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Niccolò Machiavelli


Con Machiavelli si parla di trattativistica politica. Egli era un cittadino fiorentino appartenente ad una famiglia benestante che si occupava di faccende politiche. Niccolò Machiavelli nacque nel 1469; egli era un umanista (aveva una ampia conoscenza dei classici). Scrisse la Mandragola, opere politiche e storiche. Quando iniziò la sua attività politica, la famiglia dei Medici fu cacciata (1494) dal monaco Girolamo Savonarola (il quale fondò una repubblica), che nel 1498 fu arrestato e bruciato vivo. Alla sua morte, Machiavelli diventò segretario della Seconda Cancelleria Fiorentina (per 14 anni, durante la repubblica), svolgendo funzioni di segretario, ambasciatore…. Questo gli permise di viaggiare in tutti gli Stati italiani (caratterizzati in quel periodo dalle Signorie). Machiavelli rimase molto colpito da Cesare Borgia (il Valentino), signore di Romagna, il quale ebbe una condotta spregiudicata, però riuscì ad unire tutta la Regione (come un piccolo Stato); Borgia divenne suo modello durante la stesura del Principe. Machiavelli ebbe modo di vedere le condizioni dell’esercito in Italia, composto da soli mercenari; nel Principe egli infatti ne parlò, sostenendo che ci fosse il bisogno di un esercito pagato (per la difesa). Dopo i 14 anni di cancelleria, nel 1512 tornarono a Firenze i Medici e Machiavelli venne guardato con molto sospetto, in quanto egli aveva servito i loro nemici; infatti Niccolò fu esiliato, ma l’anno dopo fu richiamato in città grazie ad un’amnistia. Nel periodo dell’esilio egli visse in campagna (all’albergaccio), dove scrisse il Principe, la sua opera più celebre (chiamata precedentemente “De Principatibus”), scritta per guadagnarsi la benevolenza dei Medici. Nel 1513, quando ritornò a Firenze, non venne reinserito nella vita politica. Gli venne poi assegnato il compito di scrivere le Istorie Fiorentine da Giulio de Medici, il quale poi lo “riaccolse” nella vita fiorentina. Successivamente l’Italia venne invasa dai Lanzichenecchi (mercenari al servizio di Carlo V), che saccheggiarono Roma. Machiavelli morì nel 1527. Egli fu l’iniziatore della moderna scienza politica. Egli sosteneva che l’azione politica dovesse essere svincolata da limiti di carattere morale e religioso (i due poteri vengono separati). Lo stato ideale, secondo Machiavelli, è quello fondato sulle buone leggi e la forma di governo ideale doveva essere la repubblica, anche se non sempre vi è la possibilità della sua esistenza. Nel periodo della sua vita, egli sosteneva che ci fosse bisogno di un principe, il quale poi avrebbe aperto le porte ad una repubblica. Nell’elaborazione del suo sistema politico si parla di verità effettuali (quando lo storico analizza gli avvenimenti, deve sempre partire dalla verità dei fatti); in passato si scrivevano trattati di politica solo teorici, per delineare il perfetto uomo politico (specula principis), manuali di comportamento per governanti che seguivano anche regole morali a prescindere dalla verità effettuale. Secondo Machiavelli la religione era subordinata alle leggi politiche. Il pensiero politico deriva dall’esperienza diretta (verità effettuale) e dalla lezione dei classici; egli riteneva che si potessero prendere gli esempi solo dai classici, maestri di vita (magistra vitatis), perché la storia è ciclica in quanto il comportamento umano è sempre uguale. Machiavelli ha una visione estremamente negativa dell’uomo (avido, invidioso…). Nel Principe, Machiavelli parla di principi e principati, criticando quelli italiani che non hanno saputo stare uniti, indebolendo l’Italia. Il principe deve avere come finalità il bene dei suoi sudditi, e questo giustifica la sua condotta; Machiavelli sosteneva che il principe dovesse essere allo stesso tempo astuto come una volpe e forte come un leone; era meglio che fosse temuto piuttosto che biasimato. Il principe può essere anche crudele, se per il bene del governo (il fine giustifica i mezzi). Machiavelli, quando descrisse il principe ideale, pensava a Cesare Borgia. Altri temi del trattato sono quelli della virtù e della fortuna: il principe doveva essere virtuoso, per far fronte alla fortuna. Machiavelli usa la metafora della pioggia: non si può evitare che piova, ma si può evitare che il fiume straripi costruendo degli argini. Vi è un principe (re) che possiede le caratteristiche di Machiavelli: Ferdinando il Cattolico, re di Spagna, il quale predicò la pace e la fede, senza osservarle (in quanto se le avesse osservate non avrebbe potuto governare).

I comportamenti adatti al principe

L’opera principale di Machiavelli è un trattato (di carattere politico), nel quale per la prima volta si afferma che la politica debba essere svincolata da ogni tipo di morale. Tra i capitoli che suscitano maggior scalpore, vi è il 18, che parla delle caratteristiche del principe. È scritto in fiorentino del 1500 (si capisce bene). Si dice che vi sono due modi di agire: con il cervello (uomini) e con la forza (animali); il buon principe a volte è costretto ad usare entrambi questi modi, dove le leggi non bastano (il principe dev’essere mezzo uomo e mezzo bestia, con le caratteristiche della volpe e del lupo). Il principe può anche essere privo di moralità, ma egli deve badare solo al bene dello stato. Questa norma è stata insegnata dagli scrittori del passato ai principi di quel tempo, come Achille, che fu allevato da un centauro. Non è detto che si debba avere come precettore un centauro, ma si devono avere le caratteristiche della volpe e del lupo. Il leone non si sa difendere dalle reti, la volpe dai lupi. Un principe non deve essere prudente o mantenere la parola data, e deve rivelarsi anche furbo in qualsiasi occasione. Se gli uomini fossero tutti onesti, non sarebbe giusto che il principe fosse disonesto, ma non essendo così egli è giustificato. Alessandro VI, padre di Cesare Borgia, era un uomo notoriamente disonesto, e la sua disonestà gli tornò sempre a buon conto. Un principe deve sembrare religioso, pietoso, umano, fedele, ma non deve esserlo per forza: se necessario egli può andare contro la religione, o essere malvagio. Machiavelli, con tutte queste caratteristiche, superò ciò scritto negli “Specula Principis”, dei trattati teorici sull’agire politico scritti nel Medioevo, in quanto egli scrisse un trattato pratico, per spiegare come dovesse essere un principe.
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