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La cultura
1. La cultura filosofica dell’autore si rifà contemporaneamente a capostipiti del pensiero irrazionale e positivista: da una parte Schopenhauer e Nietzsche, dai quali trae la consapevolezza del ‘carattere effimero e inconsistente della nostra volontà’, e dall’altra Darwin, da cui fu indotto a presentare il comportamento dei personaggi come prodotto determinato di leggi naturali.
2. Le nuove correnti del mondo intellettuale ebbero sull’autore una decisiva influenza: condivise con il marxismo l’atteggiamento critico verso la società borghese e si interessò della psicoanalisi come strumento di indagine della profonda realtà psichica, più che come metodo curativo
3. I maestri letterari di Svevo spaziano dai grandi romanzieri realisti francesi, in particolare Flaubert, da cui trasse l’irrisione fredda e corrosiva nei confronti dell’inettitudine dei personaggi, ai capofila del nuovo romanzo psicologico, come Dostoevskij e Bourget.

James Joyce e Italo Svevo
1. L’amicizia tra Svevo e Joyce, nata nel 1906 a Trieste, non portò a tecniche letterarie realmente sovrapponibili: il flusso di coscienza di Bloom non ha nulla a che vedere col monologo interiore di Zeno.
2. Il flusso di coscienza joyciano consiste nella mescolanza, senza alcuna indicazione di passaggio, di una tradizionale narrazione in terza persona con frammenti del pensiero del personaggio: i pensieri sono colti nel loro farsi immediato e descritti secondo una sintassi caotica e frantumata.
3. Il monologo interiore sveviano è invece rigidamente controllato dal personaggio-narratore: introduce analisi psicologiche, ricostruisce aspetti della sua esistenza passata, traccia ritratti delle personalità.
4. I collegamenti tra l’Ulisse e la Coscienza non sono diretti: le due opere sono accomunate dall’interesse per quella dimensione soggettiva al centro della ricerca novecentesca e mettono in crisi la statica visione del mondo tradizionale, ma profondamente distanziate da intenti e poetiche tra loro discordi.

Sigmund Freud e Italo Svevo
1. Il dottor Edoardo Weiss aveva promesso di parlare del romanzo in una rivista scientifica viennese, tuttavia, dopo un’attenta lettura, asserì che ‘con la psicoanalisi non ha a nulla a che vedere’.
2. Nel ‘Soggiorno londinese’ Svevo afferma la validità del travisamento da parte degli artisti delle teorie filosofiche e scientifiche: ‘Noi romanzieri usiamo baloccarci con grandi filosofie e non siamo certo atti a chiarirle: le falsifichiamo ma le umanizziamo’. Il tradimento della teoria freudiana è indicato come un’assimilazione tesa ad una creazione artistica originale.

3. L’appropriarsi di modelli filosofici porta comunque ad una infedeltà e ad un travisamento, ma è l’origine di opere originali e di creazioni artistiche eccezionali.

Caratteristiche generali
1. Il romanzo è narrato dal protagonista stesso, secondo un impianto autodiegetico: la focalizzazione interna è coincidente con il punto di vista inattendibile di Zeno stesso.
2. La trattazione del tempo è diversa da quella ottocentesca: la materia è disposta in ordine tematico e non cronologico, le vicende spesso si sovrappongono nel tempo. Il tempo soggettivo mescola piani e distanze, il passato riaffiora continuamente intrecciandosi all’infinito nel presente.
3. Gli argomenti dei capitoli risalgono sino alla prima infanzia: il vizio del fumo e il tentativo di liberarsene (Il fumo), il rapporto col padre e la sua morte (La morte di mio padre), la storia dell’esilarante matrimonio con Augusta (La storia del mio matrimonio), il rapporto con l’amante (La moglie e l’amante), la narrazione dell’attività imprenditoriale con Guido Speier (Storia di un’associazione commerciale) e infine lo sfogo del livore di Zeno contro lo psicoanalista che l’ha preso in cura (Psico-analisi).
4. Zeno porta alla luce l’inconsistenza della ‘salute’: nella sua imperfezione di inetto, è dubbioso e aperto ai cambiamenti, desidera conoscere e sperimentare le più varie forme di esistenza, e non si cristallizza in forma rigide ed immutabili come i sani. Il disperato bisogno di salute che egli sente coincide con il bisogno di integrazione nel contesto borghese: non riuscirà mai a conformarsi alla ‘salute’ borghese e vivrà sempre nel suo essere incompiuto e indefinito. Zeno finisce così per svelare che la ‘salute atroce’ dei borghesi, tanto certi e conformisti, altro non è se non una forma di malattia anch’essa.

