Indice

  1. Come potrebbe essere definito il concetto che Alessandro Manzoni ha della storia?
  2. In quali opere, Manzoni esplicita il suo pessimismo?
  3. Come si manifesta concretamente il pessimismo manzoniano?
  4. Che rapporto esiste fra fede e storia?
  5. Come riesce il Manzoni a superare il concetto di negatività dell’esistenza umana sulla terra?
  6. Fornire un esempio concreto di “Provvida sventura”
  7. Il concetto di popolo o volgo in Manzoni

Come potrebbe essere definito il concetto che Alessandro Manzoni ha della storia?

Manzoni parte dalla constatazione che la storia non è altro un rapporto di forze, di soprusi e di torti subiti o inflitti e che i valori definiti “mondani” si collocano all’opposto degli autentici valori morali. Per questo motivo, possiamo affermare che la visione di partenza della storia è pessimista.

In quali opere, Manzoni esplicita il suo pessimismo?

Esso è ben visibile soprattutto nell’ “Adelchi”, ne “I Promessi Sposi” e ne “La Colonna infame”, oltre che in tanti passi di opere di riflessione storica.

Come si manifesta concretamente il pessimismo manzoniano?

Esso si concretizza in una sfiducia sulle possibilità offerte all’uomo di realizzarsi moralmente e forse questo concetto potrebbe costituire un’eredità del pensiero giansenista. Si concretizza anche nell’operato dei personaggi che ricoprono un ruolo di autorità nei confronti dei sudditi (es. re Desiderio) e nella realizzazione della giustizia (cfr. “I Promessi Sposi”). Facciamo qualche esempio: Alla fine del terzo capito de “I Promessi Sposi”, Renzo esclama “a questo mondo c’è giustizia, finalmente!” a cui segue il commento dello scrittore: “Tant’ è vero che un uomo sopraffatto dal dolore non sa più quel che si dica”. In tal senso è significativa anche la figura di padre Cristoforo per il quale gli aspetti negativi dell’esistenza si superano sempre con la fiducia in Dio, un concetto che ci anticipa anche il discorso del diacono Martino nell’ “Adelchi”.

Che rapporto esiste fra fede e storia?

Il rapporto fra interesse storico e riflessione religione è uno degli aspetti fondamentali della poetica del Manzoni. Lo troviamo nelle opere scritte intorno al 1820 e soprattutto nell’ “Adelchi”. La storia non può prescindere dalle premesse religiose e dai valori di cui essa è portatrice come la giustizia, la solidarietà, la solidarietà fra gli uomini e la realizzazione di una morale.

Come riesce il Manzoni a superare il concetto di negatività dell’esistenza umana sulla terra?

Tramite la stessa prospettiva religiosa che inizialmente era alla base della svalutazione morale della storia. La fede diventa un’arma per agire nel mondo, per non scoraggiarsi e per superare la passività e la negatività della vita terrena. Viene così introdotto il concetto di “provvida sventura”. Esso sta a significare Dio (= la Provvidenza) permette l’oppressione, l’ingiustizia e la sofferenza come un mezzo per maturare, per purificare l’anima ed accedere più facilmente alla vita ultraterrena. In altre parole si potrebbe dire che il dolore e le avversità contro le quali l’uomo è costretto a lottare durante la sua esistenza terrena hanno una funzione salvifica.

Fornire un esempio concreto di “Provvida sventura”

Gli esempi sono numerosi. Ermengarda, essendo stata ripudiata, soffre, ma questo dolore, alla fine le consentono di raggiungere la serenità interiore.
Ne “I Promessi Sposi”, Renzo e Lucia subiscono tante angherie e soprusi, ma alla fine, come dice Renzo stesso, tutto ciò è servito per maturare e non fare più gli stessi errori.

Il concetto di popolo o volgo in Manzoni

Il termine subisce un’evoluzione. In “Adelchi”, il volgo è una comparsa, un insieme di individui “sparsi”, senza voce in capitolo, disuniti, che non sanno trovare la forza di reagire e restano sottomessi. Le vicende narrate sono quelli dei personaggi illustri: Desiderio, Ermengarda, Adelchi, ecc… Ne “I Promessi Sposi”, per la prima volta nella storia del romanzo italiano due popolani diventano protagonisti di una vicenda tragica (lo erano già stati quando si trattava di una vicenda comica). Le vicende sono viste attraverso i loro occhi, cioè in base al loro punto di vista. In sostanza, dai personaggi illustri, attraverso la mediazione degli eroi borghesi del Settecento, il fulcro della narrazione passa su due modesti narratori: questo perché la storia è fatta soprattutto dagli umili, dalla gente del popolo.

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