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Ermetismo

L’Ermetismo come esperienza poetica si colloca tra gli anni Trenta, quando la cultura è fortemente influenzata dal fascismo, e la Seconda guerra mondiale.
Il termine ermetismo, che nel suo significato corrente indica “chiusura” e “impenetrabilità”, deriva dal nome di un personaggio leggendario, probabilmente dell’età ellenistica, Trismegisto, a cui è stata attribuita la paternità di un Corpus di scritti che da lui presero il nome di ermetici, comprendenti trattati filosofici, scritti di alchimia, astrologia e scienze occulte.
Nel 1936 il critico Francesco Flora coniò l’espressione “Poesia ermetica” per indicare, con accezione negativa, l’oscurità e l’ambiguità espressiva di quella poesia che, tra il 1925 e il 1935, tese a scelte lessicali e sintattiche volutamente difficili. Siamo negli anni del “ritorno all’ordine”, nel clima di recupero della tradizione e del classicismo.

In seguito il termine ha perso l’accezione negativa, per passare ad indicare la tendenza poetica iniziata nel 1932 con Quasimodo.

Poetica

Il ritrovo letterario degli ermetici era a Firenze, presso il caffè Giubbe Rosse e attorno alle riviste “Campo di Marte” e “Il Frontespizio”.
L’ideologo del gruppo era Carlo Bo che pubblicò sul “Il Frontespizio” il saggio Letteratura come vita, in cui sintetizzava gli aspetti fondamentali della nuova poetica.


Letteratura come vita

L’idea centrale è il rifiuto della centralità nella letteratura della realtà storica, politica e sociale e il riconoscimento, viceversa, della poesia come esperienza totalizzante, come strumento di ricerca di se stessi, dell’assoluto e della verità universale della vita.
Per Carlo Bo la letteratura contiene in sé tutto il significato della vita, richiede una totale dedizione, non può essere intesa come “mestiere” che si esercita “nelle pause della vita”. Letteratura e vita sono entrambi strumenti di ricerca interiore, intesa come ricerca metafisica e trascendente, e quindi di verità.
L'ermetismo da valore alla parola ermetica in un contesto dove è difficile parlare e l'unica cosa da fare è parlare in maniera nascosta.

Stile

1)La poesia viene rappresentata come parole che hanno un significato profondo. Gli ermetici hanno valore della parola. Ogni parola rimanda ad un concetto più profondo che in questo periodo non può essere espresso.

2)Lo spazio bianco della pagina ha un valore, rappresenta l'insignificanza
3)Versi brevi formati anche da una sola parola.
4)Il titolo é importante

La reazione alla retorica

L’oscurità ermetica non va intesa come artificio fine a se stesso. Essa implica, invece, il rifiuto della situazione politica di quegli anni, rifiuto del fascismo e dei suoi miti.
Di fronte alla cultura d’Avanguardia futurista, che poneva al centro il rapporto dell’arte con la società contemporanea industrializzata, gli ermetici proseguono l’ideale di una poesia “pura”, sganciata da ogni condizionamento o impegno politico-civile.
Questi poeti operano in uno spazio fuori dalla società e della storia e affidarono al linguaggio il compiti di esprimere l’intuizione lirica nella sua originaria purezza, senza la preoccupazione di chiarezza e di comunicabilità.

I precedenti simbolisti

Nella concezione ermetica della poesia “pura” si ritrovano le suggestioni del Simbolismo Francese, volto a cogliere l’essenza delle cose, una realtà “altra” che è al di là dell’esperienza comune.
Influenze:
• Mallarmè: la realtà evocativa della poesia è sospesa tra l’assoluto e il nulla
• Rimbaud: la parola poetica liberata da ogni eco realista ha una magia evocativa
• Linea orfica-simbolista di Ungaretti: la rivelazione del segreto ineffabile delle cose evoca il mito antico di Orfeo, simbolo della potenza magica della parola poetica.

Tematiche

1)Attesa
2)Assenza
3)Precarietà della vita
4)Guerra
5)Denuncia della guerra e della desolazione

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