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1. La vita.
Aron Hector Schmitz (Italo Svevo è uno pseudonimo letterario che mostra come lui sia una fusione tra italiano (Italo) e tedesco (Svevo)) nacque nel 1861 a Trieste (territorio asburgico) da una famiglia borghese ebrea. Venne indirizzato dal padre (commerciante di vetrami) verso la carriera commerciale e venne mandato in collegio insieme ai fratelli. Ma lui voleva diventare scrittore e cominciò a comporre testi drammatici e collaborò al giornale irredentista “L’Indipendente” sul quale si firmava E. Samigli. Il padre fallì per un investimento sbagliato e Svevo venne declassato e dovette lavorare nella Banca Union di Vienna che considerava opprimente. Cercava la sua evasione nella letteratura: frequentava la biblioteca pubblica, leggeva libri classici e cominciò a scrivere novelle e il suo primo romanzo “Una vita” con il suo pseudonimo. Alla morte della madre incontrò Livia Veneziani (cugina) di cui si innamorò e con la quale si sposò ed ebbe la figlia Letizia. Ciò segnò una svolta decisiva nella sua vita poiché da “inetto” e insicuro trovava un terreno solido su cui contare e i suoceri avevano una fabbrica di vernici antiruggine per le barche nella quale lavorò come impiegato. Per lavoro dovette compiere viaggi in Francia e Inghilterra entrando a contatto con mondi diversi. Diventato uomo d’affari e dirigente industriale lasciò l’attività letteraria perché dannosa per la sua nuova vita produttiva (anche per l’insuccesso di Senilità). Ma il suo bisogno di scrivere è forte e si manifesta nel suo diario, nei saggi filosofici e da alcuni racconti. Incontrò James Joyce che divenne il suo insegnante di inglese tra i quali nacque un’amicizia e Joyce mostro le sue poesie e racconti a Svevo mentre quest’ultimo gli fece leggere i suoi racconti e venne incoraggiato a continuare. Poi, grazie al cognato che fece una terapia con Freud, incontrò la psicanalisi. Grazie allo scoppio della guerra, che requisì la fabbrica, Svevo riprese la sua attività letteraria e scrisse La coscienza di Zeno che non ebbe grande successo. Quindi spedì l’opera a Joyce che lo mostrò agli intellettuali francesi che lo apprezzarono e scrissero un numero dedicato a lui nella rivista “Le Navire d’Argent”. In questo modo ottenne fama internazionale ma indifferenza in Italia; solo Montale scrisse un ampio saggio su di lui. Progettò di scrivere un altro romanzo su Zeno ma nel 1928 morì in seguito a un incidente. Svevo non fu un letterato puro ma sei dedicò ad altre attività e non ebbe una formazione umanistica, come gli altri scrittori, ma la conseguì da autodidatta, grazie alle sue letture.

2. La cultura di Svevo.

Alla base delle sue opere c’è una grande cultura filosofica, usata in modo critico, influenzata da:
- Schopenhauer che riteneva che tutto ciò che è reale è razionale e indicava come unica via di salvezza dal dolore la contemplazione e la rinuncia. Al quale si rifaceva per il carattere effimero dei nostri desideri, nelle sue opere , Svevo, cerca di smontare gli alibi.
- Nietzsche che lesse nei testi originali e dal quale trasse l’idea del soggetto come pluralità di stati in divenire.
- Darwin al quale si rifà per mostrare che ogni suo personaggio è il prodotto di leggi naturali non volontarie.
- Marx dal quale riprende l’atteggiamento critico e lo fa simpatizzare per il socialismo. Da esso conosce i conflitti di classe e capisce che tutti i fenomeni ne sono influenzati. Ma non condivide le proposte politiche come la dittatura del proletariato e la collettivizzazione preferendo vie utopistiche come mostra nella rivista “Critica sociale”.
- Freud al quale si avvicina per il suo interesse per le tortuosità della psiche. Non apprezza la psicanalisi come terapia ma come puro strumento conoscitivo e quindi non ne apprezza la parte costruttiva ma quella critica.
