Concetti Chiave
- Nella poesia "La fontana malata", Aldo Palazzeschi usa onomatopee per imitare il suono dell'acqua, creando un effetto sonoro che evoca angoscia e sofferenza.
- La fontana è personificata e rappresentata come un essere malato che tossisce, aumentando l'ansia del poeta e trasmettendo il suo dolore.
- Palazzeschi scrive in un linguaggio semplice, arricchito da termini letterari, per liberare la sua poesia da ogni solennità scolastica.
- Il confronto con poeti come Pascoli e D'Annunzio mette in evidenza l'uso ironico delle onomatopee da parte di Palazzeschi, rispetto all'uso più significativo di Pascoli e alla musicalità di D'Annunzio.
- Il poeta, sopraffatto dalla sofferenza della fontana, decide di chiudere la fonte per porre fine al suo eterno tossire, che lo fa sentire morire.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch...
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace...
di nuovo.
tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
più nulla.
Si tace,
non s'ode
rumore
di sorta
che forse...
che forse
sia morta?
Orrore
Ah! no.
Rieccola,
ancora
tossisce,
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch...
La tisi
l'uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto...
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide
quel suo
eterno tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari...
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
Indice
Analisi della poesia "La fontana malata"
Nella poesia "La fontana malata", Aldo Palazzeschi riproduce il suono dell'acqua con tante onomatopee; la loro ripetizione ricorda il respiro affannoso di un malato.
In questo caso l'acqua è immagine di angoscia e sofferenza. Per Palazzeschi quello che conta è la musicalità dell'onomatopea. Cioè Palazzeschi usa l'onomatopea per creare strofe di suoni bizzarri, senza un nesso semantico fra di loro, semplicemente, come egli dichiara esplicitamente, per divertirsi.
Personificazioni e musicalità nella poesia
Oltre alle onomatopee sono presenti anche delle personificazioni: la fontana è malata e tossisce come se fosse una persona. Questa rinviene giù nel cortile e continua a perdere acqua mettendo ansia all'autore, infatti a volte sembra che smetta, ma poi rincomincia, aumentando sempre di più l'ansia del cantore. Ad un tratto sembra che non si riprenda più e per il poeta è come se fosse morta, ma dopo una lunga esitazione riprende il suo dolore e quindi anche quello del poeta. L'autore è così stanco che decide di chiamare due servi e li manda a chiudere definitivamente la fonte, anche perché lui stesso si sente morire, ed è come se sente dentro di se lo stesso dolore che lei "prova".
Confronto tra Palazzeschi e altri poeti
Palazzeschi obbedisce ad un naturale desiderio di nutrire con elementi selvaggi di vita la sua ispirazione poetica, liberandola da ogni solennità scolastica. Infatti la poesia è scritta con un italiano molto facile, anche se talvolta troviamo termini letterari come " romori" anziché "rumori". Nella poesia troviamo anche l'uso di espressioni fono-simboliche, cioè la riproduzione di un suono con termini "alf-ok". I suoni scritti in corsivo, mettono in evidenza i toni dell'acqua (fonosimbolismo), con parole molto simili e presenti nel "La pioggia del pineto" di D'Annunzio. La fontana malata di Palazzeschi può leggersi come un pensiero di ironismo della situazione dannunziana. la poesia di Palazzeschi può essere presa in considerazione come un rimpicciolimento del componimento dannunziano e nel stesso tempo come una aumento che conduce agli ultimi, le risorse foniche e la musicalità dell'originale. Comunque ritengo che Pascoli, prima di Palazzeschi abbia fatto un gran lavoro nell'inserimento di alcune risorse foniche, in quanto Pascoli usa spesso il suono delle parole per evocare il rumore o il ritmo della situazione raccontata dai versi. Per Pascoli, in ogni caso, le onomatopee sono usate in modo significativo, a contrario di Palazzeschi, o per descrivere in modo più realistico il verso di un animale come ad esempio nell'assiuolo.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato delle onomatopee nella poesia "La fontana malata"?
- Come viene personificata la fontana nella poesia?
- Qual è l'approccio stilistico di Palazzeschi rispetto ad altri poeti?
- In che modo la poesia riflette un'ironia rispetto alla tradizione poetica?
- Qual è il sentimento finale del poeta nei confronti della fontana?
Le onomatopee riproducono il suono dell'acqua e il respiro affannoso di un malato, creando un'atmosfera di angoscia e sofferenza, come evidenziato nel testo.
La fontana è descritta come malata e capace di tossire, simile a una persona, il che genera ansia nell'autore, che si sente colpito dal suo dolore.
Palazzeschi utilizza un linguaggio semplice e accessibile, liberandosi da ogni solennità scolastica, a differenza di poeti come D'Annunzio e Pascoli, che usano onomatopee in modo più significativo.
"La fontana malata" può essere vista come un'ironia rispetto alla poesia dannunziana, rimpicciolendo il suo tema e aumentando la musicalità e le risorse foniche.
Il poeta esprime un desiderio di chiudere la fonte, poiché il suo eterno tossire lo fa sentire morire, evidenziando una connessione profonda tra il suo dolore e quello della fontana.