Le due premesse
1. Le premesse gettano dubbi inquietanti sulla possibilità di interpretare univocamente la materia del romanzo: la presentazione dei fatti dà modo di intuire che il senso del romanzo stia nella pluralità di meditazioni, e che non si possa arrivare ad una lettura certa dei fatti.
2. La prima premessa presenta mille ambiguità: il dottor S. pubblica il memoriale per vendetta, contravvenendo il mutuo patto di riservatezza tra il paziente e il medico. L’inattendibilità del dottore si rileva inoltre dal suggerimento di redigere un memoriale come preludio alla psicoanalisi, consiglio totalmente al di fuori dalla prassi psicoanalitica.
3. Zeno da parte sua si ribella alla diagnosi di ‘complesso edipco irrisolto’ e alle cure del dottore e preferisce acquistare un manuale di psicoanalisi per ‘facilitargli il compito’. L’autobiografia che si accinge a stendere è un gigantesco tentativo di autogiustificazione, con la quale Zeno cerca di tacitare i sensi di colpa che lo tormentano: il personaggio-narratore rivela sempre un groviglio inestricabile di motivazioni ambigue, sempre diverse o opposte rispetto a quelle consapevolmente dichiarate.

[La malattia di Zeno] Il fumo
1. Zeno si rivolge ad uno psicoanalista in quanto difforme dai valori borghesi del tempo, sente di non riuscire mai a coincidere con il tipo borghese del suo tempo. Egli ritiene di essere ‘malato’, assimilando una forma patologica alla diversità che lo distanzia dal tipico borghese. Zeno non si cristallizza in forme rigide ed immutabili, non rientra nelle categorie di pensiero dei borghesi: il sistema di valori della classe media viveva del culto del profitto, in un’ottica di perbenismo religioso e salvaguardia della famiglia; Zeno invece si ritrova diverso ed abbietto.

2. Zeno si ritiene malato per il vizio incontenibile del fumo e per l’incapacità di amare le donne interamente: la diagnosi del medico suggerisce un complesso edipico irrisolto. Il rapporto squilibrato che egli intrattiene con soggetti di ambo i sessi è letto in una prospettiva psicoanalitica e diagnostica.
3. Zeno porta alla luce l’inconsistenza della ‘salute’: nella sua imperfezione di inetto, è dubbioso e aperto ai cambiamenti, desidera conoscere e sperimentare le più varie forme di esistenza, e non si cristallizza in forma rigide ed immutabili come i sani. Il disperato bisogno di salute che egli sente coincide con il bisogno di integrazione nel contesto borghese: non riuscirà mai a conformarsi alla ‘salute’ borghese e vivrà sempre nel suo essere incompiuto e indefinito. Zeno finisce così per svelare che la ‘salute atroce’ dei borghesi, tanto certi e conformisti, altro non è se non una forma di malattia anch’essa. Zeno è desolato per la sua incapacità di inserirsi nella società in cui è calato, ma allo stesso tempo vive con irrisione e fastidio la conforma piattezza di in mondo grigio e cinico.

Il rapporto con mio padre
1. Padre e figlio sono dipinti agli antipodi: l’uno è bello, ricco, imprenditore, virile e sicuro nelle sue convinzioni, l’altro è abulico, curioso rispetto a tutto, colto e inetto.

2. L’inettitudine dei personaggi sveviani dipende tutta dall’impossibilità di coincidere con un’immagine paterna, virile e solida: l’irrisolutezza del complesso edipico porta il personaggio-narratore ad impulsi profondi e corrosivi nei confronti del padre, che inconsciamente vorrebbe morto.
3. L’inconcludenza di Zeno e l’inettitudine alla vita sono un’inconscia contrapposizione alla perfetta adesione del padre al mondo borghese, una simbolica uccisione del modello paterno. Alla volontà del dottor Coprosich di tenerlo in vita, egli risponde con il rifiuto dell’accanimento terapeutico: al di sotto della benevolenza filiale, si cela l’impulso aggressivo del figlio contro il padre.
4. Zeno rifiuta di ammettere la propria volontà di uccisione nei confronti del padre: lo scarto tra la coscienza razionale e l’inconscio profondo generano in lui forti sensi di colpa, che egli cerca di esorcizzare attraverso ogni possibile gesto di carità nei suoi confronti. Lo schiaffo inflittogli dal padre, lungi dall’essere un atto di rabbia, provocano in Zeno la preoccupazione che il padre si sia accorto del suo desiderio inconscio: quando egli morirà, Zeno non riuscirà ad elaborare il lutto e si troverà costretto a cercare una figura sostitutiva (Giovanni Malfenti)


