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Pirandello, Luigi - Visione del mondo

Alla base della visione del mondo pirandelliano, vi è una concezione vitalistica: la "realtà" è un flusso continuo indistinto, come lo scorrere di un magma vulcanico, e tutto ciò che si stacca da questo flusso e assume una "forma" distinta, si irrigidisce, comincia secondo pirandello, a morire.
Così avviene per l'identità dell'uomo.Ci fissiamo per una forma. Anche gli altri,con cui viviamo nella stessa società, vedendoci ciascuno secondo la propria prospettiva, ci associano a diverse forme. Noi siamo convinti di essere "uno" per noi stessi e per gli altri, mentre siamo tanti diversi individui a seconda della visione di chi ci guarda.
ciascuna di queste "forme" viene definita una "maschera", priva di volto, non c'è nessuno, per cui un'istante più tardi non siamo più quelli che eravamo prima.

Pirandello era influenzato dalle teorie del psicologo ALFRED BINET, era convinto che in una persona consistano diversi individui che possono emergere inaspettatamente.
Fu questo il periodo il cui si forma il capitale monopolistico: l'industra si espande e c'è l'uso della macchina. Si formano anche le metropoli moderne,dove l'uomo smarrisce ogni legame, diviene una particella isolata. l'individuo non conta più, l'io s'indebolisce e si perde la propria identità.
La presa si coscienza di questa inconsistenza dell'io, suscita nei personaggi pirandelliani, smarrimento e dolore. La "forma" è considerato un "carcere" dove l'uomo cerca di liberarsi ma invano.
la società gli appare come un enorme "pupazzata" che isola l'uomo dalla vita, lo impoverisce e lo irrigidisce, lo conduce alla morte anche se egli continua a vivere.
Per pirandello una delle "trappole" in cui l'uomo è prigioniero è la Famiglia.
lui accoglie anche il carattere opprimente nell'ambito familiare, le ipocrisie, gli odi e le menzogne.
L'altra "trappola" è il lavoro. l'uomo è prigioniero del lavoro monotono e frustante. Da questa trappola non c'è via di uscita, ma c'è la fuga nell'irrazionale: nell'immaginazione che conduce in un altrove fantastico, come faceva Bellica dal "treno ha fischiato", per fuggire dall'oppressione della famiglia e del lavoro, si rifugiava nell'immaginazione, sognando paesi lontani.
Il rifiuto della vista sociale da luogo al "forestiere dalla vita" colui che si isola dalla società, guardando i "prigionieri" di queste "trappole" con atteggiamento di irrisione e pietà. E che pirandello definisce anche "filosofia del lontano": essa consiste nel contemplare la realtà come da un infinita distanza.
Ognuno ha il suo modo di vedere le cose. ne deriva dall'incomunicabilità fra gli uomini che accresce il senso di solitudine dell'individuo.
dalla visione complessiva dell'uomo scaturisce anche la concezione dell'arte e la poetica di pirandello. uno sei suoi poemi più importanti è "l'umorismo" (1908).
Per lui l'unorismo è il sentimento contrario:

" vedo una vecchia signora, coi capelli tinti e unti, tutta goffamente imbellettata d'abiti giovanili.MI metto a ridere.Avverto che quella signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. ma se interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella signora non prova forse piacere a pararsi cosi come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perchè s'inganna che nascondendo cosi le sue rughe e le canizie,riesca a intrattenere a se l'amore del marito molto più giovane di lei.Ecco perchè io non posso più ridrne come prima."

Attraverso questo sentimento del contrario, scopre l'amara e tragica verità,che è celato dietro l'apparenza ridicola delle cose, e ne esprime l'insopportabile angoscia, tormentosa e senza via di uscita.

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