Ominide 144 punti

Vita e opere


Machiavelli nacque a Firenze nel 1469 da una colta famiglia borghese. Ebbe un'educazione umanistica basata sui classici latini, ma non imparò mai il greco. Successivamente si schierò tra gli oppositori di Savonarola e nel 1498 andò a Pisa per seguire le operazioni militari relative alla riconquista della città che si era sottratta alla signoria fiorentina. Già in questi anni gli interesse di Machiavelli erano chiari: la diplomazia e l’esercito. Nel 1502 incontra per ben due volte il duca Valentino, che indicherà nel “Principe” come un modello da imitare. Ma alla morte di Papa Alessandro VI crolla anche il potere e l'operato del Valentino. Nel frattempo Machiavelli si dedica alla letteratura e scrisse attorno al 1504 Il Decennale Primo in cui tratta dell'Arte della guerra e della necessità di creare un esercito permanente al servizio dello Stato, composto da cittadini in armi. Egli andava perciò contro l’usanza di assoldare mercenari, poiché questi non erano legati in nessun modo alla patria, e perciò non combattevano per un ideale, ma per soldi, e spesso ciò non bastava. Nel 1512 con lo scontro tra Francia e la Lega Santa, e con la conseguente vittoria di quest’ultimi, i Medici tornano al potere. Machiavelli fu escluso dalla vita politica e nel febbraio del 1513 fu accusato di aver preso parte ad una congiura antimedicea e fu torturato e tenuto in prigione. Venne liberato dopo quindici giorni in seguito ad un’amnistia, e si ritirò ad Albergaccio. Lì si dedicò agli studi rimanendo però in contatto con l'amico Vettori, e in questo periodo scrisse il Principe e i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio. Nel 1516 Machiavelli può tornare a Firenze, dove frequenterà i giardini della famiglia Rucellai, punto di incontro di intellettuali. Nel 1519 riceve l’incarica da Giulio de’ Medici di comporre un’opera storica su Firenze, la stesura delle Istorie fiorentine pone quindi fine all’ostilità dei Medici nei suoi confronti. Nel 1527 i Medici vengono di nuovo cacciati e si ristabilisce la Repubblica, e Machiavelli questa volta viene definitivamente escluso da ogni carica pubblica. Muore qualche mese più tardi nel 1527.
Egli scrive diverse opere, da quelle a matrice politica, a opere storiche e letterarie. Tra le opere politica abbiamo tra le più importanti “Il principe” e “Dell’arte della guerra”, dove propone come modello dell’esercito quello dell’antica Roma, dove non esiste un principe che domini su uno Stato e che sia capace di arruolare almeno ventimila uomini.
Tra le opere storiche abbiamo invece “Istorie Fiorentine” e “Vita di Castruccio Castracani”, si tratta di una figura idealizzata, un modello di principe guerriero non molto diverso dal Valentino esaltato nel “Principe”.
In fine tra le opere letterarie ricordiamo “La mandragola”, il cui tema è legato ad un aspetto comico, scaturito dall’amaro sarcasmo con cui Machiavelli ci invita a riflettere sull’ipocrisia che guida i comportamenti umani. La vicenda è ambientata a Firenze, dove il vecchio e sciocco messer Nicia è sposato con una donna di nome Lucrezia. A innamorarsi della donna è Callimaco, che pur di averla metterà in atto un inganno, sfruttando il fatto che gli sposi non riuscivano ad avere figli. Egli proporrà a Nicia come rimedio un infuso di erba mandragola, che però ha una complicanza: dopo averlo bevuto, il primo uomo con cui si unirà morirà avvelenato. Così Callimaco si fa avanti, e Nicia ingenuamente acconsente. Lucrezia, scoperta la verità, accoglie sotto il suo tetto Callimaco e decide di averlo come compagno e amante per il resto dei suoi giorni. La donna appare a prima vista come un personaggio passivo e facilmente manipolabile, poi però con disinvoltura cambia partito, mostrandosi così duttile davanti alla fortuna. La lingua usata è il fiorentino vivo, ovvero il parlato, il quale adatta a ogni personaggio un’espressività coerente con la sua personalità.

Scopo letterario


Nella composizione di tutte queste opere Machiavelli si pose un fine ben preciso, ovvero fornire indicazioni utili a superare la crisi che stava dividendo l’Italia, frammentata in una serie di deboli Stati. Da questa finalità discende la scelta di concentrarsi sugli avvenimenti contemporanei, nel tentativo di fornire gli strumenti per mettere fine alle contese, e per rendere possibile la formazione di uno Stato unitario forte e sicuro. Machiavelli è convinto che una valida dottrina politica possa venire alla luce facendo profitto nei comportamenti umani, sin dall’antichità. La storia acquisisce quindi una valenza pedagogica, essa è maestra di vita, poiché negli eventi del passato è possibile ricavare una lezione utilissima per migliorare il presente. Con questo invito Machiavelli riafferma un criterio, tipico della cultura umanistica, il principio dell’imitazione. L’imitazione però deve essere selettiva, cioè non deve ridursi a esser fine a sé stessa. In particolare in ambito politico essa deve configurarsi come il motore del rinnovamento, e perché ciò sia possibile è necessario che non sia astratta, bensì concreta. Per questo evita di indicare una forma di governo perfetta: per quanto egli possa aspirare alla realizzazione della repubblica oligarchica romana, sa che essa potrà rimanere sono un’ideale, poiché essa può prosperare solo dove vi sono leggi ben salde. Quando invece la corruzione dilaga, la repubblica può addirittura degenerare in anarchia. Machiavelli afferma quindi la necessità dell’assolutismo, cioè della necessità di un principe.

