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“Forse il cuore”, Salvatore Quasimodo

La poesia si apre con un'amara previsione mossa dal fenomeno della guerra e dal dilagarsi della violenza e dell'atrocità. Così come l'odore dei tigli, reso più intenso dall'arrivo della pioggia, svanirà, anche tutte le sensazioni intense e positive, evocate dalla natura e corrispondenti al sentire dell'animo umano, svaniranno con l'avvento della guerra. Questa renderà vane e vuote le gioie passate, e la mancanza di dolore e i ricordi non saranno che una vaposorsa, indefinita, memoria. In seguito, si rivolge alla donna amata, ormai morta, la quale è in attesa, così come il poeta, di qualcosa di non definito, ma solamente di un momento che stabilisca una sorte, qualsiasi essa sia, e che ponga fine alla guerra. Il ricordo del dolore provato è ancora vivo e molto forte, il poeta non sa se sarà possibile dimenticarlo, insieme alla paura. E' difficile parlarne, raccontarne l'esperienza in quanto le parole attingono a una fonte dolorosa di un vissuto la cui traccia è ancora molto viva. Tuttavia, in conclusione della poesia, Quasimodo contempla la possibilità che il cuore rimanga, insieme ai ricordi di un temp felice e di gioia, nonostante la presenza delle manifestazioni di un'atroce violenze, e esprime la speranza di un ritorno alla gioia.

B1) Come si presenta il componimento dal punto di vista metrico?
Dal punto di vista del metro, il componimento è costituito da diciassette versi endecasillabi per la maggior parte piani. Rappresentano un'eccezione il verso 6 che è un verso sdrucciolo e il verso 13 che è un verso tronco.

B2) La poesia si apre con due verbi al futuro: ma cosa dichiarano a proposito del futuro i primi quattro versi? Cosa rappresenta, per via di metafora, l'odore acre dei tigli? Spiega perchè la gioia ha un “morso di fulmine che schianta”.
La poesia si apre con due verbi al futuro che descrivono il triste e vuoto avvenire determinato dal passaggio devastante della guerra. L'odore acre dei tigli rappresente, per via di metafora, tutte le sensazioni intense e pervasive evocate dalla natura le quali sprofonderanno in una notte di pioggia, ovvero nell'atmosfera cupa e nafasta della guerra. La gioia sarà vana e “un morso di fulmine che schianta”, espressione con cui Quasimodo vuole descrivere il carattere incisivo della gioia, ma anche effimero e breve come un fulmine.

B3) Come viene caratterizzato il ricordo al vv. 5-8, e perchè pare un volo di uccelli tra la nebbia?
Il ricordo delle esperienze ha carattere indefinito ed è sempre più lontano, infatti viene paragonato dal poeta a “un volo lento d'uccelli fra vapori di nebba” (vv. 7-8). Sono ricordi indefiniti e vaghi che sempre più accentuano questi loro caratteri, dal momento che vengono ricorperti da un velo di nebbia sempre più fitto, ovvero un tessuto di pensieri negativi e sofferenze.

B4) “Speruta” al v.9 è posto in forte cotrapposizione con “Qui” (v.12): a tuo avviso in cosa consiste la contrapposizione? Cosa sappiamo di questa donna lontana e perché per lei il principio e la fine dovrebbero essere “ugual sorte”?
L'aggettivo “sperduta” al v.9 con cui il poeta si rivolge alla donna amta è posto in forte contrapposizione con l'avverbio di luogo “Qui” al verso 12. Questi due termini creano un contrasto, poiché l'aggettivo “sperduta” colloca la donna in una dimensione in cui è smarrita, dimensione differente da quella terrena in cui si trova il poeta, indicata dal “qui”, la quale è ancora dominata dalle violenze disumane della guerra. Per la donna, il principio e la fine sono “ugual sorte” dal momento che lei è già morta, ha già oltrepassato la dimensione terrena in cui dilaga la guerra e dunque per lei non farebbe alcuna differenza che ci sia un esito piuttosto che un altro.

