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Tristan Tzara e il dadaismo

Il movimento Dada nacque nel 1916 a Zurigo grazie al rumeno Tristan Tzara, principale esponente e fondatore, il quale pare abbia trovato questa parola aprendo a caso un dizionario insieme a degli amici. Il temine ha una valenza polisemica: in rumeno e russo significa “sì sì”, nel linguaggio infantile francese significa cavallo, oppure è la semplice riproduzione di un suono infantile che sottolinea il rifiuto dell’utilità dell’opera d’arte e la spontaneità assoluta dell’artista che gioca come un infante. Nel 1818 “il primo manifesto del dadaismo” ad opera di Tzara e successivamente il gruppo di spostò a Parigi. A differenza delle precedenti avanguardie (es. futurismo) il dadaismo è fortemente nichilista poiché non offre nessuna indicazione positiva né propone nuovi canoni di bellezza in opposizione a quelli della tradizione. A questo movimento aderirono intellettuali come Breton, Argon, Duchamp e Soupault e lo scopo di esso era la distruzione sistematica di qualsiasi possibilità di comunicazione convenzionale: “dada non significa nulla”. In letteratura il dadaismo consisteva nella dissoluzione della sintassi (assenza di discorso logico), deformazione del lessico (scrittura formata da suoni e fonemi di libertà spesso e al limite del paradosso e del nonsense). L’artista dada era portavoce di una rivolta comune a tutti i giovani che esigeva un’adesione completa dell’individuo alle necessità della sua natura, senza riguardi per le sue necessità umane (come famiglia, religione, arte, fratellanza, onore..).

Criticano la civiltà borghese e le manifestazioni dadaiste (Parigi tra 1919 e 1923) disorientarono totalmente il pubblico che rimase scosso dalle invenzioni basate sull’assurdo e sul nonsense. (es. Tzara legge articolo di giornale accompagnato da un baccano infernale di campanelli e raganelle, il pubblico iniziò a fischiare). La mancanza di progettualità dovuta all’adesione al nichilismo e lo scarso successo col pubblico, portano alla fine del movimento (1923) e molti aderenti al gruppo confluirono così nel surrealismo.

“ Per fare una poesia dadaista” (Tzara): il testo conserva ancora una struttura linguistica tradizionale e coerente, ma illustra in modo provocatorio le linee essenziali della poetica dadaista. Una poesia dadaista è composta da parole accostate in modo casuale e senza alcun senso, senza nessi logici e sintattici. In questo modo testo risulterà incomprensibile ma allo stesso tempo conserverà la sua autenticità e bellezza. Per comporre una poesia di questo genere non occorre alcuna cultura o preparazione, chiunque può scriverla. La letteratura è vista come un gioco privo di regole e certezze, come provocazione che rivela l’assurdità della vita, infatti e per loro l’esistenza non è altro che un grande caos!

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