Storia del mio matrimonio
1. Privato della figura paterna, Zeno va subito in cerca di una figura sostitutiva, e la trova in Giovanni Malfetti, il padre elevato all’ennesima potenza, l’incarnazione della salute borghese. Uomo d’affare e acuto imprenditore, Giovanni si dimostra abile e sicuro nel commercio, saldo nelle sue incrollabili certezze, padrone del microcosmo da lui costruito.
2. Nella frequentazione del salotto Malfenti, egli si dimostra ironico, spiritoso e sagace: Augusta e Alberta lo apprezzano, Anna e Ada detestano invece le sue interminabili stramberie. La Signora Malfenti è titubante sul giudizio da dare al giovane, decide però che la cosa più giusta da fare sia congiungerlo a nozze con Augusta (Zeno si lascia pilotare dalla madre).
3. Desideri consci e impulsi inconsci ancora una volta confliggono: Zeno decide di innamorarsi di Ada ma inconsciamente non la vuole per la sua rigidità e il suo conformismo. Il piano razionale lo porta a corteggiare Ada, ma il piano inconscio lo allontana da lei: non fa niente di quello che Ada si aspetterebbe.
4. Quando nel salotto compare Guido Speier, Zeno capisce di non avere più alcuna possibilità: disperato, chiede prima ad Ada e poi ad Alberta di sposarlo, al loro rifiuto egli si propone ad Augusta, la quale, pur consapevole di essere l’ultima scelta, incredibilmente accetta. (Ella vivrà sempre un debito di gratitudine nei confronti del marito, che consapevolmente l’ha sposata senza amore).

La moglie e l’amante (La salute malata di Augusta)
1. Dopo il matrimonio, Zeno fa una scoperta eccezionale: Augusta possiede la salute del padre in tutte le sue sfaccettature, è religiosa, crede nelle due autorità politiche e ha fiducia nei medici (‘avevano fatto gli studi regolari per salvarci’) e nella famiglia (staremo insieme per sempre, per sempre, per sempre!). Egli spera nella possibilità di acquisire una salute analoga a quella della moglie: nell’inetto subito si rivela un disperato bisogno di integrarsi nella società borghese, divenendo finalmente sano e normale.
2. Zeno inizia tuttavia a chiedersi se l’immobile certezza della moglie non sia in realtà una trappola e dipinge il suo ridicolo sistema di certezza in toni ostili e corrosivi: ‘Io sto analizzando la sua salute, ma non ci riesco perché m0accorgo che, analizzandola, la converto in malattia’.
3. Zeno è inquietato da una profonda domanda di senso, inizia ad interrogarsi su chi siano veramente i malati e sull’esistenza di una reale salute. Di fronte alla schematica certezza della moglie, egli suggerisce che forse la salute non è altro che una forma di malattia collettivizzata.
4. Zeno è l’opposto della radicata fissità della moglie: egli è mutevole, inconcludente e incostante, ricerca disperatamente un’integrazione nel mondo borghese ma attesta l’irriducibile diversità che da esso lo separa.

