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Quasimodo - Ermetismo, Vita, Opere e Lirica "Milano, agosto 1943"


Intorno agli anni ’20 nacque una nuova corrente letteraria, denominata Ermetismo; essa fu creata dal letterario Francesco Flora. Con l’aggettivo “ermetico” si volle sottolineare l’oscurità e l’indecifrabilità della nuova poesia, ritenuta difficile rispetto alle altre poesie classiche.

Il tema principale della poesia ermetica fu la solitudine disperata dell’uomo moderno che perse la fede negli antichi valori; quindi i poeti ermetici descrivevano il loro stato d’animo.
In queste poesie la sintassi era semplificata, la punteggiatura talvolta era abolita; molto importanti erano gli spazi bianchi e le pause.
Uno dei principali esponenti dell’Ermetismo italiano fu Salvatore Quasimodo.

Salvatore Quasimodo nacque a Modica nel 1901. Nel 1908 la famiglia si trasferì a Messina.
A Palermo compì gli studi tecnici; nel 1919 si iscrisse alla facoltà di Ingegneria a Roma, ma costretto dal bisogno di lavorare, non arrivò a conseguire la laurea.
Tra il 1926 e il 1929 fu impiegato presso il Genio Civile di Reggio Calabria; in seguito si dedicò alla letteratura e alla poesia.
Nel 1929 si trasferì a Firenze, e grazie al cognato scrisse per la rivista letteraria “SOLARIA”.
A Milano insegnò Letteratura Italiana presso il Conservatorio musicale.
Nel 1959 ricevette il premio Nobel per la Letteratura. Morì a Napoli nel 1968.

Le sue opere più importanti sono:
•“Acque e Terre”, in cui esprimeva la nostalgia per la sua terra ricca di testimonianze del passato;
•“Oboe sommerso” ed “Erato e Apollion”, sono l’espressione della cultura dell’Ermetismo;
•“Ed è subito sera”, “Nuove Poesie”, “Giorno dopo giorno”, “La vita non è sogno” e “Dare e avere”.

Lirica “Milano, agosto 1943”


La lirica “Milano, agosto 1943” è stata scritta da Salvatore Quasimodo in seguito al bombardamento della città di Milano, avvenuto nell’agosto del 1943.
Descrive la sofferenza dei sopravvissuti che tra le macerie cercavano invano oggetti perduti o persone care disperse; dice che la città di Milano è morta. Si sentì l’ultimo bombardamento sul Naviglio, il canale che attraversa una parte della città.
È morto anche un usignolo che si trovava sull’antenna del convento, che stava cantando prima del tramonto. I vivi, dopo questa tragedia, non avevano più sete.
Il poeta invitava i vivi a non toccare i morti, ma di lasciarli riposare tra le macerie delle proprie case.
In questa poesia il poeta ci voleva fare capire il dramma della guerra e la disperazione che essa suscita.
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