I letterati francesi furono quelli che lo influenzarono maggiormente ma anche altri:
- Flaunbert dal quale riprende la rappresentazione della miseria della coscienza piccolo borghese. Come Madame Bovary i personaggi di Alfonso Nitti ed Emilio Brentani sono dei sognatori che evadono dalla loro vita costruendosi una realtà alternativa con l’immaginazione e filtrano la loro esperienza attraverso stereotipi presi dai libri ma ne restavo vittime. Riprende anche l’atteggiamento di derisione nei confronti dei personaggio.
- Zola dal quale riprende la ricostruzione minuziosa dell’ambiente della banca
- Bourget dal quale riprende il romanzo psicologico e l’analisi interiore dei personaggi
- Turgheniev che presenta vari personaggi “inetti” che Svevo riprende
- Dostoievskij che si addentra nelle zone segrete della psiche per cogliere gli aspetti ambigui
Venne anche influenzato da letterati inglesi. Il rapporto con Joyce fu importante perché rafforzò lo scrittore che voleva abbandonare la letteratura.

3. Il primo romanzo: Una vita.
Lo pubblicò a proprie spese nel 1892 presso l’editore Vram dopo essere stato rifiutato dal famoso Treves. Avrebbe voluto intitolarlo Un inetto ma per l’editore era poco accattivante ma in ogni caso ebbe poco successo. Alfonso Nitti va a lavorare a Trieste, dopo la morte del padre, nella banca Maller. Ma questo lavoro gli va stretto e decide di evadere sognando la gloria letteraria. Un giorno il padrone della banca lo invita a cena dove conosce e diventa amico di Macario, giovane e brillante, che diventa il suo modello. Annetta (figlia di Maller) sceglie Alfonso come collaboratore nella stesura di un romanzo. Alfonso seduce Annetta anche se non la ama. Francesca (istitutrice e sua amante) cerca di spingerlo a sposare Annetta per cambiare la sua vita ma, impaurito, scappa con la scusa della madre malata. Alla morte della madre ritorna a Trieste rinuncia alla “lotta per la vita” e si limita a contemplarla. Ma viene invaso da una forte gelosia quando scopre il fidanzamento di Annetta e Macario e gli vengono affidati compiti meno importanti. Così affronta Maller al quale alcune sue parole sembrano ricatti e chiede ad Annetta spiegazioni ma all’appuntamento si presenta il fratello che lo sfida a duello. Sentendosi incapace alla vita, Alfonso, cerca una via di scampo nella morte. Esso viene influenzata dai modelli più illustri del romanzo moderno:

- Romanzo della scalata sociale: un provinciale che vuole avere successo anche se Alfonso si limita a sognarlo.
- Romanzo di formazione: un giovane si forma alla vita
C’è anche un forte influsso di Zola nella volontà di ricostruire uno specifico quadro sociale come nell’indagine sociale della famiglia Lanucci presso la quale Alfonso affitta una camera. Afonso mostra un nuovo tipo di personaggio: l’“inetto”. Esso è debole, insicuro e incapace alla vita e Svevo non si limita a ritrarne la condizione psicologica ma ne individua le radici sociali. Alfonso è un piccolo borghese intellettuale legato alla cultura umanistica diverso dalla società triestina industriale. La sua impotenza sociale diventa impotenza psicologica perché non riesce a inserirsi in quella società così diversa da lui, ha bisogno di crearsi una realtà e una maschera che lo risarcisce dalle frustrazioni reali (caratteristica principale dell’inetto). Ad Alfonso si oppongono degli antagonisti che possiedono tutte le caratteristiche mancanti:
- Maller è l’incarnazione del Padre, possente e terribile
- Macario è il Rivale, brillante e sicuro di sé
La vicenda è raccontata da una voce esterna che parla in terza persona, è impersonale la focalizzazione è interna al protagonista (gli eventi sono presentati dal punto di vista della sua coscienza). È presente un labirinto di tortuosità dove si intrecciano sogni, momenti di lucidità, autoinganni e contraddizioni. Le riflessioni di Alfonso e le analisi del narratore sono molto intricate e cercano di analizzare le varie contraddizioni. Il narratore interviene a giudicare l’azione e a smascherare gli inganni e gli alibi.

