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Uomo del mio tempo


Uomo del mio tempo è una poesia di Salvatore Quasimodo, appartenente alla raccolta Giorno dopo giorno (1946). Quasimodo scrisse questo componimento alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver assistito a delle scene terribili.
Erano quindi trascorsi anni di terrore, distruzione e sterminio.
Oggigiorno questo componimento è attuale tanto quanto lo era già durante la Guerra. Ormai infatti sentiamo parlare quotidianamente di battaglie, attentati, attacchi terroristici e bombardamenti.
Quasimodo, nella sua poesia, vuole sottolineare il fatto che l'uomo si sia evoluto, anche se in realtà non è proprio così: il modo di combattere, gli strumenti e le armi si sono evoluti, ma non il pensiero e il comportamento dell'uomo. La follia e il desiderio di guerra sono infatti rimasti immutati.
Ma la parte fondamentale del componimento è la finale, nella quale l'autore manda un messaggio di speranza, rivolgendosi ai giovani, perchè riescano a dimenticare ciò che è accaduto e a creare un futuro migliore. Purtroppo però, non è proprio così.
A noi ragazzi infatti viene insegnata la Storia, e il motivo principale per cui si studia questa materia è che serve a non commettere gli errori del passato. In realtà ciò che ci viene insegnato non corrisponde del tutto a questa affermazione, e tutte le guerre e i combattimenti di cui sentiamo parlare ogni giorno dimostrano che l'uomo continua ancora a commettere gli errori del passato.
Noi giovani, attraverso lo studio, ci soffermiamo molto su aspetti del passato, su antiche guerre che vanno certamente studiate e conosciute, ma che non ci riguardano più di tanto se paragonate alle guerrre che si svolgono attualmente. Sappiamo tutti che il mondo è in pieno conflitto ma, fin quando esso non ci riguarderà geograficamente da vicino, noi non saremo molto interessati. Se, oltre che interessati, fossimo anche un po' più informati, potremmo renderci conto del fatto che certi messaggi di speranza, come quello di Quasimodo, devono essere messi in pratica, in modo tale da evitare di essere ricordati come un'altra generazione che ha combattuto guerre inutili macchiandosi le mani di sangue un'altra volta.
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