B5) Il luogo in cui il poeta si trova viene caratterizzato in senso negativo: in che modo? Come si contrappone questa immagine a quella con cui la poesia si apre?
Il luogo in cui si trova il poeta è caratterizzato in modo negativo; egli, infatti, afferma che “il fumo degli incendi secca ancora la gola” (v. 12-13) per indicare la continua e persistente presenza della guerra e della sua malvagità che pervade e colpisce gli animi umani, in modo sempre più forte e marcato. Quest'immagine di un cupo paesaggio si contrappone a quella iniziale che descriveva invece il benessere e la serenità suscitati dai profumi della natura e dalle sue espressioni. La guerra ha mutato la serenità della natura, cambiamento che corrisponde anche a uno stravolgimento dell'animo umano.

B6) Dal v. 13 al v. 16 il poeta, che è anche un amante, sembra insistere sulla bocca: a tuo avviso perchè?
Il poeta insiste sulla bocca perchè questa è il simbolo delle possibilità di provare emozione il contatto con l'amante, e anche di trasmettere sentimenti, con l'uso delle parole. L'immagine della bocca che sente il sapore dello zolfo è un'immagine negativa, che esprime l'impossibilità di trasmettere e provare emozioni positive, a causa della guerra che ha ricoperto tutto di negatività e dolore.

B7) Che differenza si coglie, in conclusione, tra le parole e il cuore? Cos'è “l'acqua lapidata”?
In conclusione si coglie un'importante differenza tra le parole e il cuore. “Le parole ci stancano” poiché, essendo espressione di ciò che viviamo, non possono che esprimere una realtà dolorosa; il cuore invece conserva i ricordi di un tempo di gioia passata e ho ancora la speranza di poterlo rivivere. “L'acqua lapidata” é l'immagine che Quasimodo usa per descrivere la vita, di cui l'acqua è simbolo, dilaniata dalla guerra, alla sua irrazionalità e disumanità.

B8) Qual è l'impressione generale che si ricava dalla lettura della poesia? Che posto hanno i ricordi e l'odore dei tigli? Cosa dichiara l'anafora presente al v. 17?
L'anafora al v. 17 “forse il cuore, forse il cuore” insieme ai punti di sospensione esprime la possibilità, non la certezza, di poter mantenere vivi i ricordi positivi e le sensazioni di serenità, ma ancor più la speranza che un giorno questa forza devastante che è la guerra possa finire e possano tornare così i tempi di gioia. I ricordi sono conservati nel cuore in modo da non far dimenticare all'uomo che esistono la felicità e le sensazioni positive e da non permettere alla guerra di cancellare l'idea di serenità affinché l'uomo possa ancora sperare di raggiungerla nuovamente.

C) L'ultimo riferimento al cuore istituisce un nesso con “A se stesso” di Leopardi. Commenta il mutamento di prospettiva che si istituisce tra i due testi.
L'ultimo riferimento al cuore in questa poesia di Salvatore Quasimodo istituisce un nesso con “A se stesso” di Giacomo Leopardi. Quest'ultimo costituisce il testamento poetico di Leopardi in cui emerge un'immagine palpitante della morte. Il poeta invoca una pace definitiva e totale, dopo che è morta non solo la speranza, ma anche il desiderio di ingannarsi. Essendo morta anche l'ultima illusione, la vita non è altro che dolore e noia, l'unica cosa positiva è che il fato ha donato all'uomo la morte. Leopardi evoca il cuore, affermando con un netto enjambement al verso 6-7 che non vale a nulla la fatica che il cuore ha fatto per battere tutta la vita. La causa di ciò viene scolpita nell'ultimo verso, in cui si esprime tutta la poetica pessimistica leopardiana, nel quale egli afferma l'infinita vanità del tutto.
In Leopardi, il cuore è ormai privo di speranze, non gli resta che attendere la pace definitiva che giungerà quando smetterà di battere. Nella poesia di Quasimodo, invece, non domina il pessimismo e la convinzione che la vita sia solo dolore, ma vi è un velato ottimismo, espresso in particolar modo nell'ultimo verso in cui, mediante il “forse” e i punti di sospensione, il poeta lascia aperta la possibilità che rimanga la speranza di tornare ad un tempo di gioia, sradicando la violenza e l'irrazionalità della guerra.

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