4. Senilità.
Viene pubblicato nel 1898 a spese di Svevo e non ottiene successo. Emilio Brentani lavora in una società di assicurazioni a Trieste e ha pubblicato un romanzo. Ha condotto una vita tranquilla, priva di pericoli e piaceri, e vive con la sorella Amalia. È amico di Stefano Balli, scultore con forte personalità, che ha insuccesso in arte ma successo con le donne e rappresenta per Emilio una figura paterna. Emilio ha una storia con Angiolina con la quale vuole divertirsi senza impegni (imitando Balli) ma se ne innamora e la trasforma in una creatura angelica. Quando scopre i suoi amanti è pervaso da una forte gelosia ma non riesce a staccarsi da Angiolina con la quale riallaccia la relazione, ma il possesso lo delude. La disgusta e la scopre rozza e volgare. Balli la prende come modella per una statua e lei se ne innamora facendo ingelosire Emilio. Anche Amalia si innamora di Balli e quando Emilio se ne accorge lo allontana da casa. Amalia si rifugia nell’etere e muore di polmonite. Emilio va da Angiolina mentre Amalia sta morendo e scopre l’ennesimo tradimento e la insulta violentemente. Dopo la morte della sorella si rifugia nella sua senilità e vede questa avventura come un vecchio vede il suo passato. A differenza del precedente:
Una vita Senilità
articolato quadro sociale si concentra solo sui 4 personaggi principali
affronta i problemi sociali i fatti esteriori hanno poco rilievo ma si occupa della dimensione psicologica
importante è l’analisi del protagonista: è simile a Nitti (intellettuale declassato, debole e inetto) e si isola dalle passioni rifugiandosi nel “nido” domestico. Ma Emilio desidera godere i piaceri della vita grazie ad Angiolina grazie alla quale entra in contatto col mondo esterno. L’inettitudine del protagonista è dovuta alla sua immaturità psicologica, infatti ha paura della donna e del sesso alla quale sostituisce una donna angelica rivelando un bisogno di dolcezza materna e il possesso fisico lo lascia insoddisfatto perché contamina quel puro ideale. Emilio maschera la sua immaturità nel rapporto con Angiolina costruendosi un’immagine virile di se che coincide con quella proposta dalla società borghese: individuo forte e sicuro di sé capace di costruirsi il suo mondo. Emilio e Balli sono personaggi complementari ed incarnano la crisi dell’individuo:
- Emilio si chiude nella sconfitta e nell’impotenza
- Balli vuole rovesciare l’impotenza in onnipotenza
La storia, in superficie, parla di un’ossessione amorosa ma, attraverso l’indagine psicologica, analizza l’ideologia dell’intellettuale piccolo borghese di fine ‘800. Emilio filtra la realtà attraverso schemi letterali rivelandone la sua dipendenza: Angelica come donna angelica la riprende dallo Stilnovismo e come donna fatale dai romanici. In Emilio troviamo residui positivistici quando studia freddamente Angiolina convinto che i comportamenti umani siano regolati da leggi di natura, con influenze di Schopenhauer e Nietzsche. Svevo proietta nel suo personaggio tutta la sua cultura ma riducendola a stereotipi; in questo modo presenta la degradazione dei temi culturali del tempo. I suoi stereotipi sono anche falsi poiché l’ideologia che guida Emilio è diversa da quella professata (vuole studiare scientificamente Angiolina ma se ne innamora), i suoi principi filosofici servono a mascherare la sua debolezza. Verso il suo eroe, Svevo, ha un atteggiamento critico. I fatti sono filtrati attraverso la coscienza del protagonista e poiché Emilio ha una falsa coscienza e si costruisce sempre maschere, il suo punto di vista è inattendibile. Ciò viene mostrato attraverso 3 procedimenti narrativi:
1. La voce narrante commenta, giudica e smaschera i suoi autoinganni. Nel romanzo si presentano 2 prospettive: di Emilio e del narratore.
