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Il treno ha fischiato


Il treno ha fischiato” è una novella di Pirandello in cui traspare uno dei temi fondamentali che alimentano la sua ideologia: l’idea di un’epifania , ovvero un’improvvisa capacità di vedere le cose per come sono veramente che permette all’uomo di acquisire una concreta, veritiera e reale percezione di sé e degli altri
La narrazione inizia in medias res: il protagonista della novella, Belluca, è in cura presso un ospizio dopo aver dato evidenti segni di impazzimento. Il resoconto, però, è dato attraverso la prospettiva degli altri colleghi che erano abituati a vedere Belluca sotto la maschera che la società gli imponeva e non conoscevano la vita di questo pover'uomo.
Belluca, infatti, lavorava giorno e notte per riuscire a sfamare una famiglia numerosa e non poteva permettersi di perdere il lavoro per cui si lasciava spesso maltrattare dal suo datore di lavoro. Belluca era un uomo che non viveva, ma annaspava nel tentativo di non soffocare; era un uomo intrappolato nella “trappola” del lavoro e della famiglia che gli impediva di vivere la sua vita.
Una sera, però, il meccanismo che intrappolava Belluca si inceppa. Belluca, improvvisamente, grazie ad un’esperienza epifanica, riesce a guardare quello che c’è al di fuori della trappola, come se, d'un tratto,il personaggio avesse riacquistato la capacità della vista e dell’udito e gli si fosse spalancato davanti agli occhi lo spettacolo della vita.
Belluca ha questa improvvisa epifania sentendo nel mezzo del silenzio della notte il fischio di un treno in lontananza: il treno è proprio quel mezzo che permette di correre lontano, di raggiungere posti lontani, è il simbolo del fluire stesso della vita. Così la mattina dopo Belluca non si lascia più maltrattare dal suo datore di lavoro, anzi, arriva con ben mezz’ora di ritardo, senza voglia di lavorare e inizia a farneticare delle sue visioni.
Gli altri colleghi lo prendono per pazzo, poiché erano stati sempre abituati a vederlo come una persona docile, remissiva, obbediente, e si mettono a ridere sentendo le sue farneticazioni, senza rendersi conto che quello di Belluca era un'atteggiamento del tutto naturale, poiché egli era finalmente arrivato ad essere consapevole di tutte quelle che erano le sue infinite possibilità di vita.
Il narratore, invece, che è un vicino di casa del protagonista e conosce bene la sua vita, giudica del tutto normale il suo comportamento, poiché Belluca viveva in una casa piccola con tre donne cieche (la moglie, la suocera e la sorella della suocera) le quali volevano essere servite, si lamentavano e strillavano dalla mattina alla sera, mentre le due figliole vedove avevano con se 4 figli l’una e 3 l’altra, per cui Belluca con il suo solo lavoro doveva sfamare tutte quelle persone. Il pover'uomo, intrappolato in questo meccanismo scellerato, si era dimenticato che intorno a lui esisteva tutto un mondo.
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