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Due liriche da Giorno dopo giorno (1947) Salvatore Quasimodo. I due componimenti aprono e chiudono rispettivamente la raccolta Giorno dopo giorno, caratterizzata dalla tematica della guerra e della Resistenza. Sullo sfondo di un mondo che aveva ormai rinunciato alla propria umanità, il
secondo conflitto mondiale assumeva agli occhi del poeta una tragicità di dimensione biblica. Il primo testo che è fortemente suggestivo, si ispira al Salmo 137 della Bibbia riferito all'episodio degli Ebrei che, deportati come prigionieri a Babilonia, si rifiutarono di cantare le loro odi a Dio in terra straniera, pur essendo esortati a farlo dai loro aguzzini. In segno di lutto e di solidarietà con le innumerevoli vittime delle atrocità commesse dagli occupanti tedeschi, la voce della poesia ammutolisce in un desolato, dolente silenzio. La seconda lirica suona come un atto di accusa contro la bestiale ferocia cui gli uomini si sono abbandonati nel combattersi durante la Seconda guerra mondiale. D'altra parte, riflette amaramente il poeta, gli esordi dell'umanità erano segnati dal fratricidio commesso da Caino conto suo fratello Abele . Da allora l'uomo non è cambiato : sono mutati soltanto i sistemi , sempre più micidiali e sofisticati, con cui egli si affanna a sterminare i propri simili.

Alle fronde dei salici

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,

è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Le due liriche hanno in comune il tema della violenza senza limiti dell'uomo, che può indurre a un silenzio carico di orrore, come nel primo componimento , oppure a una vibrante condanna, come nel secondo.

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