2. Davanti agli alibi più vistosi il narratore tace poiché per la denuncia basta mostrare il contrasto (come quando Emilio si pone come uomo abile ed esperto) mostrando un’oggettiva ironia
3. Il linguaggio di Emilio è stereotipato, ricco di espressioni enfatiche e melodrammatiche banali.
Oltre a un romanzo psicologico, Senilità, critica la mentalità, la cultura e gli stereotipi concettuali, letterari e linguistici in un preciso momento storico.
La trasfigurazione di Angiolina: è la pagina conclusiva che vede Emilio tornare alla condizione precedente all’avventura con Angioina. La sua vita è tranquilla e priva di desideri e vede al passato con lei come un vecchio alla sua gioventù. Nei suoi sogni c’è una fusione tra Angiolina (donna-sesso che rappresenta il godimento) ed Amalia (donna-madre idealizzata con i valori del nido familiare)(due donne della sua vita). Angiolina diventa una creatura spirituale e diventa il simbolo in un futuro socialista (il sole nascente è simbolo socialista) e la personificazione del pensiero e del dolore. Il narratore smaschera tutte le menzogne che Emilio si è costruito attorno alla figura di Angiolina.

5. La coscienza di Zeno
Viene pubblicato nel 1923 ed è strutturalmente molto diverso dai precedenti. Furono anni di cambiamento che vennero risentiti dal poeta:
- si era conclusa la prima guerra mondiale, che aveva chiuso un’epoca
- si erano imposte nuove filosofie che superavano il positivismo
- si diffuse la psicoanalisi.
È un memoriale di Zeno Cosini per lo psicoanalista S. abbandonando la narrazione di una voce anonima ed esterna alla vicenda (‘800). Le vicende non vengono trattate cronologicamente (‘800) e la ricostruzione avviene intorno a temi fondamentali a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo 8eventi contemporanei possono occupare più capitoli perché trattano temi diversi). Il libro comincia con la prefazione del dottore che spiega il di averlo pubblicato vendicarsi del paziente che si è sottratto dalla cura e segue con il preambolo di Zeno che cerca di risalire alla propria infanzia e poi con i capitoli: il vizio del fumo, la morte del padre, il matrimonio, il rapporto con la moglie e l’amante, l’associazione commerciale col cognato Guido e Psicoanalisi in cui si scaglia contro il dottore e racconta la sua guarigione. Zeno conduce una vita oziosa passando da un’università all’altra senza laurearsi. Il padre è commerciante che ha poca stima del figlio e alla morte lo consegna in tutela a Olivi. Il loro rapporto è ambivalente, Zeno ama il padre ma lo delude continuamente e il vizio del fumo è inconsciamente legato al padre (inizia fumando un sigaro acceso dimenticato dal padre come per sottrargli la virilità). Alla morte il padre da uno schiaffo al figlio e Zeno non sa se sia incosciente o punitivo ma cerca di costruirsi un alibi per convincersi della propria incolpevolezza. Zeno trova un sostituto al padre in Malfenti (uomo d’affari) che prende come un modello che non riesce mai a raggiungere e rappresenta l’antagonista. Si innamora di Ada (figlia di Malfenti) ma sposa Augusta, la più brutta, perché le altre lo hanno rifiutato. Augusta è scelta inconsciamente ed è ciò di cui Zeno ha bisogno creando un clima affettuoso e sicuro. Zeno è nevrotico e proietta nella malattia la propria inettitudine e attribuisce al fumo la colpa di tutto. Cerca di liberarsi dal vizio ma non ci riesce. Ha un’amante, Carla, è pieno di sensi di colpa verso la moglie e alla fine Carla lo abbandona per uno più giovane. Zeno vuole entrare nella normalità borghese e fonda un’associazione