Storia di un’associazione commerciale (pag 176)
Dopo la morte di Giovanni, Zeno e Guido aprono una ditta sconclusionata: comprano un ufficio prima ancora di sapere cosa farne e assumono come segretaria Carmen, che prontamente diventa amante di Zeno. Zeno dal canto suo è preso da una storia con l’amante Carla e non interviene per fermare il cognato nella sua rovina (1). Alla fine del primo anno di attività, Zeno si impegna con scrupolo nella redazione del bilancio (2), testimoniando affetto al cognato attraverso la dedizione al lavoro. Visto l’inaffrontabile ammonto di debiti, Guido inscena un suicidio per farsi consegnare la dote da Ada. Delapidata completamente, ne inscena un secondo, ma per una serie di inconvenienti ne rimane vittima. Zeno si lancia con dedizione nelle speculazioni di borsa, e riesce trionfalmente a recuperare metà del patrimonio perduto (3). Nell’animosità del lavoro, Zeno e il Nilini arrivano tardi al matrimonio: dopo essere accodati ad un funerale ortodosso, Zeno preferisce non intervenire alla celebrazione (4). Tornato la sera a casa Malfenti trova Ada furiosa nei suoi confronti: ‘Così hai fatto in modo che egli è morto proprio per una cosa che ne valeva la pena!’ (5).
1. Nella psicoanalisi freudiana, gli atti mancati sono manifestazione della volontà inconscia del singolo: di fronte alla rovina del cognato, Zeno non muove un passo per soccorrerlo e avvertirlo dell’imminente catastrofe. Consciamente egli si giustifica affermando di essere impegnato nella storia con Carla, inconsciamente tuttavia si avverte l’intenzionalità del mancato aiuto come una forma di vendetta, la volontà che il cognato finalmente fallisca in un aspetto della vita.
2. La cura scrupolosa impiegata nel redigere il bilancio suggerisce l’intento di ferire Guido: pur essendo convinto di aver superato l’odio provato sin dall’inizio per il cognato, Zeno nutre ancora passioni violente e risentite nei confronti del suo ‘padrone e signore’. Assistendo ‘senza grande dolore alla tortura che veniva inflitta a Guido’, Zeno viene colto da un dubbio angoscioso: ‘Sono buono o cattivo?’. Ancora una volta prova sensi di colpa nei confronti della sua condotta.
3. Zeno si era perfettamente avveduto della rovina economica verso cui precipitava Guido, ma gli era stato accanto senza soccorrerlo. Ora, per ‘innocentizzarsi’ e purificarsi dai sensi di colpa, si lancia in rischiose speculazioni di Borsa, e recupera metà del patrimonio di Guido. Consciamente questo gli dà il senso della sua bontà, innocenza e magnanimità, ma inconsciamente, salvando il patrimonio di Guido, celebra un postumo trionfo su di lui.
4. L’ostilità latente di Zeno si rivela nell’errore del funerale: è un inconscio atto mancato, rivelatore di un impulso profondo di vendetta sul cognato. Zeno ha trionfato su Guido, lo ha soverchiato nella
sua capacità imprenditoriale e lo ho moralmente rifiutato non partecipando al funerale: si sente energico ed euforico, finalmente privo della sua inettitudine.
5. Ada, infuriata con lui, si complimenta con Zeno: finalmente è riuscito a vendicarsi del cognato. Consciamente ha salvato la famiglia per amore, ma inconsciamente lo ha fatto per vendetta contro Guido.

Psicoanalisi

1. Zeno abbandona la stesura del memoriale e passa alla stesura di un diario di guerra per dimostrare a se stesso di essere guarito. Il dottor S. cerca di spiegargli il complesso edipico di cui è affetto, ma Zeno afferma di essere guarito: ‘La miglior prova ch’io non ho avuta quella malattia risulta dal fatto che non ne sono guarito’. Tutte le proteste di Zeno dinanzi alle diagnosi dello psicoanalista sono avvolte dalla sottile ironia dell’autore, che attribuisce al personaggio difese pretestuose e ridicole
2. Scoppia la guerra. Zeno una mattina, uscito dalla villa in campagna per fare una passeggiata, non riesce a ritornare trovando il fronte schierato. Zeno ritorna così a Trieste e si dà al commercio in nero. La fiducia nelle proprie doti è un sogno di onnipotenza virile: l’approdo alla maturità forte e sicura tradisce la costante volontà di rivalsa contro il padre.


Finale
1. Zeno arriva alla dolorosa conclusione che la salute tanto inseguita forse non esiste: la vita stessa è una malattia priva di senso, ed è inguaribile e sempre letale. E’ la condizione stessa degli uomini ad essere malata.
2. Qualunque sforzo di darci la salute è vano: l’uomo non conosce alcun progresso se non quello tecnologico. La sua condizione è cronicamente e perennemente malata: la sovrappopolazione, lo sfruttamento delle risorse, la tecnologica asservita allo sforzo bellico, tutto concorre ad alienare l’uomo dalla malattia.
3. L’uomo non progredisce nell’organismo, ma solo nello sviluppo di ordigni, sempre più sofisticati e lontani dalle sue naturali possibilità: si ritrova così più furbo e più debole, sempre meno soggetto alle salvifiche leggi di natura.
4. La civiltà capitalistica attuale ha imboccato una strada contraria alla natura, la conflagrazione universale ne è un necessario epilogo: un uomo darà vita ad un’esplosione incomparabile e la terra, ritornata alla forma di nebulosa, errerà nei cieli tornata finalmente alla salute, poiché priva di uomini.

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