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La consacrazione del volgare come lingua letteraria

In questo periodo si salda la nuova funzione attribuita dal poeta al volgare, ch costituiva la lingua intesa dalla maggior parte delle persone, mentre il latino era ormai una lingua parlata esclusivamente dagli intellettuali. Convinto delle potenzialità e della dignità del volgare, Dante lo elesse a primario strumento di comunicazione, utilizzandolo non solo nella produzione poetica, ma anche nella prosa filosofico- scientifica. Dante si impegnò a consacrare il volgare come lingua letteraria in un trattato di retorica intitolato De vulgari eloquenti, composto in latino, in quanto destinato ai dotti. Dante, dunque può essere considerato “il padre della lingua italiana”, perché fu il primo a porre il problema del linguaggio e della comunicazione letteraria in termini nazionali. E la sua commedia, grazie alla straordinaria diffusione ottenuta, svolse una funzione unificante sul piano culturale e linguistico.

Poi nel 1400 le signorie si evolvono in dei principati. Le signorie fuori dalla toscana fanno a Gara per ricevere Dante alla loro corte. Dante però si recò a Verona sotto la protezione di Cangrande della Scala al quale gli scrive un epistola dove gli spiega i 4 sensi della divina commedia e vi rimase fino al 1318; i questi anni si dedicò alla stesura del Paradiso,(dove colloca appunto Cangrande) dopo aver portato a compimento il Purgatorio. Tra questi 2 uomini nasce una speciale amicizia, Dante viaggiando entra in contatto con la realtà politica italiana, soprattutto della vita comunale. Quindi Dante viaggiando supera la concezione del frazionamento dei comuni e incomincia a pensare che per uscire fuori dal disordine (ovvero dagli scontri tra i comuni) si dovesse ritornare al sistema imperiale, al fine di unire tutte le fazioni politiche in una sola.

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