La visione pessimistica dell’uomo


Agli occhi ci Machiavelli gli uomini appaiono avidi e ambiziosi, vili e timorosi, pieni di cattiveria, ma al tempo stesso di ingenuità. Una tale visione allontana Machiavelli dall’ottimistica immagine elaborata nell’Umanesimo, ovvero del saggio che cerca di fondere etica e politica. Tale visione influenza anche la sua produzione comica, infatti nella Mandragola assistiamo a una vicenda di inganni, e di opportunismo. Tuttavia egli crede ancora nel valore, e nelle possibilità della singola persona di realizzare i propri scopi e le proprie ambizioni. Costretto a battersi contro ostacoli e limitazioni, l’uomo, per non soccombere, deve essere dotato di temperamento, audacia e pazienza. Il politico in particolare, deve essere capace di utilizzare talento e personalità per sfruttare le occasioni presentate dalla sorte.

Il rapporta tra virtù e fortuna


La fortuna è vista come un insieme di forze casuali, che incidono sulle vicende umane in modo imprevedibile, determinando successo o insuccesso. Le virtù invece, sono viste come l’insieme delle doti di un individuo, capaci di contrastare le diverse situazioni, limitando gli effetti negativi delle circostanze sfavorevoli. Essa si oppone alla fortuna attraverso le capacità di intuizione.

Il principe


Si presume sia stato composto nel 1513, periodo in cui si rifugiò ad Albergaccio, esso inizialmente era indirizzata a Giuliano de’ Medici, ma dopo la sua morte la sua dedica si indirizzò a Lorenzo de’ Medici, con l’intento di far ritorno alla vita politica e perciò di assumere il ruolo di consigliere. Machiavelli intende mettere a frutto tutte le esperienze degli anni precedenti, sia quelle da politico, che da studioso. Il principe però non consiste in un trattato di scienza pura, ma un libro di attualità politica.
Si compone di una Dedica e di 26 capitoli, che possiamo dividere in quattro sezioni a seconda delle tematiche trattate: i diversi tipi di principato, l’ordinamento delle milizie, le virtù e i comportamenti adatti al principe, e infine la situazione in Italia.
La prima parte distingue diversi tipi di principati:
• Natura ereditaria, monarchie dinastiche.
• Misti, formati dall’aggiunta di nuove conquiste.
• Nuovi, prevedono la distruzione violenta del regime precedente. Tra essi vanno distinti quelli acquistati grazie alla virtù o alla fortuna, da quelli ottenuti confidando nelle armi
• Ecclesiastici, obbediscono a regole proprie.
• Civile, la soluzione che l’autore predilige, ottenuto con il consenso popolare.
La seconda parte, costituisce un sintetico trattato sulle milizie, contenente argomenti che l’autore riprenderà nella stesura dell’Arte della guerra. Egli andava perciò contro l’usanza di assoldare mercenari, poiché questi non erano legati in nessun modo alla patria, e perciò non combattevano per un ideale, ma per soldi, e spesso ciò non bastava.
La terza parte si incentra particolarmente sulla figura del principe, a cui viene affiancata la figura del centauro: cioè deve avere la giusta dose di perfidia (cavallo), e altrettanto per quanto riguarda l’umanità (uomo). Il principe deve cioè essere malvagio qual volta le condizioni dello stato lo richiedano, poiché comportamenti che sarebbero “buoni” moralmente, risulterebbero cattivi in politica perché indeboliscono lo stato.
L’ultima parte riprende la situazione politica dell’Italia, la cui rovina è dovuta all’incapacità dei suoi principi. Machiavelli chiude quindi l’opera con un’esortazione ai Medici affinché si facciano promotori di un’impresa capace di riscattare l’Italia.
Speculum principis, cioè lo specchio del principe, in cui si riflettevano i tratti del sovrano esemplare, secondo il prototipo del saggio antico.
I concetti di bene e male non rientrano più nella riflessione di Machiavelli, poiché essi non sono sufficienti per rappresentare fedelmente la realtà spesso brutale della lotta politica. La saggezza del principe non è più legata alla lealtà e alla rettitudine, ma alla capacità di simulare e dissimulare, di alternare bene e male, il positivo e il negativo.

Il realismo come metodo di approccio


Ciò che caratterizza il pensiero di Machiavelli è il realismo, cioè la volontà di analizzare il presente nella sua effettiva materialità. La sua visione dello Stato è interamente laica, e i processi utili a comprendere la verità dei fatti devono essere aderenti a ragioni terrene e concrete. L’unica realtà conosciuta come utile per analizzare l’azione politica è l’esperienza. Perciò la conoscenza dei casi singoli, ricavati dalla Storia e dalla realtà contemporanea, permette, grazie al metodo induttivo, di desumere una norma valida sempre. Questo approccio realistico fa della politica un territorio a sé, non più cioè condizionato dalla morale, laica o cristiana. Proprio perché autonoma, la politica è una scienza con leggi specifiche.

Linguaggio e stile


Lo stile argomentativo del Principe poggia su un’esposizione ordinata e razionale, con un linguaggio sobrio, chiaro, egli rifiuta lo stile alto, aulico. Machiavelli vuole così far coincidere forma e contenuto: alla razionalità della proposta intellettuale deve corrispondere un’esposizione secca, rigorosa. Ciò però non significa che lo stile di Machiavelli sia retoricamente povero, al contrario esso è ricco di similitudini e immagini simboliche, tese a conferire concretezza alle idee e a catturare l’attenzione del lettore. Il linguaggio aulico viene quindi sostituito dalla prosa “scientifica”.
Hai bisogno di aiuto in Vita e opere di Machiavelli?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email