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Primo Levi - Se questo è un uomo


Romanzo in cui Primo Levi racconta la sua esperienza della Guerra e nei Lager. Egli sopravvisse alla Guerra per puro caso e questo lo tormentò per tutta la vita perché avrebbe voluto morire con gli altri. Infatti si suicidò nel 1987.
L’obiettivo dei Lager è distruggere l’uomo fisicamente e soprattutto moralmente perché adattarsi al mondo di Auschwitz significa sopravvivere e adottare un comportamento inammissibile fuori dal recinto spinato. Nei Lager si è costretti a rinunciare all’”abito” morale nel quale si è vissuto fino al momento della deportazione, per questo Primo Levi si vergognò parecchio. La sua poesia si divide in 3 parti:
Nella prima parte nomina le persone a cui sono dirette le sue parole, cioè a noi che siamo sicuri nelle nostre case tiepide e che una volta tornati a casa troviamo il cibo caldo in tavola e le persone amiche intorno a noi.
Nella seconda parte ci invita a riflettere chiedendo se si può considerare un uomo una persona che lavora nel fango, che non conosce un attimo di tregua, che lotta ogni giorno per un pezzo di pane e la cui vita dipende da un si o un no. Poi fa lo stesso paragone per una donna, chiedendo se si può considerare tale una persona senza capelli, senza nome, senza più neanche la forza di ricordare, con gli occhi vuoti senza espressione e che non può più avere figli, sia per le condizioni fisiche che per la poca voglia, e la paragona ad una rana d’inverno. Chiede poi di pensare a quello che è accaduto e comanda di imprimere queste parole nel cuore e di ripeterle in ogni momento ai figli.
Nella terza parte lancia una “maledizione” scrivendo che se queste parole non fossero state tramandate ai figli, sarebbe crollata la casa, avrebbero contratto delle malattie e i figli avrebbero storto il naso ogni volta che avrebbero incrociato il loro sguardo.
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