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Biografia e contesto storico in cui operò Luigi Pirandello
Luigi Pirandello nasce a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867. La sua vita può essere suddivisa in diverse fasi, ognuna delle quali ha avuto notevole successo sia sul piano sociale che letterario. Suo padre, Stefano Pirandello, era stato garibaldino e dirigeva le miniere di zolfo, mentre sua madre proveniva da una famiglia patriota. Luigi cresce quindi immerso nei valori risorgimentali, che manterrà sempre vivi.Il giovane Luigi si iscrive all’Università di Palermo, entrando in contatto con un ambiente intellettuale siciliano vivace e attraversato da fermenti anarchici e tendenze socialiste. Questi contatti lo avvicinano progressivamente ai Fasci Siciliani, un movimento di forte impronta rivoluzionaria.
Pirandello ebbe un rapporto conflittuale con il padre, che voleva che lui ereditasse le miniere di zolfo. Il fallimento nella gestione delle miniere, durato solo tre mesi nel 1886, influenzò la decisione di dedicarsi alla letteratura, compensando un senso di frustrazione. Come egli stesso definirà, la vita era “un’enorme pupazzata”, e la letteratura rappresentava il mezzo per continuare a vivere subito dopo aver vissuto.
Dopo alcuni mesi all’Università di Palermo, si trasferisce a Roma per intraprendere la facoltà di Magistero. Qui entra in conflitto con un docente e, su consiglio di Ernesto Monaci, si sposta a Bonn, dove si laurea in Filologia con una tesi sul dialetto di Agrigento. Le sue opere spaziano dalla poesia alla prosa, fino al teatro. Insegna per alcuni anni in università di lettere, ma la famiglia lo costringe a sposarsi con Maria Antonietta Portulano, dopo un allagamento delle miniere di zolfo nel 1903, investendo la dote della moglie per riequilibrare la situazione economica.
Il matrimonio con Maria Antonietta fu travagliato: la moglie fu colpita da una paralisi che aggravò la sua fragile psiche, portando Pirandello a farla ricoverare in un reparto psichiatrico e a occuparsi da solo dei loro tre figli.
Carriera letteraria
Pirandello ottiene numerosi successi letterari. Si dedica inizialmente al teatro e alla narrativa, scrivendo romanzi come “Arte e coscienza d’oggi” e “Novelle per un anno”, e opere fondamentali come “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno e centomila”. Tra le opere teatrali più importanti figurano “Sei personaggi in cerca d’autore” e “Il berretto a sonagli”.Nel 1934 riceve il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1929 entra a far parte dell’Accademia d’Italia e, in occasione degli 80 anni di Verga, Pirandello riconosce lo scrittore siciliano come fondatore del romanzo moderno con I Malavoglia, contrapponendo il Verismo alla poetica dannunziana.
Il teatro di Pirandello
Pirandello introduce il “teatro nel teatro” e sviluppa il cosiddetto “pirandellismo”: opere in cui temi, stile e trovate sceniche diventano caratteristici e riconoscibili. Negli anni successivi vive prevalentemente all’estero per approfondire la sua conoscenza teatrale. In questo periodo emergono temi di tipo surrealista, con attenzione all’inconscio, all’elemento ingenuo e naturale, al mondo dei miti e dei simboli, spesso in contrasto con la realtà sociale convenzionale. Pirandello muore a Roma nel dicembre del 1936.
Prime scelte poetiche e influenze
All’inizio della sua carriera, Pirandello si avvicina a diverse correnti letterarie prima di definire una poetica propria. La sua poetica di partenza si fonda sul materialismo, inteso come rifiuto di verità assolute e di riferimenti stabili. L’individuo è frammentato e in squilibrio, in contrasto con la nostalgia ottocentesca per ordine e armonia.Pirandello si avvicina anche al positivismo, nutrendo fiducia nella scienza e nella verità oggettiva. Successivamente, entra in crisi rispetto al positivismo e si interessa di fenomeni psichici e parapsicologici, studiando filosofi come Nietzsche e Schopenhauer. Dal materialismo e dal verismo siciliano deriva la sua critica al simbolismo e all’estetismo decadente, che descrivevano solo l’apparenza delle cose senza analizzarne la profondità. Per Pirandello, una poetica moderna deve nascere dalla discordanza e dalla contraddizione.
L’umorismo pirandelliano
L’umorismo, per Pirandello, nasce dalla riflessione sulla modernità. La crisi delle certezze antropocentriche, derivata dall’affermazione della visione copernicana e galileiana, genera malessere, relatività delle fedi e disincanto, anticipando il nichilismo moderno.Nell’umorismo pirandelliano non esistono valori eroici o morali assoluti: i personaggi sono problematici, inetti nell’azione, e riflettono le contraddizioni della vita. Pirandello distingue tra personaggio e persona: la forma sociale blocca le pulsioni vitali, cristallizzando l’esistenza, mentre la vita reale fermenta sotto di essa. Gli uomini recitano tutti una maschera: possono seguire l’ipocrisia sociale o affrontare dolorosamente i propri autoinganni.
Pirandello distingue inoltre comico e umorismo: il comico è una percezione esterna del contrario, che genera risata immediata; l’umorismo è la percezione interiore, una riflessione critica che mette in luce le contraddizioni esistenziali.
La sua poetica privilegia la discordanza, il grottesco e l’incongruo, predilige strutture narrative aperte e inconcluse e un linguaggio quotidiano che esprime la realtà senza moralismi. L’io tradizionale cessa di avere un ruolo stabile e il soggetto si affida alla riflessione e alla ragione come strumenti di comprensione. L’umorismo pirandelliano rifiuta regole classiche, romantiche o decadenti, e si pone come strumento critico della modernità.