Leonardo Sinisgalli

Nato a Montemurro, in provincia di Potenza, nel 1908, frequenta le scuole superiori a Caserta e Benevento; si trasferisce poi a Roma, dove intraprese gli studi di ingegneria, partecipando al tempo stesso alla vita artistica ed intellettuale della capitale. In particolare strinse amicizia con Ungaretti, la cui influenza fu decisiva per l'orientamento poetico, sebbene i suoi versi, fin dall'inizio, si differenzino da quello dell'amico per una più elementare e, al tempo stesso, immaginosa discorsività.
Per poter coltivare gli interessi letterari, Sinisgalli rifiutò l'invito, rivoltogli dal Premio Nobel Enrico Fermi (1901-1954), di entrare a far parte del suo istituto per le ricerche sulla fisica atomica. Conseguita la laurea, si trasferì nel 1931 a Milano, dove lavorò presso importanti industrie, occupandosi anche di pubblicità e di design, mettendo insieme la duplice esperienza maturata in campo scientifico e letterario. Le cosiddette "due culture" hanno trovato in lui un interprete e u promotore particolarmente qualificato: autore di cortometraggi scientifici, ha diretto nel 1953 la rivista "Civiltà delle macchine", promossa dalla Finmeccanica, l'ente di Stato preposto allo sviluppo e alla gestione dell'industria metallurgica.

Le competenze tecnologiche si rivelano in particolare nei volumi di prose, tra cui Furor mathematicus (1944) e Horror vacuti (1945), ma non toccano sostanzialmente le caratteristiche della poesia che, fin dagli esordi (Cuore, del 1927), si esercita sul mondo dei ricordi familiari e sulle immagini del paese natale, trasfigurandone la dimensione primitiva in una atmosfera favolosa. Alle 18 poesie del 1936, seguono Poesie (1938), Campi Elisi (1939) e Vidi le Muse (1943).
Nel dopoguerra, con I nuovi Campi Elisi (1947) e Quadernetto alla polvere (1948), il discorso si apre a forme più distese, pur senza rinunciare alla matrice più profonda, che trova le proprie certezze nella mitizzazione di un mondo ancestrale. Su questa linea Sinisgalli curerà la trascrizione di filastrocche e canzoncine lucane, con un linguaggio di calibrata ed essenziale ingenuità.
A partire dagli anni Cinquanta, si avverte un nuovo senso di irrequietezza esistenziale, che si distende in toni di sommessa elegia, o si raccoglie in forme più risentite di tipo epigrammatico ed aforistico: La vigna vecchia (1952), Banchetti (1956), Tu sarai poeta (1957), La Musa decrepita (1959), Cineraccio (1961), L'età della luna (1962), Il passero e il lebbroso (1970), Mosche in bottiglia (1975) e Dimenticatoio (1978). È morto a Roma nel 1981.

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