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Pirandello, Luigi - Vita e pensiero (2) scaricato 74 volte

LUIGI PIRANDELLO

Luigi Pirandello nacque nel 1867 nelle campagne vicino ad Agrigento, dove la sua famiglia si era rifugiata per sfuggire ad un epidemia di colera. Ricevuta la prima istruzione elementare in casa, Pirandello frequentò le prime classi all'istituto tecnico, ma successivamente cambiò scuola, scegliendo il ginnasio per il suo interesse verso gli studi umanistici.
Nel 1880 proseguì i suoi studi a Palermo, città culturalmente vivace e ricca di biblioteche che il giovane Luigi frequentava spesso. Sul finire degli studi, egli compose i suoi primi versi e si iscrisse alla Facoltà di Legge e Lettere a Palermo che presto lasciò per trasferirsi a Roma. Ma anche da qui, a causa di un diverbio con un rettore dell'università, si trasferì a Bonn, in Germania, dove si laureò in filologia. Rientrato a Roma fu introdotto nel mondo letterario e giornalistico, lo scrittore si sposa e accettò la cattedra di Lingua italiana all'Istituto di Magistero di Roma. Alcune vicende personali lo orientarono verso una concezione pessimistica della vita, accentuando la sua triste concezione del vivere nel mondo.

Finita la guerra, Pirandello si immerse in un lavoro frenetico e senza soste, spinto dall'idea di rivelare al mondo la sua verità. Nel 1924 si iscrisse al partito fascista e assunse la direzione del Teatro d'Arte di Roma. Nel 1934 ottenne il Nobel per la Letteratura e due anni dopo, nel 1936, morì nella sua casa romana.
Mussolini, data la notorietà di Pirandello, propose di eseguire i suoi funerali di Stato, ma lo scrittore lasciò scritto di essere portato al cimitero col carro dei poveri. Luigi Pirandello se ne andò cosi, senza onori o discorsi ufficiali, avvolto in un lenzuolo come il più umile dei suoi infiniti personaggi che popolarono le sue opere.


I PRINCIPALI TEMI DEL PENSIERO PIRANDELLIANO

Secondo Pirandello gli uomini non sono liberi, ma sono come tanti burattini nelle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso: il CASO.Quando nasciamo ci troviamo inseriti in una società precostituita, regolata da leggi, convenzioni, abitudini già fissate in precedenza indipendentemente dalla nostra volontà. In tal senso quindi, la società ci assegna una parte all'interno di quella rappresentazione teatrale che è la vita. Ci abituiamo quindi a muoverci secondo schemi ben definiti (medico, avvocato, commerciante, prete) che accettiamo per pigrizia o per convenienza, senza avere mai il coraggio di rifiutarli, anche quando contrastano con la nostra natura. Anche quando "la forma" che assumiamo contrasta con le nostre reali tendenze, spesso siamo incapaci di liberarci da quella forma sia per non urtare i pregiudizi degli altri o perché siamo incapaci di contrastare un mondo precostituito, nel quale ci troviamo immersi. La forma o la maschera che indossiamo è spesso l'unico punto fermo al quale ci aggrappiamo per non essere travolti da quella società fatta di modelli che tutti rispettano.

A volte accade però che l'anima istintiva esploda violentemente lasciando emergere i reali pensieri interni, per cui escono fuori tutti quei sentimenti a lungo repressi che cambiano la vita dell'uomo. Allora la maschera si spezza e diventiamo come uno strumento stonato all'interno del concerto generale della società. Ma, una volta usciti dalla vecchia forma o maschera, il senso di libertà che proviamo è di breve durata perché il nuovo modo di vivere ci imprigiona in un'altra maschera, diversa dalla prima, ma altrettanto soffocante come ogni forma di prigione.
Questo contrasto tra la maschera e il volto, ossia tra l'apparenza esteriore e la realtà interiore dell'essere, è un tema ricorrente in tutta l'opera di Pirandello. Costituisce il motivo di fondo del suo romanzo più famoso: IL FU MATTIA PASCAL.

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