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La letteratura mondiale del dopoguerra

La letteratura del dopoguerra, ovvero durante il periodo della cosiddetta “Grande depressione” è fortemente caratterizzata da un senso di smarrimento, frammentazione e dalla volontà di rifuggire dalla scena pubblica dell’impegno civile. Queste tematiche, infatti, esprimevano lo stato dell’essere umano e la sua condizione drammatica durante quel periodo, in cui tutte le certezze erano state distrutte, dopo l’illusione dello sviluppo economico.
Per questo nasceranno opere come “Il tradimento dei chierici” di Benda, che denunciava l’abdicazione degli intellettuali dalla loro funzione di guida, così quasi ad incoraggiare il fanatismo di massa che approvava la guerra.
Un’altra opera esemplare è i “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, espressione di una vana ricerca di punti di riferimento da parte del ceto medio europeo. Ma anche il “Demian” di Herman Hesse, in cui il protagonista cerca il riscatto dalle storture della società. In ambito artistico nascerà in questo periodo il movimento Dada, che avrà come scopo la dissacrazione dell’arte tradizionale, i cui soggetti verranno sostituiti con altri di uso quotidiano. Artisti come Bréton, Dalì, Mirò e Magritte daranno vita al surrealismo, che si basava sulla distorsione sensoriale prodotta dall’immaginazione. Esso a differenza del Dada non si sottrasse alla politica, infatti molti suoi esponenti aderirono al comunismo. Per quanto riguarda la letteratura, essa fu il campo principale del confronto tra vari atteggiamenti morali suggeriti dalla guerra (Joyce, flusso di coscienza). Nell’Unione Sovietica e in Germania avremo lo sviluppo di cinema, teatro, filosofia e architettura (Charlie Chaplin, Brecht, Bauhaus).
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