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Quando parliamo di turismo intendiamo soprattutto l’esperienza del viaggio.
Si può viaggiare non solo per relax, interesse culturale , sportivo o religioso ma si può viaggiare anche per ricercare se stessi.
Un autore siciliano premio Nobel che ha parlato di questo tema è Luigi Pirandello. Tra la molte opere da lui scritte in particolare vi è Il fu Mattia Pascal.
Il protagonista di questo romanzo è Mattia Pascal che lavora come bibliotecario in un paesino immaginario della Liguria. Il suo amministratori sperpera la fortuna lasciatagli dal padre e Mattia per vendetta seduce la moglie e la nipote che è costretto a sposare dell’amministratore . Egli deve cosi affrontare oltre al lavoro squallido anche i litigi con moglie e suocera. Mattia decide cosi di scappare in America ma si ferma a Montecarlo dove in seguito ad una cospicua vincita decide di ritornare al paese per vendicarsi delle due donne. Durante il viaggio di ritorno però legge un articolo di giornale in cui si riporta la notizia che è stato trovato in cadavere a Miragno ed è stato identificato essere proprio Mattia. Egli allora approfitta di ciò per potersi ricreare una nuova vita e liberarsi delle forme a cui era costretto . Si crea una nuova identità e prende il nome di Adriano Meis . Viaggi molto in Italia e all’estero fino a stabilirsi a Roma dove incontra Andreina , di cui si innamora. Ragazza che però non può sposare per la mancanza dei documenti , che gli servono inoltre durante la vita quotidiana. Ciò lo porta a non potersi integrare con la società e quindi di nuovo ingabbiato decide di suicidarsi come Adriano Meis. Tornato al paese però viene a sapere che la moglie si è risposata e nessuno lo riconosce in mancanza di documenti. Ora che non è più nessuno si rifugia da una vecchia zia e riprende il lavoro precedentemente abbandonato e consegna al custode della biblioteca un manoscritto che contiene la sua storia e che potrà far leggere solo dopo 50 anni dalla sua terza e ultima morte. Di tanto in tanto si reca al cimitero a deporre dei fiori sulla sua tomba.

In questo romanzo è presente il pensiero di Pirandello che ruota attorno al relativismo conoscitivo : nessuno può conoscere la verità oggettiva. Pirandello sostiene che non sia ha un unica verità ,ma essa è soggettiva e quelle che è vero per una persona non lo è per un’altra pertanto dipende dal punto di vista delle singole persone. Il caso secondo l’autore domina l’esistenza umana e dell’universo.
Gli uomini fin dalla loro nascita sono liberi ma il Caso interviene manipolando ogni scelta, come dei burattini nelle mani del burattinaio. Ogni uomo ha l'obbligo di seguire le regole imposte dalla società, anche se il suo spirito vorrebbe agire in tutt'altro modo; cambia forma solo per volere del Caso, assumendo una nuova forma dalla quale non si può tornare indietro.
Nel romanzo sono presenti molte delle tematiche pirandelliane come la famiglia luogo di serenità e amore ma allo stesso tempo gabbia che genera sofferenza, la figura dell’inetto destinato all’incapacità di adattarsi alla società e il tema della fortuna al gioco che per l’autore è dovuta dal caso.
Per quanto riguarda lo stile al narratore esterno si sostituisce l’io narrante che spesso dialoga con se stesso. Le vicende non si susseguono per una accusa- effetto e nello stile vi è un’intensità espressiva che vuole riproporre le caratteristiche del parlato. Frequente è l’uso del soliloquio scandito da interrogativo e esclamative a sottolineare un drammatico dialogo interiore e notevole è la capacità di Pirandello di mutare la focalizzazione dei punti di vita , facendo propria prima una tesi poi un’altra.
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