Il conflitto di Svevo con la figura paterna

Il rapporto con il padre è un elemento fondamentale per comprendere la figura di inetto presente in tutti i romanzi di Svevo.
L’inetto è una figura incapace di realizzarsi concretamente nella vita: nonostante i protagonisti siano inseriti nella società borghese, non riescono a realizzarsi sul piano sentimentale.
Questi personaggi sono tali perché non riescono ad assumere i tratti caratteristici della figura paterna rappresentata da virilità e sicurezza.
Sono proprio i capifamiglia a evidenziare l’inettitudine e la debolezza di queste personalità.
Nella Coscienza di Zeno, il conflitto genitore-figlio è palpabile.
Nel ritratto del padre definito da Zeno Cosini, dietro l’apparente affetto filiale appare una sorta di disprezzo nei confronti di questa figura, la quale si rivela cattiva e pungente.
Inconsciamente Zeno vuole essere un inetto per contrapporsi alle solide certezze del padre borghese; ciò è reso possibile dal suo continuo sottolineare la propria inconcludenza e diversità rispetto al mondo borghese, di cui il genitore è modello esemplare.

Ma Zeno trasforma questi impulsi in sensi di colpa rifiutandosi di ammetterli alla propria coscienza; trova la sua soluzione costruendosi alibi e autoinganni e creandosi una prospettiva totalmente inattendibile. La conseguenza di ciò è la mancanza di una fonte sicura a cui affidarci e di una verità oggettiva (cosa che invece si ritrova in Una Vita e Senilità grazie alla presenza di un narratore etero diegetico).

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