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In Machiavelli c'è sempre un estrema consapevolezza della propria "originalità", una forte affermazione di essa; si fa riferimento varie volte alla convinzione comune che le cose del mondo sia regolate dalla fortuna e da Dio, così che gli uomini non hanno modo di intervenire, da tale convinzione deriva un atteggiamento fantastico. L’autore osserva che questo atteggiamento è diventato molto diffuso negli anni in cui si trova a dover vivere. Lui stesso confessa dei propri sconvolgimenti e ai contemporanei dice spesso di aver avuto momenti di cedimento interiore tendenti al più estremo fatalismo ma, a questo stato d’animo egli aveva sempre reagito con generosa volontà. In questo capitolo viene ripreso un filone tematico presente nella letteratura umanistica (l’esaltazione della virtù umana contro la fortuna). Questa "fortuna" appare come una forza del tutto immanente: infatti, nel Medio Evo essa era vista e considerata come uno strumento della provvidenza divina.

Sono due i comportamenti fondamentali dell’uomo: il rispetto e l’impeto, prudenza e ardimento, sono entrambi validi a patto che siano usati in modo congruente tra loro,in questo testo gli oggetti si concentrano in immagini plastiche e vigorose; ad esempio: la fortuna viene vista come una donna che va battuta per vincere sottomessa.

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