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Luigi Pirandello

Nato nel 1867 ad Agrigento. Fu un prosatore ma lavorò anche nel teatro. Egli fu il primo grande interprete del romanzo della crisi, le cui caratteristiche furono:
1. Narrazione in prima persona;
2. Flash-back;
3. Discorso indiretto libero;
La sua poetica si basa sul concetto di Umorismo, cioè il sentimento del contrario, il quale è diverso dal comico, cioè l’avvertimento del contrario. Nel 1908 pubblicò un saggio intitolato “la vecchia imbellettata”, il quale parla di una signora vecchia con i capelli tinti e vestita come una ragazzina. Tutto ciò provoca una risata perché non è così che una signora vecchia dovrebbe conciarsi. Ci si potrebbe fermare lì all’apparenza ma se intervenisse la riflessione capiremmo che ella non prova alcun piacere nel conciarsi in quel modo e lo fa solo per non apparire troppo giovane di fianco al marito che è molto più giovane di lei.


Il treno ha fischiato...


Novella del 1914 che racconta la storia di un umile impiegato, Belluca, oppresso dalla famiglia e da un lavoro ripetitivo. Un giorno, all’improvviso, sentì il fischio di un treno che accese la sua fantasia facendogli prendere coscienza della sua atroce esistenza e per questo si ribellò.
Belluca lavorava sempre senza lamentarsi, non disturbava mai nessuno ed era sempre puntuale. Un giorno però arrivò in ritardo a lavoro e a fine giornata non ebbe fatto nulla, il capo ufficio lo sgridò e lui si ribellò per la prima volta. I compagni d’ufficio lo presero in giro per quello che disse e fece perché sembrò un pazzo.
L’unica persona che lo conosceva bene e sapeva che non era impazzito era il suo vicino di casa. Belluca viveva con la moglie, la suocera e la sorella della suocera, tutte e tre cieche e con le due figlie vedove con tre e quattro figli, le quali non ebbero il tempo di badare a loro. Per sfamare 12 persone egli ricopiava carte fino a tarda notte, mentre tutti dormivano in soli tre letti.
Egli cambiò nel momento in cui sentì il fischio di un treno, il quale gli ricordò che il mondo esiste e dunque viaggiò con la mente verso la Siberia o nelle foreste del Congo. Ma egli non fu impazzito, ebbe solo bisogno di respirare un po’ e di staccare dalla monotonia della sua vita. Il capo ufficio dovette solo concedergli, tra una partita e l’altra da registrare, di fare una capatina in Siberia o nelle foreste del Congo.
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