commerciale con Guido (marito di Ada) che finge di adorare ma in realtà lo odia. Alla sua morte (si suicida per un crollo finanziario) Zeno sbaglia corteo (per Freud è rivelatore di impulsi inconsci). Anziano, decide di curarsi e alla fine si ribella al dottore che individua il complesso edipico. Grazie alla guerra Zeno si trasforma in un uomo d’affari e si proclama guarito anche se non è così. Il romanzo finisce con la visione dell’uomo come costruttore di ordigni che distruggerà il mondo. Il protagonista è un inetto (a differenza degli altri appartiene alla ricca borghesia commerciale) e Augusta è la sua antitesi che rappresenta il perfetto campione di santità borghese. Guido è un uomo sicuro di se e rappresenta il Rivale di Zeno. Il narratore è inattendibile e lo rivela subito dalla prefazione del dottore che insiste sulle verità e bugie raccontate nel diario. Tutto il racconto è un tentativo di auto giustificazioni per mostrarsi innocente nei rapporti col padre, con la moglie, con l’amante e con Guido ma emergono i suoi impulsi aggressivi e omicidi. Non sono menzogne volute, ma autoinganni per eliminare i propri sensi di colpa. Agisce inconsciamente (proposta di matrimonio fatta a tutte e alla fine ad Augusta che desiderava) e ogni suo comportamento ha motivazioni ambigue e opposte a quelle dichiarate. La coscienza di Zeno è una cattiva coscienza ed è avvolta di ironia oggettiva. Zeno è soggetto e oggetto di critica e guarda il mondo con distacco ironico. Si oppone ai sani che sono cristallizzati nelle loro certezze mentre Zeno cerca di sperimentare varie forme di esistenza e capisce che solo il movimento evita di cristallizzarsi e inquinarsi come avviene per i sani. Zeno ha un disperato bisogno di salute e di normalità: vorrebbe essere un buon padre e uomo d’affari. Ma capisce che la salute degli altri è malattia, sconvolgendo le nozioni di salute e malattia; fonde menzogna e acutezza critica rendendo impossibile fissare confini certi. Zeno è un personaggio a più facce, negativo perché rappresenta la falsa coscienza borghese e positivo perché è strumento di straniamento e conoscenza. Le basi teoriche del nuovo atteggiamento dell’inetto si trovano nel saggio L’uomo e la teoria darwiniana scritto tra Senilità e Coscienza. L’inetto è un essere in divenire che può evolversi grazie alla mancanza di sviluppo mentre il sano è compiuto e non può evolversi. L’inettitudine non è più segno di inferiorità ma di apertura e Svevo assume un atteggiamento più aperto e problematico e non critico. Per questo motivo non c’è più narratore esterno, Zeno è un personaggio in movimento che porta oggettivamente una visione straniante e quindi il narratore risulta inutile. Davanti a un personaggio mobile che sconvolge la visione di salute e malattia, forza e debolezza non è possibile mettere un narratore fisso che giudica in nome di valori certi. La voce narrante di Zeno è diversa dalla prospettiva inattendibile di Alfonso ed Emilio che venivano smentiti mentre Zeno non può essere smentito e la sua voce ambigua rende l’intero racconto ambiguo. Ciò rivela il passaggio da una visione del mondo chiusa (‘800) ad aperta (‘900).
PREFAZIONE: il dottor S. afferma di aver pubblicato (per vendetta) il manoscritto del suo paziente, Zeno Cosini, che si è sottratto alle sue cure nel momento in cui si stavano raggiungendo importanti risultati per il superamento della nevrosi, di cui Zeno era vittima. Si scusa di aver fatto questa introduzione (cosa che non sarà apprezzata dagli altri psicoanalisti) e ci dice non credere a quanto il suo paziente racconta.

