconosciuto, amato e avere successo ma senza sforzo, senza fatica. Non ebbe nemmeno la forza di scegliere la donna con cui sposarsi, passare la vita, infatti sarà la moglie di scegliere lui. Da ciò si capisce che critica comunque l'inettitudine, ma nell'ultima parte in particolare dice che se anche il genere umano prendesse consapevolezza di questa inettitudine, è da una parte salvo, perchè comunque ammette di avere questa malattia. Diciamo che questa opera è molto pure autobiografica, e lui in prima persona mi riferisco a Svevo ammette di essere un inetto.

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