viky2.0 di viky2.0
Ominide 27 punti

Se questo è un uomo

Levi nacque nel 1919, figlio di famiglia ebraica laica torinese. Ebbe una formazione classica ma non proseguì con studi umanistici, si laureò in chimica nel 1941. Visse la giovinezza durante il 20ennio fascista. Ebbe un primo impiego in una fabbrica. Nel 1942 con un gruppo di valdostani si arruolò come partigiano. Fu catturato e internato vicino a Modena, nel 1944 fu deportato ad Auschwitz. Fu liberato nel 1945 dai russi ma ci mise molto a rientrare in patria (1947).
Appena rientrato avverte la necessità urgente di scrivere, cosi nasce “Se questo è un uomo”.
Dopo l’esperienza di Auschwitz ritornò a fare il chimico, ma dopo la scrittura di “Se questo è un uomo” coltiverà la passione per la scrittura, cui si dedicherà a pieno dal 1975, svolgendo l’attività di letterato.
Scriverà nella forma narrativa del racconto breve, forma prediletta.
La sua fine è avvolta nell’ambiguità: precipitò dalle scale, per scelta o per casualità, ma si ritiene che abbia scelto il suicidio.
Il testo si apre con una poesia e il titolo è tratto proprio da questa poesia.
Moltissimi scrissero una volta tornati dai campi di concentramento per liberarsi da questa esperienza e per testimoniare la scrittura è un’esperienza catartica. Nella scrittura di Levi, invece, c’è un approccio originalissimo.
La prefazione è difficile, nonostante la chiarezza espositiva e linearità, che viene dalla sua mentalità scientifica, rigorosa e puntuale, si esprime con parole precise e puntuali.
Scrive per uno “studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano”. La sua urgenza deriva dal voler capire da scienziato come sia potuto accadere ciò che ha sperimentato. Questo libro vuole essere un’analisi. Levi si pone l’obiettivo di uno studio pacato, come se fosse un osservatore e osservasse in modo oggettivo per analizzare il fenomeno. Fece lo sforzo immane di pensare a ciò che è stato e ciò che ha vissuto in modo pacato.
Levi è convinto che la causa di quello che è accaduto vada cercato nell’animo umano. In fondo agli animi c’è la convinzione che ogni straniero è nemico, c’è un’infezione latente e può succedere che si manifesti (la storia è testimone) e dice ciò da scienziato. L’uomo in fondo ha in sé una parte animalesca.
Quando ciò avviene e contagia così tanti individui e popoli, diventa un sistema di pensiero di cui la necessaria conseguenza è il lager. Date certe cause seguono certi effetti (mentalità positivistica).
In “Se questo è un uomo” una delle cose dei comportamenti che osserva e vuole capire Levi è che tutta una serie di individui costituisce una “zona grigia”, che riguarda i prigionieri-funzionari ibridi che sono carnefici in alcuni casi e vittime in altri.
Il Lager è il luogo dell’antropologo-etologo (studia il comportamento degli animali). La questione è che chi fa l’esperimento è l’oggetto indagato, in quanto uomo, e soggetto che indaga, è dentro e fuori, perciò non estremamente lucido e oggettivo, non è solo un osservatore esterno. Molti capoversi si aprono con espressioni tipiche del linguaggio scientifico, rigoroso. Egli valuta come nel campo di concentramento ci sia stato un rigore perfetto, come voler fare un esperimento e vedere come si riduce l’uomo in quelle condizioni, ridotto a bestia, e cosa diventa essenziale quando si tratta di non morire.
Il fatto di essere chimico gli consente di mantenere un atteggiamento distaccato, da scienziato. La chimica gli ha insegnato a diffidare dall’apparire e distinguere il simile dal dissimile, e per questo si rivela utile per il lager. La scrittura diventa un’attività scientifica, che ha come obiettivo preciso quello di conoscere.
Primo Levi dichiara di voler fare uno studio pacato del lager. Questa volontà Levi faticò a farla comprendere. Tutti gli altri testimoni non avrebbero accettato questa sua volontà di capire, perché capire veniva inteso come giustificare. Con questo tipo di approccio si rischia di sfociare nella giustificazione di ciò che è accaduto. Questo tormento lo accompagnò per tutta la vita, compreso quello di essersi salvato.
Levi non perde di vista però l’intento di testimoniare, quel processo di reificazione per cui un uomo diventa cosa. Per fare quell’esperimento bisognava annullare l’uomo.
Levi dice che questa “avventura” lo ha arricchito ed è stata l’esperienza più interessante della sua vita e lo ha reso intellettuale (voce critica che osserva, valuta, riflette, e diventa un punto di riferimento per altre persone). Gli ha permesso di crescere intellettualmente. Grazie a questa attività di intellettuale continuerà a vivere.
Il lager per Levi è un luogo di apprendimento per chi lo vive da scienziato.
Hai bisogno di aiuto in Autori e Opere 900?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email