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Emily Dickinson e Antonia Pozzi sono vissute in due epoche e in due luoghi completamente diversi, e sono quindi state condizionate in modo completamente differente. Queste influenze si sono riflesse sulla loro produzione poetica. Nonostante ciò, le due poetesse sono accomunate da alcune caratteristiche. Mentre Emily è sempre stata caratterizzata da un’aura di mistero intorno alla sua persona, Antonia è molto più conosciuta sotto molti aspetti. Per esempio, di lei conosciamo le sue vocazioni (poesia, fotografia, montagna), il fatto che avesse un’anima sensibile, vulnerabile, molto timida, palpitante ma fragile emotivamente, la sua visione dell’anima come un insieme di vita, amore e Dio nella contemplazione della natura e della bellezza, e abbiamo riferimenti più chiari alla sua vita sociale. Tuttavia, Emily Diede una vivace descrizione di se stessa: “Piccola come lo scricciolo…i capelli arditi come il riccio della castagna-gli occhi hanno il colore dello sherry che l’ospite lascia in fondo al bicchiere”. Possediamo una descrizione fisica significativa di entrambe le poetesse: sappiamo che Emily, influenzata dal revival religioso (1840-1850), scelse il bianco come unico colore da lei indossato, in segno di purezza e spiritualità, mentre adottò un colore così contrastante come il rosso per i suoi capelli, manifestando la sua passione repressa, ma sempre presente in lei. Troviamo una malinconica descrizione della Pozzi nella sua poesia “Guardami. Sono nuda”, in cui la poetessa sembra guardarsi allo specchio e descrivere il suo corpo nudo, messo alla pari con la sua anima. Emily si presenta come un vero e proprio contrasto: affermò che con la fantasia si potesse ottenere tutto, frase che denota una personalità molto ottimista e aperta al mondo, tuttavia noi la conosciamo come la poetessa che si rinchiuse nella sua camera, concentrata sulle sue poesie. Forse, con questa frase, intendeva dire che le bastava carta, penna e fantasia per raggiungere la felicità, e non aveva bisogno d’altro. Anche la Pozzi non aveva bisogno che del necessario per vivere, però lei non raggiunse mai la felicità: lei voleva amare, ma la vita non glielo consentì; lei tentò di ricostruire una vita felice dopo le sue prime delusioni, ma le leggi razziali e la crisi dell’epoca glielo impedirono. Scrisse: “È terribile essere una donna e avere diciassette anni. Dentro non si ha che un pazzo desiderio di donarsi”. Questa perenne tristezza non le consentì di accettare la sua vita, e perciò si suicidò. Tuttavia, in lei non vediamo le stesse contraddizioni di Emily: spesso è caratterizzata da una muta rassegnazione, che la porta a cercare una via di fuga nella poesia. La vede come un mezzo per esprimere il suo io interiore: «La poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell'anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell'arte, così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare». Nonostante questo velo di malinconia e inquietudine sulla figura di Antonia Pozzi, la vediamo molto più aperta al mondo rispetto alla Dickinson: Antonia viaggiò, insegnò, strinse molte amicizie, si innamorò, fece volontariato; Emily ebbe una discreta vita sociale, caratterizzata anche la sua da struggimento per amore e diverse amicizie, ma, come sappiamo, venne il momento in cui sentì la necessità di stare in solitudine, tanto da non recarsi nemmeno al funerale dei genitori. La solitudine è un carattere che accomuna le due poetesse, anche se nella Pozzi questa sembra derivare più dal fatto di non avere fratelli. Questo potrebbe essere il motivo per cui spesso la poetessa parla di un ipotetico bambino, nelle sue poesie, come nel componimento “L’infanzia”. Un’altra interpretazione potrebbe essere quella di un bambino voluto da Antonio Maria Cervi, l’insegnante di latino e greco con cui non poté stabilire una relazione duratura, e che le causò molti motivi di depressione. Un’importante affinità tra le due autrici è l’essere incomprese. Innanzitutto, è rilevante l’opposizione della famiglia: per quanto riguarda la Dickinson, nei confronti del suo spirito libero; per quanto riguarda la Pozzi, nei confronti del modo in cui appariva agli occhi della gente e nei confronti delle sue scelte in amore, in politica e in società. In secondo luogo, l’incomprensione della società, specialmente verso Emily: le sue caratteristiche, il suo linguaggio semplice e brillante,le sue contraddizioni, la sua sensibilità verso alcuni particolari non erano usuali nel periodo in cui visse. Entrambe le poetesse sono caratterizzate da due lati di sé: nella Dickinson li vediamo attraverso la scelta dei due colori indossati, mentre nella Pozzi sono presenti due anime, una dichiarata, esplicita, marginale, l’altra fuggitiva, sotterranea, sconosciuta, determinante. Esistono dei fattori accomunanti anche a livello di poetica: entrambe utilizzano i temi ricorrenti della natura (amata dalla Dickinson e vista come proiezione di stati d’animo, spunti di riflessione e personificazione del divino dalla Pozzi), dell’amore (amato e rimpianto dalla Pozzi, a volte platonico in Emily), del mondo (trasformato in interiorità dalla Pozzi), della morte (visto come porto di pace dalla Pozzi, ricorrente nella Dickinson), del tempo. Entrambe sono interessate allo studio e vi trovano conforto, perciò sono molto colte. Antonia Pozzi vede l’emozione come un caos, come potenza creativa e distruttiva, una forza coesiva e trasformativa. Emily Dickinson si pone spesso domande più grandi di lei, scrivendo delle battaglie della società del tempo, alternate a semplici momenti quotidiani. Sostiene la necessità di dire la verità, ma indirettamente. Stilisticamente non differiscono molto: entrambe non seguono un preciso schema metrico, non ci sono ricorrenti divisioni in strofe, non apprezziamo una particolare modalità di scrittura che le accomuna. Semplicemente scrivono ciò che sentono, dando descrizioni molto dettagliate, trascurando l’aspetto più “accademico”, scolastico. Complessivamente, quindi, possiamo dire che, nonostante le differenze derivate sia dalle loro personalità, sia dall’ambiente in cui sono vissute, Emily Dickinson e Antonia Pozzi sono accomunate da simili problemi, incomprensioni, pensieri e peculiarità.

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