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I romanzi dell'inettitudine: Una vita

Una Vita e Senilità, risentono ancora dell'esperienza del Realismo e Naturalismo francesi (Flaubert,Zola) e del Verismo. Ma i protagonisti dei romanzi di Svevo, si differenziano radicalmente dai personaggi di Verga: i "vinti" sono sconfitti dopo aver tentato di uscire dalla classe sociale di appartenenza; gli "inetti" di Svevo, invece, sono incapaci di vivere e, privi di determinazione, rinunciano in partenza alla lotta.

Una vita

Dapprima intitolata Un inetto, riprende numerosi aspetti del Realismo e del Naturalismo francesi.
- ricalca nel titolo un noto capolavoro di Guy de Maupassant
- narra le vicende di un arrampicatore sociale, il provinciale Alfonso Nitti. (sulla scia di Stendhal e di Balzac)
- ricorstruisce alla maniera di Zola alcuni ambienti della borghesia triestina, vi sono anche numerosi elementi autobiografici.

Il romanzo parte dagli aspetti sociologici, ma ben presto si concentra sul carattere del protagonista, sui vaghi sogni di successo sociale e culturale. Alfonso Nitti è schiacciato sia dai meccanismi della società borghese, sia dai propri meccanismi psicologici tendenti all'autoinganno, che gli impediscono di cogliere la realtà e avere una comunicazione reale con gli altri.
Il protagonista è un vinto, ma non ha la grandezza epica dei "vinti" verghiani. Persino il suo suicidio non ha nulla di eroico, è solo l'ultimo atto della sua inettitudine.
L'opera è permeata di detrminismo positivista, riscontrabile per esempio nell'impossiblità di accedere a una classe sociale superiore, ma anche nell'opposizione tra i due tipi umani: Macario, predestinato a vincere nella lotta per la vita e Alfonso, il perdente.

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