Preambolo: il dottore gli aveva raccomandato di non guardare tanto lontano. Per facilitarsi il compito comprò un trattato di psicoanalisi, lo lesse, ma gli parve noioso. Dopo mangiato di sdraiò sulla poltrona per scrivere qualcosa ma si addormentò. Nel dormiveglia vede un bambino in fasce, non era lui ma il figlio della cognata, altri pensieri offuscavano la sua mente e non riusciva neanche a pensare a quelle cose che qualche volta l'avevano fatto felice. Quindi rinuncia e si propone di ritentare il giorno seguente

Psicoanalisi: Zeno riprende, dopo sei mesi di interruzione, a scrivere le sue memorie, per ribellarsi al medico, esprimendo il suo disprezzo e il suo rifiuto per la psicoanalisi. Ma in questo ultimo atto si rende conto che la malattia interiore di cui si sentiva vittima e da cui riesce a curarsi è una condizione comune a tutta l’umanità e che coincide con il progresso del mondo intero. Il romanzo si conclude con una drammatica profezia di un’esplosione che causerà la scomparsa dell’uomo dalla faccia della Terra.
Emerge la presunzione del medico convinto di aver guarito il paziente, che è ancora malato, mostrando come, per Svevo, la psicoanalisi sia inefficace. Le diagnosi del dottor S sono schematiche e astratte. L’aggressività di Zeno verso il medico mostrano, però, le tipiche resistenze del malato alla terapia che fa emergere la verità. L’autore è ironico verso il suo personaggio attribuendogli tutte le scuse più ridicole e proclamando la sua guarigione. Ma la sua salute è solo un’illusione e Zeno stesso dice di soffrire ancora dei dolori psicosomatici e proclama che la vita stessa è malattia contrastando con la frase “la vita non può essere malattia perché duole”. Inoltre ne Il vecchione (continuo) Svevo racconta che dopo la guerra Zeno ha perso i suoi averi mostrando come la sua ricchezza fosse dovuta al caso e non alla bravura.

6. I racconti e le commedie.
Sono stati scritti in vari periodi, alcuni incompiuti, e mai raccolti. Solo 3 furono pubblicati da Svevo:
 Una lotta (novella) pubblicato sull’Indipendente (primo testo narrativo) che presentava molti motivi di Senilità.
 L’assassinio di via Belpoggio (lungo racconto) pubblicato sull’Indipendente con lo pseudonimo Samigli che anticipa temi dei prossimi romanzi. Importante è l’analisi de processi psicologici innescati dall’omicidio dove si uniscono sensi di colpa, giustificazioni e alibi
 La tribù (racconto politico) pubblicato su Critica sociale
Tutti gli altri vennero pubblicati postumi:
 Lo specifico del dottor Menghi tratta dell’invenzione di un farmaco che diminuisce l’energia vitale e allunga la vita. Affiora il tema della vecchiaia e della gioventù
 Vino generoso, Una burla riuscita, La novella del buon vecchio e della bella fanciulla, Corto viaggio sentimentale legati alla tematica della Coscienza: malattia, vecchiaia e gioventù, impulsi dell’inconscio, sensi di colpa …
 Il vecchione o Le confessioni del vegliardo doveva essere la continuazione della Coscienza (solo frammenti) in cui il narratore è sempre Zeno ma non in un memoriale. Qui racconta della sua famiglia e dei suoi figli ma è inattendibile: dice di amarli ma dai suoi racconti emerge odio e rancore come già avveniva nella coscienza verso il padre, moglie, suocero e cognato. Svevo coglie le ambiguità della psiche e del comportamento. Critica la famiglia borghese cogliendo le tensioni nascoste dietro la facciata serena e rassicurante.
Le prime opere furono testi drammatici ed era un amante del teatro ma le sue commedie ebbero scarso successo solo Terzetto spezzato venne rappresentato mentre era in vita. Scrisse 13 commedie: Le ire di Giuliano, Le teorie del conte Alberto, Il ladro in casa, Una commedia inedita, Prima del ballo, La verità, Terzetto spezzato, Atto unico, Un marito, L’avventura di Maria, Con la penna d’oro. La rigenerazione è il testo più interessante ed è collegato ai frammenti del 4° romanzo e al motivo della vecchiaia Giovanni Chierici si sottopone a un’operazione per ringiovanire che scatena energie vitali nel vecchio che recupera la propria giovinezza; ma emergono anche le sue ambivalenze e i suoi impulsi aggressivi verso il mondo familiare. Svevo si riferisce soprattutto al teatro borghese che inscena in conflitti nascosti.

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